State scomodi, l’8 marzo è tutto l’anno_di Stefania Morgante
Oggi è il 9 marzo. E da oggi continuano le lotte dopo l’otto marzo. Perché il lavoro sta tutto nei 364 giorni che seguono. Ed è una battaglia sottile e profonda, che deve scardinare giorno dopo giorno strati di educazione sbagliata, di repressioni subdole, di ingiustizie disseminate a più livelli. Il femminismo non è brand, non è slogan, non è un affare di donne. E fino a che rimaniamo impantanati, tutti, in questo medioevo perenne, nulla cambierà in concreto.

A tutti quelli “dietro un grande uomo c’è una grande donna” (attenti che un calcio prima o poi arriva), a chi “in casa comanda mia moglie” (per forza, la maggioranza di voi non sa neanche dove tiene i calzini), a chi “il femminismo è sorpassato” (perché la parità è stata raggiunta vero?), a chi “una donna non si tocca neppure con un fiore” (ma con varie armi evidentemente si), a chi se non dici NO significa SÌ (sfumature vero? Neanche col linguaggio dei segni lo capireste), a chi “perché non appari mai, forse sei brutta?” (Ditelo a Banksy la prossima volta ok?), a chi “sei bella ma che altro vuoi?” (Se fossi brutta dovrei desiderare di più, di meno? Se sono bella ho risolto la mia vita adagiata sul tuo comodino?), a chi “lavorate come gli uomini, cosa volete di più?” (Certo, abbiamo gli stessi stipendi, e poi quando torniamo a casa anche voi fate le colf, le infermiere, le madri, le nonne, le segretarie, le autiste, le tuttofare), ma anche a quelle che sul curriculum mettono “medico e madre, artista e madre, pincopallina e madre” (essere madri è una scelta non un pezzo di curriculum ok? chi non può averne o non li desidera ha il curriculum lacunoso?), a chi “perché non fai figli? Quando li fai? Ti sentirai completa” ma anche a chi “hai fatto figli troppo giovane, ne hai fatti troppi, ne hai fatti pochi, li hai fatti troppo tardi”, a chi abbatte i tetti di cristallo ma lascia le schegge taglienti alle altre, a chi “bisogna fare più figli ma se rimani incinta ti licenzio” (un minuto di silenzio ogni ora per i prossimi dieci anni), a chi “se fai la carina fai carriera” (ti potesse cadere un fulmine divino sulle parti intime), a chi “sei altezzosa te la tiri” solo perché hai corretto una cretinata all’analfabeta convinto che ne sa sempre di più di una donna, a chi ha identificato il femminismo come un brand per farci soldi e fama e che usa il lanciafiamme contro le altre col sorriso della sorellanza, a chi “dobbiamo unirci per contare” ma in realtà pensa “armiamoci e partite”, a chi annoiata per troppi soldi decide di diventare una paladina femminista (e continua a fare soldi), a chi “essere madre ti completa” (ma perché deve sempre mancarci un pezzo?), a chi “l’ab@rto è un crimine dell’umanità” (fatelo decidere a noi, il corpo è nostro. Fateci essere libere nelle nostre scelte, che non sono MAI semplici), a chi “siete migliori degli uomini perché date la vita” (ci basterebbe essere pari agli uomini, basta sacralizzarci o renderci puttxxxane), a chi decide come vestirci, che taglia portare, come truccarci, come parlare, che sia moda, immagine, dieta, arte (Basta!, occupatevi di quello che facciamo e come lo facciamo, lasciateci avere quattro occhi, dieci gambe, fuori moda, basse senza tacchi, alte con i tacchi, dietro un cavalletto, una cinepresa, una fotocamera, un altoforno, una prua, una cabina, una navicella!), a chi ti chiama “signora” o “signorina” anche se sei l’unica laureata del gruppo, che sarà sempre pieno di “dottori”, a chi “sei nervosa, hai le tue cose?” (Tranquillo, anche se non le avessi, saresti sempre un cretino), a chi “voi donne avete una marcia in più” (che vada bene a voi ovvio, perché se andiamo fuori dai binari siamo meretrici ad essere gentili), a chi “sei un’artista ma perché non posi per me?” (Grazie, perché non vai a posare tu in mezzo ai vasi per qualche tuo collega?), a chi “non importa di che sesso sei, conta il talento” (ma chissà perché viene sempre riconosciuto il testosterone come apice del talento), a chi “urlate troppo siete troppo incxxxate” (paura di vedere la terra smuoversi sotto i vostri piedi eh?). Alle sfascia famiglie, alle sante, alle perdute, alle malinconiche, alle esaltate, alle narcise, alle depresse, alle vecchie, alle giovani, alle nuove, alle disilluse, alle donne di tutti i sessi io dico: 8 marzo tutti i giorni!
