Maggio 6, 2021

Mauro Pili e il desiderio di Roberto Frongia per il Parco Geo Minerario_di Tarcisio Agus

L’incontro con Roberto mi rimanda a tanti anni or sono, quando ero sindaco di Guspini, ma voglio ricordarlo attraverso l’ultimo nostro incontro, a due mesi dalla sua dipartita, che è quello che porto nel cuore. Accompagnato dalla Dott.ssa Debora Porrà, sindaca di Villamassargia, nell’occasione in qualità di componente il consiglio direttivo del Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna. Ci ricevette nel suo studio al quarto piano dello storico palazzo regionale di viale Trento, affabile e cortese come suo solito, ci salutò mettendoci subito a nostro agio. Non mancai di notare la sua sofferenza per il male che ormai lo perseguitava da tempo, il viso scavato e il generale smagrire, ma non aveva perso il suo dolce sorriso e la sua affabilità. Subito andò al sodo chiedendomi del nostro Parco, si proprio del nostro Parco, disse, perché Roberto, in tempi non sospetti, auspicava un mio ruolo al Parco, pur non militando nello stesso partito, infatti, nella legislatura regionale del 2018, quando  entrai in regione, ricoprivamo ruoli differenti, io nello schieramento di maggioranza e lui all’opposizione, ma su i temi delle nostre miniere ci trovammo a  condividere il grande errore che a suo tempo abbiamo commesso, facendoci carico dell’immenso e tormentato patrimonio minerario, in cambio di quattro denari: Riva di Scivu e Funtanazza, estrapolati dai compendi minerari trasferiteci. 

Mentre in Toscana, l’Eni, detentrice delle aree minerarie, bonificava e metteva in sicurezza i siti prima d’essere  trasferiti alla regione toscana. Da sempre lusingato per il suo auspicio, era troppo buono nei miei confronti, se pur a fianco nelle battaglie per il riscatto delle aree minerarie, ricordo lui giovane vice sindaco di Iglesias e Mauro Pili sindaco, siamo nel 1993, mentre io, neo sindaco di Guspini da un anno. Partendo proprio da questo lontano ricordo, a bruciapelo, mi chiese: come va al Parco? Bella domanda, come vedi, le risposi, non sono ancora riuscito a procurarmi la bacchetta magica di cui il Parco avrebbe bisogno. La domanda era pertinente perché le polemiche sul ruolo del Parco in quel momento erano roventi, alimentate da posizioni non benevoli, dallo stesso sindaco di Iglesias. 

In breve cercai di sintetizzare i venti anni di storia del Parco che nasce senza patrimonio, con una buona dote finanziaria, allora con tre milioni di euro, poi nei primi anni di commissariamento decurtati agli attuali 1.380.000 euro. Senza un organico funzionale con personale precario sino al 2015, quando l’allora commissario Prof. Gian Luigi Pillola, avvia i concorsi, riuscendo a dotare in parte il Parco di 11 figure stabili, ma 5 a tempo pieno e 6 a tempo parziale, senza poter completare la pianta organica riconosciuta di 13 unità a tempo pieno, battaglia tuttora in atto.

Fu in quella occasione che parlammo della necessità dell’infrastrutturazione dei nostri villaggi minerari, oggi concretizzata nella proposta inoltrata al Presidente Solinas sul Recovery Fund. Senza i servizi primari, condividemmo, sarà difficile  programmare alcuna rinascita, se non quella di assistere impotenti al continuo degrado. Così come bisognava sgravare gli immobili richiesti dai comuni, con la legge regionale 33/98, dal vincolo di utilizzo esclusivamente per servizi culturali, con l’assurdo, come è successo, raccontai, per esempio a Montevecchio, il recupero dello stabile dei servizi generali, richiesto dal Comune di Guspini in proprietà e ristrutturato per attività di ristorazione, con tutta la sua dotazione, è da anni bloccato perché la legge impedisce ai comuni l’utilizzo degli immobili ceduti per attività produttive.

I temi sono stati diversi, compresa l’uscita del Parco dalla rete dei Geoparchi Unesco.  Argomento quest’ultimo che ha tenuto banco per tanto tempo ed ancora emerge, ma spiegai a Roberto che l’origine è piuttosto complessa e che a molti non è nota, per cui è stato facile scaricare su l’attuale reggenza la responsabilità, perché spesso l’opinione pubblica ha bisogno di capri espiatori, per altri più opportunisti, un nuovo commissariamento significava nuova opportunità di incarichi.

Insomma gli argomenti non mancarono, ma Roberto ha sempre visto con occhi benevoli il Parco Geominerario e si rammaricava del disinteresse della stessa Regione Sardegna che in diverse circostanze sono emerse, lasciando il Parco in posizione marginale e di solitudine. La sua volontà era quella di dare una mano d’aiuto: partendo, diceva,  da una sede prestigiosa, l’attuale sede è più pertinente ad una foresteria mineraria che sede istituzionale di un Parco Nazionale.

Da qui l’idea di finanziare il recupero dell’ Orfanotrofio  Infanzia e Patria, fondato alla fine della prima guerra mondiale, per offrire alloggio, istruzione ed inserimento lavorativo ai numerosi orfani di guerra. L’interessante complesso ebbe una sua rivisitazione negli anni 70, come centro di aggregazione giovanile, poi abbandonato al suo degrado dal 1984. Un patrimonio ricco di storia che Roberto voleva recuperare alla memoria, in primis, della sua amata città e nel contempo  rilanciare l’immagine del Parco Geominerario, partendo anche dalla sua struttura di rappresentanza. Non saprei se riuscì prima di lasciarci, dare concretezza alla sua volontà,  ma come più volte ho ripetuto, non sarebbe male che la volontà di Roberto fosse dal Consiglio Regionale attuata. Lo merita per la sua abnegazione, anche nel momento difficile del dolore, per la sua testimonianza alla politica, quale strumento di alto profilo al servizio delle nostre comunità ed della Sardegna, che ha sempre svolto con umiltà e determinazione, senza mai alzare il tono di voce,  ma esclusivamente con la testimonianza del fare, nel rispetto di tutti.

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