Luglio 4, 2022

Licia Bacchis Santos do Castiglia, la matriarca dell’arte espressiva_a cura di Elio Dessì

Mio cuore….

era il primo appuntamento ed ero cosi felice

che mi pareva il peggiore dei mali.

Camminavo per venirti incontro, ma quell’amore

cosi nuovo, intralciava animo e passi.

Stavo quasi per fuggire, quando la tua voce

m’inchiodò sulla terra, poi più nulla contennero 

i nostri occhi, che noi stessi…

Mi nacquero in cuore fragori di cieli e zoccoli

di cavalli in fuga che avevano lo stesso battito 

del cuore. Quanto tempo…

Stasera settembre ha regalato agli alberi il suo

fuoco e nella segreta tortura del crepuscolo, oggi

come allora, io credo al lampo dei miraggi.

 

Volutamente ho incominciato questo mio modesto articolo per i lettori del Cagliaritano, affinché possano connettersi immediatamente con l’emozionante sensibilità  dell’alta poesia che nasce dalla genialità della cara Licia.                                      

Non meno interessante è il passo successivo che crea la connessione con la nostra straordinaria isola: La Sardegna…”QUASI UN CONTINENTE” come scriveva    il grande amico Marcello Serra.                                                                                                       

“Si piega il giorno, nel mistero grande della vita                                                                     

e questa è l’ora che maggiormente m’avvelena.                                                                        

Nelle mie spiagge, là nella mia terra,                                                                                  

a quest’ora il batticuore dell’acqua lambisce la rena                                                      

e il respiro lieve del vento, come leggera mano d’amante,                                                 

lascia alla carne un brivido.                                                                                                      

Allora torna in me, grande, una malinconia,                                                          

chiara e lontana, come in uno specchio.”                                                                          

E’ il passo che suggella l’alta creazione di queste fascinose poesie di licia. In ogni essere, in ogni cosa fluisce sangue umano… nel tutto vibrano umane passioni: il vivere umano non è concepibile nella esclusiva individualità. Il giorno inchinandosi nel rosa del tramonto e smarrendosi  nell’atmosfera misteriosa della sera  compie un passaggio umano e in “m’avvelena” toccano il vertice della vitalità e del dolore.

Ora la visione varca spazi sospirosi e si arresta su “spiagge di una terra” che la poetante  fantasia non può non dichiarare “mia”.

A questo punto scatta viva la memoria e nell’acqua sente battere sangue e cuore umani, mentre lieve il vento passa e umano respira ( o sospira?) e tenera diviene “mano d’amante”…tutto è vivo e presente  e nel contatto fiorisce un brivido dolce dentro la “carne” della poetessa e di quanti hanno la fortuna di leggere e vivere nelle profonde radici  di queste “LETTERE IN VIOLA”  scritte nel cuore della seduzione.

Tutte le lontananze si disfanno: cresce  nelle vene una dolcezza infinita che nel riflesso misterioso della Creazione palpita come ineluttabile tenerezza di malinconia.                                               

Licia Bacchi Santos do Castiglia

Ma chi è Licia Bacchi Santos Do Castiglia?                                                               

Nasce a Siligo da madre Silighesa, il Padre nobile spagnolo della famiglia Castiglia ben nota in quel di Sassari… Siligo è villaggio di grandi artisti…Gavino Contini…Maria Carta…il celebre e discusso autore del famigerato PADRE PADRONE Gavino ledda…il paese è frequentato da personaggi come I Ladu…Antonio Segni…Mariolino Siotto…Francesco Maurizio Cossiga…insomma l’ aria che si respirava era quella della grande cultura.                                                                                                                            

Devo dire  comunque che qualsiasi aggettivazione  è riduttiva nei confronti di questa artista…dici grande pittrice e non hai detto nulla, dici eccellente poetessa e scrittrice e stai come prima. Licia  è un simbolo di cultura.                                                  

Dal mondo convergono su di lei lodi e consensi, richieste di quadri, saggi, poesie. Tolosa, Istanbul, Rio de Janeiro, Barcellona, Dubai, Parigi, Londra,  New york, Tokyo, Los Angeles, Roma, Firenze, sono solo alcune tappe percorse tra le giornate Mondiali della cultura.Licia dipinge anche sul cristallo mille punti tedesco, usando una sua tecnica personale con risultati straordinari che la critica mondiale ha saputo ammirare ed apprezzare…unica donna artista presente a Venezia per il millenario dell’ arte vetraria nel mondo, dove ha presentato due sue personali “FORME, LUCE, COLORE e TRASPARENZE” e “I CRISTALLI DI CENSO” di cui il grande WALTER MAURI scrive: “Del vetro ha colto la fragilità e le trasparenze”                                                                  

Licia ha un modo tutto suo, personalissimo, inconfondibile di piegare il linguaggio ad ogni esigenza espressiva. Lo rende forte e oggettivamente colorito  come in TISCALI…sa racchiuderlo con garbo e stile da tragedia greca entro le parentesi del dolore  come in S’ATTITIDU...sa conferirgli la grazia e la levità delle cose vissute in sogno e dargli quel tocco di tenerezza e di commozione che appartiene all’arte passata attraverso il filtro della sensibilità, della purezza vibrante dei sentimenti, del velo della malinconia che nasconde la realtà di un’anima  che cerca disperatamente di uscire dall’abisso delle amare  esperienze vissute.

Sa come farlo muovere sul sottile crinale dell’efficacia comunicativa dove la prosa diventa poesia. Cuore e intelligenza, sentimento e ragione, passionalità e abbandono, intuizione ed espressione si sommano e si amalgamano alla perfezione per dare vita ad una scrittura che, se da un lato,  per intensità spirituale e procedimento evocativo, ci trascina quasi con forza nel clima del più puro romanticismo, dall’altro  ci riporta alla realtà della vita separata dal tempo in cui il sentimento dell’Amore è un bene che appartiene a tutti ma soltanto pochi lo sanno coltivare ed esprimere in letteratura con un trasporto misurato e lucido, intenso e vibrante, totalmente immerso nel più suadente e suggestivo phathos  lirico.

Tra questi c’è Licia Santos Do Castiglia. Poiché esiste sempre un fondato  e ineludibile rapporto fra il processo di  sviluppo esistenziale di uno scrittore-poeta e le scelte formali e contenutistiche  delle sue opere, il retroterra a cui vanno collegate sono rappresentate dalla condizione della vita sentimentale di licia, la quale, pur restando caparbiamente fedele alle antiche memorie conserva intatto, nella sua psiche, tutto il potenziale emotivo per un nuovo innamoramento, per una totale adesione al potere dell’Amore, quell’Amore grande che ha lo stesso colore della poesia e che può fermare il tempo.                                                                                                                                     

Licia ha lavorato  per un decennio come Direttrice artistica del JHOSEF CENTER ARTE DI NEW YORK, uno delle più famose scuole d’arte del mondo dove nel grande museo sono esposti i più famosi capolavori del mondo, e alcuni dei suoi celebri ritratti di volti femminili che hanno affascinato milioni di ammiratori e per i quali il grande critico mondiale Manuel Mariano Saenz Urizar ha scritto “Obras a travèrs de las quales emergen en forma neta e indiscutible las dotes de esta artista que puede ser colocada como una de las màs capace y delicada retratistas de nuestro tempo” . Molti dei suoi celebri libri sono stati pubblicati dal PONTE ITALO AMERICANO,  ha ricevuto l’oscar alla cultura a Whashington,  l’oscar alla cultura a Montecarlo, è stata candidata ufficialmente per il premio Nobel per la letteratura nel 2002. Ha ricevuto un encomio solenne dall’imperatore Hiro Hito per il primo premio al CULTURE DAY DI TOKYO riservato ai massimi artisti del mondo.     

Un evento mondiale unico al quale ho avuto l’onore di assistere personalmente in quanto stavo in Giappone per il Master mondiale di Kendo ed entrambi, io e Licia eravamo ospiti di un altro grande Sardo…il Generale dei Gesuiti Don Giuseppe Pittau di Villacidro, all’epoca Rettore dell’Università Cattolica a Chioda Kyu in Tokyo.                    

La conclusione di questa mia nota non può essere che la riconferma della mia ammirazione verso una donna speciale, una grande Maestra, una cara amica e compagna per ben 18 anni. Scrittrice di talento che non dimentica mai di essere una poetessa sensibile ai moti più intimi del cuore, che sa vivere e sognare, immaginare e creare, sollecitare alla vita  e al sogno, farci partecipi con accorata tensione alle sue ansie, alle sue attese, alle sue esplosioni di affetto per tutto ciò che è bene, è bello, è puro, è grande come il suo cuore, dove si annidano inferi e cieli, come la sua Anima assorta al vento delle rocce…come il suo mondo di immaginazione e di arte che non conosce la stagione che spegnerà l’ Amore.

Fotografia da https://pieromurineddu.myblog.it/

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