Progetto NARA. Il futuro della memoria audiovisiva della Sardegna_di Antonello Zanda
A sessant’anni dalla sua nascita, la Cineteca Sarda presenta uno strumento digitale che ripensa il rapporto tra archivio, immagini e pubblico. Non soltanto conservare, ma mettere in relazione, interrogare e restituire alla comunità un patrimonio che racconta la Sardegna.
I sessant’anni della Cineteca Sarda non sono solo un traguardo, ma un punto di osservazione. Guardare indietro significa comprendere ciò che si è costruito e, al tempo stesso, interrogarsi sul futuro. È stato questo il senso della giornata del 18 settembre 2026, con la quale la Società Umanitaria ha aperto le celebrazioni per i sessant’anni della Cineteca Sarda, nata nel 1966, presentando alla Fondazione di Sardegna il progetto NARA – Un archivio del futuro.
NARA rappresenta infatti uno snodo cruciale nella storia recente della Cineteca: è un programma di trasferimento, nell’ambiente digitale, di un’idea di archivio che è maturata in sessant’anni di attività, senza perdere quella vocazione pubblica che ne aveva caratterizzato la nascita. La Cineteca Sarda nasceva in una Sardegna profondamente diversa da quella di oggi. Prima ancora di essere un luogo di conservazione, era uno strumento per far circolare i film, costruire occasioni di visione e discussione. Il cinema era pensato come mezzo di formazione e di conoscenza. Con il tempo, attorno alle pellicole si sono accumulate fotografie, documenti, libri, registrazioni sonore, nastri magnetici, archivi personali, produzioni indipendenti, cinema amatoriale e familiare, materiali nativamente digitali. Solo il progetto dedicato ai film di famiglia ha consentito alla Cineteca di raccogliere circa 13.000 filmati, trasformando memorie private in una straordinaria fonte per la storia sociale della Sardegna.
Un archivio non coincide con la somma degli oggetti che custodisce. Un film, una fotografia, una registrazione sonora acquistano pienamente significato quando possono essere messi in relazione con persone, luoghi, date, avvenimenti, altri documenti e altre immagini. NARA nasce da questa consapevolezza. Il nome stesso contiene una dichiarazione programmatica: nara, in sardo, significa “racconta”. Così il progetto intende mettere in relazione il patrimonio digitalizzato della Cineteca, i cataloghi, le banche dati e i metadati all’interno di un unico ambiente informatico. Il progetto propone un sistema open source, ospitato e gestito dalla Cineteca, capace di conciliare accessibilità, sostenibilità, sicurezza e tutela del diritto d’autore. L’innovazione di NARA non consiste, quindi, semplicemente nel mettere dei film online. Sarebbe una concezione riduttiva della digitalizzazione. La questione decisiva è costruire relazioni tra le informazioni.
A dare profondità storica e archivistica alla presentazione di NARA è stato soprattutto l’intervento di Monica Grossi, archivista, già Soprintendente archivistico per la Sardegna. Il suo contributo ha permesso di collocare NARA in un orizzonte più ampio rispetto alla sola innovazione tecnologica. La questione, infatti, non riguarda semplicemente la disponibilità di nuovi strumenti informatici, ma il modo stesso in cui si costruisce, si descrive, si conserva e si rende accessibile un patrimonio documentario complesso come quello audiovisivo. L’archivio contemporaneo è sempre meno riconducibile a una successione ordinata di documenti appartenenti a un’unica tipologia. Nel caso della Cineteca Sarda questa complessità è particolarmente evidente: pellicole, nastri magnetici, fotografie, documenti cartacei, libri, registrazioni, archivi personali, cinema amatoriale e familiare e materiali digitali appartengono a domini differenti, ma spesso sono parti di una stessa storia. Il problema diventa allora quello di ricostruire le relazioni.
È precisamente su questo terreno che l’esperienza e la riflessione archivistica incontra il progetto NARA: non basta digitalizzare il documento, perché un documento isolato dal proprio contesto rischia di perdere una parte decisiva del suo significato. Occorre invece preservarne la provenienza, ricostruire le connessioni, descrivere i soggetti che lo hanno prodotto e collegarlo agli altri materiali con i quali condivide una storia. L’intervento della Grossi ha così contribuito a mettere a fuoco una prospettiva particolarmente importante per la Sardegna: pensare non semplicemente a una collezione di film sulla Sardegna, ma alla costruzione progressiva di un archivio audiovisivo della Sardegna, capace di mettere in relazione patrimoni, fondi e soggetti produttori e di rendere leggibile, attraverso le immagini, una parte fondamentale della storia contemporanea dell’Isola. In questa prospettiva NARA non è un punto di arrivo. È piuttosto uno degli strumenti attraverso i quali cominciare a costruire questa nuova architettura della memoria.
L’assessora alla Cultura del Comune di Cagliari Maria Francesca Chiappe ha ricordato il ruolo della Cineteca nella costruzione e nella conservazione della memoria audiovisiva della Sardegna e il rappresentante dell’Assessorato regionale alla Cultura Andrea Dettori ha sottolineato il ruolo dei Centri Servizi Culturali e il radicamento delle attività della Cineteca nella vita culturale cittadina. Particolarmente significativo l’intervento del presidente nazionale della Società Umanitaria, Alberto Jannuzzelli, che ha ricondotto la storia della Cineteca alla più ampia concezione della cultura propria dell’Umanitaria: non un bene da mettere sotto vetro, ma uno strumento di emancipazione, cittadinanza e costruzione della comunità. Nell’archivio, ha ricordato, non sono conservati soltanto film, ma volti, dialetti, gesti quotidiani, paesaggi, lotte e trasformazioni: in altre parole, «forme di vita». Jannuzzelli ha inoltre indicato come prospettiva futura il riconoscimento di una piena personalità giuridica alla Cineteca Sarda, che le permetta di rafforzare la propria presenza nei circuiti nazionali e internazionali degli archivi audiovisivi.
La parte pomeridiana della giornata ha offerto quasi una verifica concreta dei temi affrontati durante la mattina. Cristina Secci e Luca Portas hanno presentato il lavoro di recupero e restauro di Sassari, immenso fiore di pietra di Orsola Berardelli (1980) e L’isola del carbone di Romolo Marcellini (1952), illustrando sinteticamente il percorso che dalla conservazione fisica della pellicola conduce alla digitalizzazione, al restauro e infine alla restituzione pubblica dell’opera.
La giornata si è conclusa al Teatro Adriano con Isura da filmà (2013) di Marco Antonio Pani, costruito utilizzando materiali inediti provenienti dal fondo Fiorenzo Serra: un esempio particolarmente significativo di come le immagini conservate in un archivio possano generare, attraverso un nuovo sguardo, una nuova opera.
