Luglio 14, 2024

Bombe su Cagliari: cronologia di una strage_di Francesco Fuggetta

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Pochi sanno che Cagliari, dopo Napoli, è stata la città italiana più bombardata durante la seconda guerra mondiale, quella che ha subito maggiori danni, come Coventry (Inghilterra) o Dresda (Germania): l’80% degli edifici fu distrutto. Sono passati 81 anni da quei bombardamenti, che provocarono la morte di oltre 2.000 persone e la devastazione del capoluogo sardo, ma per i testimoni è come se il tempo non fosse mai passato. Il ricordo è vivido: chi scampò agli spezzoni che trafissero Cagliari non ha più potuto dimenticare, e può oggi offrire il suo racconto alle nuove generazioni.

Ma perché proprio Cagliari è stata investita da tanta distruzione? Due sono le ragioni; la prima (motivazione ufficiale data dagli americani) riguarda la strategia militare: deviare l’attenzione dei tedeschi verso la Sardegna, mentre si preparava lo sbarco in Sicilia. Anche se molti pensano che la città abbia avuto il solo torto di trovarsi a poche miglia dalle basi alleate in Marocco, Algeria e Libia. Un comodo poligono di addestramento, insomma.

I PRIMI ANNI DI GUERRA

Cagliari era diventata un avamposto di guerra già nel giugno del 1940. Nel pomeriggio del 16 giugno una squadriglia di velivoli francesi bombardò il porto e le sue navi. Il 17 ottobre 1941 aerei inglesi, durante una missione bellica esplorativa notturna, illuminarono a giorno e per lungo tempo il golfo e la città con un eccezionale lancio di bengala.

Dal 2 giugno 1942, subito dopo l’ultima visita di Benito Mussolini in Sardegna, le incursioni aeree nemiche diventarono più frequenti e distruttive. La notte fra il 2 e il 3 giugno, gli aerei avversari si limitarono a lanciare alcune bombe di piccole dimensioni lungo viale San Bartolomeo, a causa dell’intenso fuoco di sbarramento difensivo delle batterie poste attorno alla città, e grazie al fuoco dell’antiaerea proveniente dalle navi da guerra ancorate nel porto. Morirono un vecchio di 86 anni e la figlia paralitica di 60.

La stessa notte, però, fu lanciata su Cagliari la prima bomba di grandi dimensioni. Era stata caricata ad alto esplosivo e secondo gli esperti, pesava circa mezza tonnellata. Cadde sul viale Cimitero, rovinando un tratto delle ferrovie complementari e alcune tombe del cimitero stesso. Lo spostamento d’aria, nel raggio di un chilometro, abbatté dei muri, scardinò delle finestre e delle saracinesche, e infranse molti vetri.

Nella notte fra il 7 e 1’8 giugno aerei inglesi lanciarono delle bombe su via Pola, via Angioy, via Sassari, via San Mauro, piazza Garibaldi, largo Carlo Felice, via Sardegna e via Giardini. Le vittime furono 14.

Ma il periodo peggiore iniziò 1’8 novembre 1942, quando gli Alleati, dall’Africa settentrionale, decisero di sbarcare in Sicilia per invadere poi l’Europa. I bombardamenti in Sardegna, da febbraio a giugno, servivano a far credere a un imminente sbarco nell isola. Si intendeva in questo modo diffondere un terrore generalizzato che avrebbe dovuto portare al distacco degli italiani dall’alleato tedesco.

1943, ANNUS HORRIBILIS

“Noi abbiamo bombardato i vostri porti e le vostre industrie che lavorano nel solo interesse della Germania. Avete provato il peso delle nostre bombe. Altre seguiranno. E a voi la scelta tra la voce che noi vogliamo portarvi e la distruzione dei tedeschi ed i fascisti provocano sulle vostre città e su voi”.

Con questo volantino, dall’italiano impreciso, si intendeva inviare un messaggio alla popolazione. Le conseguenze da parte degli angloamericani non si fecero attendere, e furono terribili: il 17 febbraio la città fu attaccata da 105 aerei fra 817 (le fortezze volanti) e caccia pesanti, P38 Lightning a doppia fusoliera. Alle due del pomeriggio gli aerei da bombardamento americani piombarono nel centro della città per sganciare a tappeto un gran numero di bombe di medio calibro e di spezzoni incendiari. In via Sant’Efisio, tra la chiesa di Sant’Anna e quella di Santa Restituta, fu una strage. Il bollettino ufficiale parlava di 100 morti e 255 feriti; ma in realtà i morti furono quasi 200.

Il 26 febbraio una ventina di 817 arrivò sulla città da Capo Carbonara, rovesciando 50 tonnellate di bombe sulla direttrice Bonaria-Castello-Stampace. Il bollettino parlava di 73 morti e 286 feriti. Il Teatro Civico fu sfondato, il Bastione di Saint Remy, colpito da tre bombe, perse l’arco con parte delle scale.

In Piazza Costituzione si formò una profonda voragine. In Castello, il palazzo del Villamarina fu sventrato, mentre la chiesa di San Giuseppe, vicino alla Torre dell’Elefante, crollò completamente. Di Sant’Anna rimase in piedi solo la facciata e, in piazza del Carmine, una bomba lasciò una profonda buca larga otto metri. Il Municipio conservava solo la facciata. Parecchie costruzioni del Largo, del Corso, di via Sassari, via Maddalena, via Malta e via Caprera diventarono cumuli di macerie.

I GIORNI DELL’IRA

“Cominciarono quei giorni dell ’ira in un implacabile ventoso febbraio, nel quale nuvole, vento, rovesci di pioggia e il magnifico folgorare di un sole che sapeva già di primavera si alternarono in un modo assurdo, sconclusionato, beffardo. Le case caddero ad una, a due, a blocchi, a rioni, senza difesa e senza logica. La polvere coprì in un volatile, impalpabile sudario, l’attimo dei crolli. La città morì senza litanie e sui cadaveri degli insepolti gli aliti dell ’aprile fecero sbocciare pietosi fiori, figli del vento”.(Francesco Alziator)

II 28 febbraio, 85 aerei (fra bombardieri 817 e caccia P38) lanciarono, in tre ondate successive, 538 bombe per un totale di 123 tonnellate di esplosivo. Le sirene d’allarme, per mancanza di energia elettrica, erano ormai inservibili. L’incursione durò due ore: furono distrutti il porto, il Palazzo della Dogana e la Stazione delle Ferrovie dello Stato. Quasi tutta via Roma andò in rovina.

  1. I morti furono 200 secondo le cifre ufficiali e i feriti alcune centinaia. I caduti nelle tre incursioni di febbraio erano stati 416.
  2. II 31 marzo una grossa formazione di fortezze volanti e di caccia pesanti di scorta bombardarono ancora il porto di Cagliari, provocando gravi danni alle navi. La Chiesa del Carmine fu completamente distrutta. Il bollettino parlò di 60 morti e 52 feriti.

LE ULTIME BOMBE

Il 13 maggio, 197 bombardieri e 186 caccia sganciarono 893 bombe su Cagliari. Durante la notte i bimotori inglesi Wellington completarono l’opera con bombe e spezzoni incendiari: la città fu trasformata in un cumulo di macerie. Crollarono le ultime case, la chiesa dei SS.MM. Giorgio e Caterina fu distrutta e nella stazione delle Ferrovie dello Stato morirono 17 ferrovieri. Ma il bollettino rilevò solamente 10 morti e 56 feriti.

Dopo questa data la città diventò praticamente deserta. Per fortuna, con lo sfollamento, i cagliaritani e gli abitanti delle altre città avevano cercato rifugio nei piccoli paesini, in alloggi di fortuna, già dal mese di febbraio. I pochi rimasti ancora in città (45.000 secondo alcune stime), cercarono a quel punto di abbandonarla con ogni mezzo. A Cagliari rimasero solo gli sciacalli a saccheggiare le poche abitazioni rimaste illese.

Da giugno in poi furono scelti soprattutto obiettivi militari: Cagliari fu bombardata altre quattro volte, ma ormai la guerra per la Sardegna volgeva al termine. L’ultimo bombardamento fu il pomeriggio dell’8 settembre sull’aeroporto di Pabillonis. Poche ore dopo Badoglio annunciò alla radio che l’Italia era uscita dal conflitto.

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