Maggio 6, 2021

Gigi Riva e il dramma del Prater: “…non avrei dovuto neanche disputarla quella partita”

È uscito per i tipi della GIA editrice di Giorgio Ariu il volume “Azzoppate Gigi Riva!  Operazione Prater”. Si tratta di un romanzo giallo che vede come protagonista Rombo di Tuono nell’episodio calcistico che pose fine agli splendori della sua carriera e del suo Cagliari.

Il romanzo, sostenuto dalla prefazione di Nando Mura che ricostruisce i dettagli ed i retroscena dell’episodio, vuol essere un omaggio al “campione sardo”, ricordandolo nel Centenario della nascita della formazione calcistica del Casteddu, nel Cinquantenario del mitico Scudetto ma anche nella tragica ricorrenza del fatale infortunio.

L’autore del romanzo è Maurizio Vicoli, abruzzese classe 1964, che sin da bambino si era appassionato di quel Cagliari che, alla guida del “filosofo” Scopigno, era stato capace di incantare l’intera Italia e di piegare le squadre più blasonate del campionato di serie A. “Come non ricordare – dice Vicoli – calciatori del calibro di Albertosi, Cera, Niccolai, Domenghini, Riva che divennero anche il fulcro della Nazionale Azzurra di Ferruccio Valcareggi, quella nazionale che ai mondiali di Mexico ‘70 diede luogo a quella che passerà alla storia come la Partita del Secolo: Italia-Germania Ovest, che si concluse dopo 120 minuti con un entusiasmante vittoria al cardiopalma dell’Italia per 4 a 3?”

Ebbene, il romanzo comincia da qui. Dalla telecronaca di Nando Martellini, che aveva sostituito Niccolò Carosio vittima di un incidente diplomatico, era stato infatti  accusato di aver offeso con l’epiteto “negraccio” il guardialinee etiope e destituito a seguito delle proteste dell’ambasciatore dell’Etiopia a Roma.

Nel romanzo le parole concitate di Martellini vengono riportate fedelmente nella descrizione  delle fasi salienti della goleada, fino ad arrivare al fischio dell’arbitro Yamasaki che sancì la sconfitta della Germania Ovest di Franz Beckenbauer, una sconfitta che da un’organizzazione neo-nazista viene vista come una vera e propria umiliazione da lavare con il sangue, con il sangue di Gigi Riva. Si entra così nella parte romanzata del volume.

Il SSEHO, questo il nome della formazione sovversiva, individua il suo “boia”, si tratta di Norbert Hof, terzino della nazionale austriaca. Per convincerlo, il gruppo terroristico gli uccide tre parenti di Enego, il paese d’origine della madre. Da qui parte l’indagine del commissario sardo Efisio Melis di istanza a Torino ed esperto di esoterismo nazista. Nel corso del suo complesso lavoro per tentare di scongiurare l’azzoppamento di Giggi, Melis arriva fino in Germania, fino al Castello di Wewelsburg dove Heinrich Himmler svolgeva i suoi riti esoterici per riportare i tedeschi alla loro antica purezza di sangue.

Qui il nostro commissario si imbatte anche nel dramma della immigrazione italiana, formata in buona parte dagli stessi sardi che, nonostante il boom economico, sono ancora costretti a lasciare la propria terra per garantire a se stessi e alla propria famiglia la sopravvivenza. Melis scopre così lo sfruttamento e le pessime condizioni di vita degli italiani che vengono chiamati “scheisse”, merde! Il tutto si svolge in un contesto di Guerra fredda, quella fase della storia in cui il mondo era dominato da due blocchi contrapposti: Stati Uniti d’America da un lato, Unione Sovietica dall’altro.

Maurizio Vicoli ha dedicato già un altro romanzo a Gigi Riva. Era il 2017 quando Giorgio Ariu pubblicò “Quando il Cagliari vinse lo scudetto… E la Juve tentò di rapire Gigi Riva.” Un racconto giallo che ripercorre la grande corsa del Cagliari per aggiudicarsi il suo primo mitico scudetto in una cornice che mette in evidenza quale fosse la realtà sociale e politica dell’Italia nella stagione calcistica 1969-1970.

Viene da chiedersi come mai un abruzzese, per quanto tifoso del Casteddu, abbia profuso le proprie energie per realizzare due romanzi gialli in cui il protagonista è Gigi Riva. La risposta è nella conclusione del suo ultimo lavoro:   Abbiamo voluto dedicare due romanzi al mitico Gigi Riva perché, a differenza di molti suoi compagni di squadra, egli rimase fedele alla maglia bianca-rossoblu fino al termine della carriera. Non dimentichiamo che quando un operaio guadagnava circa 130.000 lire al mese, Riva rifiutò ben due miliardi offertigli dalla Juve. Preferì infatti l’affetto dei suoi tifosi, il calore del sole sardo ed il profumo del mare di Cagliari al vile denaro. In un’epoca, come quella attuale, in cui molti ragazzi si avvicinano al calcio non per passione ma con il “sogno americano” di far soldi e circondarsi di belle donne, la scelta di “Giggi” è certamente un faro illuminante e dal grande valore pedagogico.  

Gigi Riva si ritirò dopo 289 presenze in serie A e dopo aver realizzato un totale di 156 reti. “Rombo di Tuono” detiene tuttora un record imbattuto e ineguagliato: con 35 reti realizzate nelle 45 presenze fatte con la maglia azzurra, è il migliore marcatore di sempre della nazionale italiana di calcio. 

Terminata la sua carriera di giocatore, per la sola stagione 1986-87 Riva fu presidente del Cagliari calcio, mentre per 23 anni, dal 1990 al 2013, ha ricoperto il ruolo di dirigente della nazionale italiana.

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