Settembre 9, 2026

Domusnovas e la Sardegna mineraria: un’eredità da valorizzare_di Tarcisio Agus

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Mostra-minerarli-Domusnovas

La Sardegna, lo sanno bene gli appassionati di mineralogia, è uno dei luoghi al mondo con un patrimonio geologico e minerario straordinario. Non ospita giacimenti di diamanti o gemme dal grande valore commerciale, ma nelle sue viscere custodisce tesori altrettanto preziosi: formazioni quarzifere, minerali rarissimi e vetri vulcanici unici, come l’Icnusaite, dedicata all’antico nome dell’isola, Ichnusa. È un minerale minuscolo, poco appariscente, certo non capace di catturare l’occhio dei collezionisti. Eppure è fondamentale per la ricerca scientifica: viene utilizzato per studiare il comportamento del combustibile nucleare esaurito. È la prova che la bellezza della mineralogia non sta solo nella luce dei cristalli, ma anche nel contributo silenzioso che questi materiali offrono al progresso umano.

Minerale di Enimorfite

La ricchezza mineralogica dell’isola non si limita ai minerali “scientifici”: nelle collezioni sarde si trovano anche campioni rarissimi e ricercati a livello mondiale. Tra questi spicca la Emimorfite proveniente dalla miniera di Sa Duchessa, un minerale raro nel mondo e di grande interesse per i collezionisti. Fino a una quindicina d’anni fa, chi desiderava studiarlo o semplicemente ammirarlo doveva recarsi proprio a Domusnovas, dove alcuni dei più bei campioni erano custoditi e valorizzati. È un esempio concreto di come la Sardegna, pur lontana dai circuiti delle gemme commerciali, conservi materiali di altissimo valore scientifico, storico e collezionistico.

In Sardegna sono molti gli appassionati che hanno dato vita a raccolte importanti. Tra queste spicca quella di Antonio Manunta di Nebida, recentemente acquisita dal Parco Geominerario. Accanto alle collezioni pubbliche dell’ex Istituto Minerario di Iglesias e dell’Università di Cagliari, si colloca senza dubbio la ricca collezione dell’Associazione Mineralogica di Domusnovas, oggi ospitata nel Monte Granatico.

Questa raccolta nasce dal lavoro paziente e appassionato di Nino Mascia, tecnico di laboratorio e ricercatore instancabile, ma al suo interno troviamo operai di miniera, commercianti, avvocati, tecnici minerari, rappresentanti di commercio, medici, semplici cittadini ed altri, come coloro che mi hanno accolto con Nino: Aldo Zuanel, ginecologo di Montevecchio, Martino Dessì, tecnico di processo di flottazione mineraria e responsabile ambiente Igea S.p.a., e Antonio Podda, responsabile dei cantieri di Silius.

Sono persone che hanno lavorato per una vita nelle miniere o nei servizi collegati, e che hanno scelto di trasformare la loro esperienza in un dono collettivo. Hanno raccolto, studiato, catalogato e soprattutto messo a disposizione di tutti ciò che altri avrebbero custodito gelosamente nelle proprie case.

Fondata nell’ottobre del 1993, l’Associazione Mineralogica di Domusnovas ha promosso negli anni iniziative culturali di rilievo, portando le proprie collezioni in mostre e allestimenti anche fuori dall’isola, fino alla recente esposizione presso il MIMIT, nella sezione geologica del Ministero.

Visitando la collezione, ho scoperto che non si tratta solo di minerali: accanto ai campioni geologici si trova una sorprendente raccolta fossilifera, una serie di vetri da laboratorio provenienti dai vecchi laboratori chimici delle miniere, strumenti di lavoro della miniera “Sa Duchessa” – nome che ci riporta indietro forse all’epoca pisana – e persino una curiosa collezione in miniatura delle macchine di Leonardo da Vinci, tutte funzionanti, costruite da un appassionato che ha dato forma a ciò che Leonardo aveva solo immaginato. Il tutto arricchito da grandi fotografie storiche delle miniere del territorio.

Mentre percorrevo lo spazio del Monte Granatico, lungo le pareti dell’antico edificio, mi tornava un pensiero insistente: nei nostri comuni il patrimonio culturale è spesso marginale, non per mancanza di valore, ma per scarsità di risorse e di spazi adeguati. Eppure ogni comunità dovrebbe poter contare, oltre che sulla biblioteca, su un luogo dedicato alla valorizzazione del proprio patrimonio storico e culturale. La biblioteca custodisce la memoria scritta; le sale espositive permettono di vedere, toccare, comprendere ciò che la natura e la storia ci hanno lasciato. Le due dimensioni devono procedere insieme.

L’Associazione di Domusnovas, pur in uno spazio angusto, ha creato una piccola biblioteca specializzata e mette a disposizione microscopi per osservare minerali e fossili. È un esempio di come il lavoro nato dal basso, dalla passione di uomini e donne, possa generare un patrimonio inestimabile. E non è un caso isolato: in tutta la Sardegna esistono realtà simili, diverse per dimensioni ma accomunate dalla stessa volontà di custodire e condividere.

Per questo credo che le istituzioni, e in particolare la Regione Sardegna, dovrebbero farsi carico non solo di una pianificazione pluriennale a sostegno dei comuni, ma anche della creazione di uno spazio culturale regionale dedicato alla sintesi storica dell’isola. Un luogo unico, riconoscibile, che raccolga e rappresenti le testimonianze più significative del patrimonio minerario, geologico, archeologico e industriale: una sorta di “casa della memoria materiale” della Sardegna. Non un museo che sostituisca le realtà locali, ma un centro che le coordini, le valorizzi e le colleghi, offrendo una visione unitaria della storia dell’isola e fungendo da riferimento per studiosi, scuole, turisti e comunità.

In un’epoca in cui si parla tanto di turismo, una comunità orgogliosa del proprio passato non può che mostrarlo ai suoi ospiti: solo così chi arriva può capire di trovarsi in un territorio che merita rispetto, attenzione e riconoscimento.

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