Luglio 14, 2024

Caro Travaglio, la Russia e certe contraddizioni_di Armando Santarelli 

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Da una mail inviata dall’autore a “Il fatto quotidiano”

Egregio Direttore Travaglio,

forse ha ragione chi, riferendosi ai suoi giudizi sulla guerra in Ucraina, dice che non la riconosce più. Anche Lei, infatti, pare vittima di schematismi ideologici, che naturalmente negherà, ma che secondo me esistono nel suo animo, altrimenti Lei non avrebbe abbandonato la logica che ha (quasi) sempre contraddistinto il suo modo di fare giornalismo. 

Lei dice che nella guerra in Ucraina non ci sono buoni e cattivi. L’Ucraina ha commesso discriminazioni e anche crimini in Donbass contro la popolazione filorussa, e questo è ingiusto e gravissimo. Ma le pare proporzionata la reazione di Putin? Se in Donbass, dal 2014, c’era, come c’era, tutto quel pericoloso groviglio di interessi, conflitti, violenze, perché Putin, dall’alto della sua forza politica, non ha convocato, se necessario imposto, una conferenza internazionale, non ha battuto i pugni ai tavoli della politica mondiale per una soluzione condivisa? La popolazione vittima di soprusi era quella russofila, no? Perché Putin, e non solo l’Occidente, sono stati così tiepidi nei tentativi di comporre il conflitto, e invece di tornare ai tavoli delle trattative hanno pensato soltanto ad armare le due parti?

Nella recente puntata di Non è l’Arena – con Giletti che sembrava uno scolaretto, perché si comporta sempre così con i forti – Lei ha scientemente tralasciato una realistica analisi dei fatti quando ha presentato la decisione di Putin di scatenare la guerra come una reazione alle ingiustizie perpetrate dal governo ucraino; niente di più parziale e reticente. Lei sa benissimo che anche altri sono stati i motivi che hanno mosso Putin al più grande errore della sua vita: le mire imperialistiche della Russia, storicamente esistenti da sempre. La paranoia della Russia di essere invasa, di essere “circondata”; forse qualcuno avrebbe dovuto dire a Putin che nessuna Nazione della terra può permettersi di circondare e invadere un metro quadrato del territorio russo. Altro motivo: vogliamo negare quello che sanno tutti, ovvero che la regione del Donbass è ricca di importantissime materie prime e risorse minerarie? Infine: che dire del timore russo (anche questo paranoico) per la presenza ai suoi confini di un governo eletto democraticamente e che dava chiari segni di volersi avvicinare all’Occidente? E per favore lasciate perdere il Papa, e quella frase “Se tu vieni ad abbaiare, eccetera”, perché un cane non si uccide se si limita ad abbaiare.

Scemi di guerra? Il primo, però, è sempre Putin. Anche Lei, tuttavia, non era molto lucido quando, il 25 febbraio 2022, criticava chi, per mesi, “aveva gridato al lupo, al lupo”, aggiungendo che, in fondo, Putin si era preso soltanto “il bordo esterno del Donbass, che peraltro controllava già prima e che, com’è noto, è popolato da russofoni, se non da russi”.

Col metro di giudizio del Fatto, e specialmente di Orsini, il professore del “Putin, si accomodi”,  ora l’Ucraina sarebbe una regione della Russia; ma si dà il caso che gli ucraini non vogliono saperne dei russi, come TUTTI gli Stati ad est dell’ex Cortina di Ferro. Sono tutti matti? No; come Lei, provano il benessere, la libertà di esprimersi, di muoversi, di agire di cui godiamo in Occidente; sono queste le condizioni garantiteci dalla vecchia Europa e dagli Stati Uniti, che, secondo Lei, “ci rompono il cazzo da settant’anni”. Lei voleva che gli ucraini fossero privati di questi beni?  Immagino di no. E allora perché avremmo dovuto consegnarli a un dittatore e assassino?  Lasci stare ciò che è successo nel mondo nel corso della storia; le nefandezze degli americani ci sono state, ed è innegabile che l’Europa abbia mancato più di un’occasione per ergersi a protagonista positiva dell’ordine mondiale. Ma siamo nel 2023, e dobbiamo ragionare su questa guerra. E su questa guerra Lei e Il Fatto Quotidiano avete assunto una posizione favorevole a Putin vostro malgrado.

Quanto alle soluzioni, ce n’è una che non fa una piega, se non a danno di chi ha provocato questo macello: il ritiro delle forze russe dai territori occupati. Non è questo che, argomentando di nuovo logicamente, dovrebbe scaturire dal piano di pace cinese, che prevede “il rigoroso rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale di tutti i Paesi?” Perché Le chiedo: chi ha infranto queste prerogative? Ci vuole cinismo per rifarsi all’importanza del piano di pace cinese; infatti, dopo la formulazione del punto 1, che ho appena citato, la Cina si è guardata bene dal completare il quadro, che imponeva una e una sola affermazione: “E poiché la Russia ha violato il diritto internazionale, non rispettando la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina, dovrà ritirare il suo esercito dai territori occupati, restituendoli al Paese cui appartengono”. Utopia? Forse, ma la vera utopia era pretendere che l’Ucraina non combattesse e che la lasciassimo fagocitare da un Paese dove quelli come Lei (ma ne sono rimasti pochi) debbono avere timore persino di ciò che mangiano. 

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