Aprile 19, 2024

Andar per chiese antiche/La chiesa di Sant’Eulalia_a cura di Anna Palmieri Lallai

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Apprezzo e ringrazio l’editore Giorgio Ariu per avermi concesso di ideare per la rivista Il Cagliaritano, la rubrica ANDAR PER CHIESE ANTICHE…Ne sono entusiasta perché da sempre convinta che le nostre chiese “datate” sono le più autentiche silenziose depositarie della nostra intensa storia urbana e che, tra storia, arte e fede, sanno “parlare e rivelarsi” a chi con occhi attenti e cuore libero le sa leggere, permettendoci, così, di fare un passo indietro nella nostra “memoria”.

Chiesa di Sant’Eulalia – esterno

Per motivi strettamente personali (e nessuno se ne dolga) inizio col parlare della chiesa di Santa Eulalia, Santa Olaria per i cagliaritani doc, parrocchiale del quartiere Marina, s’enna oberta de Casteddu, che idealmente racchiude, tra le sue sacre mura, la storia dell’intero quartiere. Infatti per la sua posizione facc’ ’e mari è sicuramente quella che meglio può raccontare la nostra intensa storia, che, svoltasi sotto i suoi “occhi”, ha visto gente di ogni razza e riecheggiare lingue variegate. Edificata nel sec. XIV, forse sulle tracce di una precedente chiesetta dedicata a S.Maria del Porto, sede del gremio dei Saltemari o lavoratori del mare, è stata dichiarata parrocchia del quartiere in periodo spagnolo, venendo promossa Collegiata verso il 1622-24 dall’allora arcivescovo di città Mons. Francesco D’Esquivel. Dedicata a Santa Eulalia, giovane vergine martire, patrona di Barcellona, la chiesa, infatti, è stata edificata dagli Aragonesi, che, subentrati nel 1326 ai Pisani nel dominio della nostra Isola, introducono il loro stile gotico catalano che sostituisce il precedente romanico e, naturalmente, il culto di santi a loro più cari, come, appunto, S.Eulalia e S.Giacomo, entrambi raffigurati in un affresco nella chiesa della Madonna de Regnos Altos, Castello dei Malaspina, a Bosa.

E’, pertanto, la seconda chiesa cittadina eretta dagli Aragonesi nel loro stile architettonico dopo il “Santuario” di N.S.di Bonaria e la cappella “aragonese” nel transetto destro della Cattedrale. Col tempo la chiesa ha subito delle modifiche che ne hanno alterato la semplicità originale, finché, tra il 1914 e il 1918, viene sapientemente recuperata dal provvidenziale intervento dell’ingegnere cagliaritano Riccardo Simonetti, che elimina tutte quelle sovrastrutture che si erano stratificate, offendendone la bellezza e il fascino antico della chiesa. Anch’essa risanata dopo i bombardamenti del 1943, la chiesa, preceduta da una scalinata a più rampe, si fa ammirare dall’alto di una breve altura che la rende ancora più accattivante.

Il prospetto, che ha sostituito quello originale a “lucerna di carabiniere”, si presenta semplice con terminale a capanna con archetti pensili trilobati e peducci finali, ma reso importante da un bel rosone centrale, ormai raro in città. E’ fiancheggiata, sulla destra e con esso comunicante, da un campanile a canna quadrata a più livelli culminante a cuspide, probabile riconversione di una torre di guardia. Fu innalzato nel 1796 dal muratore regio Giovanni Crobu su progetto di Girolamo Massei.

Chiesa di Sant’Eulalia – interno

L’interno è tripartito rettangolare con otto cappelle distribuite lungo le successive navatelle laterali voltate a botte dove si aprono delle finestre trifore con vetrate policrome.

La navata centrale, più ampia, con volta a crociera le cui nervature s’incrociano al centro con una gemma pendula istoriata, porta al presbiterio quadrangolare (capilla mayor), che, sovrastato da una bella cupola ottagonale, si presenta sopraelevato, con arco trionfale ogivale più stretto rispetto alla navata e volta gotica.

L’altare, adeguato alle nuove norme liturgiche, espone sulla sinistra la statua lignea di S.Eulalia, con la croce verticale (di S.Andrea), simbolo del suo martirio, e sull’altro lato il simulacro dorato della Madonna del Porto.

Nell’abside, dalla volta stellare o a ombrello con cinque gemme pendule, si ammirano “L’ultima cena”, opera di Antonio Caboni del 1785 e le canne di un organo della ditta Tronci & del Sere-1926- in inserti lignei dalla forma a guglia.

Nel presbiterio due dipinti importanti: “Cristo con gli Angeli” di Rafaele Arui, 1848, e “La Madonna col Bambino” di Vincenzo Comastri.

La chiesa gode di tante pregevoli opere d’arte e nelle cappelle laterali- quattro per ogni navata- con altari barocchi, commissionati da benefattori dell’epoca, tante pale d’altare di buon pennello. Elencare tutte le opere è veramente impossibile, ma, fra le tante, cito la prima cappella sulla destra, dedicata alla Vergine Addolorata, commissionata dal benestante Antonio Maria Coppola nel 1758, che istituisce il primo Monte di Pietà in città, venendo sepolto in chiesa e ricordato con un monumento funebre stile rococò.

Chiesa di Sant’Eulalia – cantoria e volta
Chiesa di Sant’Eulalia – presbiterio

Altrettanto importanti il dipinto de “La cena di Emmaus” di Giovanni Marghinotti, del 1864, e “Il martirio di S.Eulalia” di Pietro Angeletti del 1785, che arricchisce la cappella fatta erigere in stile barocco e rococò dalla Famiglia Belgrano, il cui membro Saverio, realizzò il progetto della nostra Università e del teatro regio.

Chiesa di Sant’Eulalia – tela Angeletti

Non sfugge alla nostra attenzione anche un dipinto dell’Ecce Homo, il cui originale è esposto nel Museo della chiesa e un pulpito marmoreo con paracielo ligneo che riporta nella parte frontale lo stemma della Congregazione del SS.Sacramento che, a lungo, ebbe sede nella chiesa.

La parrocchiale di S.Eulalia merita molto più delle mie parole e visitandola attentamente ci sembrerà di tornare non solo indietro nel tempo, ma soprattutto di osservare un museo, dove ogni opera è un piccolo capolavoro di arte sacra. 

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