Luglio 15, 2026

L’Archivio Mirella Mibelli celebra gli ottant’anni di Angelo Liberati_di Maria Dolores Picciau

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Celebrare gli ottant’anni di Angelo Liberati negli spazi dell’Archivio Mirella Mibelli non è soltanto un omaggio a una carriera straordinaria, ma prima di tutto un appuntamento con la memoria collettiva e con l’affetto profondo. Presentare questa  mostra personale tra le mura che custodiscono l’eredità di Mirella Mibelli significa infatti riaccendere un dialogo mai interrotto tra due grandi amici, due anime intellettuali che hanno condiviso visioni, passioni e stagioni cruciali del dibattito culturale in Sardegna e non solo. Oggi questo legame fraterno si rinnova sotto il segno di un’urgenza espressiva comune, offrendo una retrospettiva tematica che svela uno dei motori più intimi, costanti e vibranti della ricerca di Liberati: la musica.

Per l’artista, nato a Frascati nel 1946 ma sardo d’adozione, la dimensione sonora non è mai stata un semplice sottofondo geometrico o decorativo, bensì una vera e propria struttura di pensiero, una lente poetica attraverso cui interpretare le complessità del mondo. Il cuore pulsante dell’esposizione si concentra sulla sua lunga e profonda fascinazione per gli scritti e la figura di Bob Dylan, le cui canzoni non vengono semplicemente illustrate, ma letteralmente abitate e riscritte sulla superficie pittorica. In un gioco di rimandi colti e visionari che sfida i secoli e le discipline, Liberati fa convivere la ballata folk-rock dylaniana con l’epica cavalleresca di Ludovico Ariosto, il rigore filosofico di Bertrand Russell e la struggente poesia di Leonard Cohen. Sulla superficie dell’opera si compiono così dialoghi impossibili e felici cortocircuiti temporali, dove la chitarra di un menestrello del Novecento trova il suo ritmo naturale tra le ottave dell’Orlando Furioso o nelle riflessioni sulla pace e sulla logica del grande pensatore britannico.

Questa complessità di incroci culturali si riflette fedelmente nella ricchezza formale e nella stratificazione delle opere in mostra. Liberati si affida a una sapiente tecnica mista in cui ogni materiale ha un peso specifico nel racconto visivo. L’uso del collage su carta velina, sottile e trasparente, accoglie frammenti di testi, immagini e partiture, creando una profondità che evoca la labilità del ricordo e la sovrapposizione delle epoche storiche. A queste trasparenze si unisce la forza dei colori acrilici e a olio, capaci di alternare la rapidità del gesto contemporaneo alla morbidezza e alla profondità della tradizione pittorica, mentre la matita e gli inchiostri intervengono per tracciare il segno analitico, la parola scritta o lo schizzo rapido. Il risultato è un corpus di lavori che si guardano come si ascolterebbe un vecchio vinile: ogni strato di colore e ogni frammento di carta è una nota che risuona, un verso che ritorna da un passato mai così presente. A ottant’anni, la pittura di Angelo Liberati si conferma uno spazio aperto, una sinfonia visiva in cui la grande letteratura, la filosofia e la musica popolare suonano insieme, protette dallo sguardo complice e affettuoso dell’amica di sempre, Mirella Mibelli.

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