Agosto 9, 2026

Il Ferragosto cagliaritano, un appuntamento sacro e profano_di Ermenegildo Lallai

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La festa del Ferragosto deriva dalla espressione Feriae Augusti che fu istituita nell’anno 18 A.C. dall’imperatore Ottaviano Augusto per celebrare la fine dei lavori nei campi.

La ricorrenza del 15 agosto ha oggi un significato estremamente diverso in quanto non è più dedicato al riposo dopo la fine dei lavori in agricoltura ma è diventato, per una grande quantità di persone, il momento particolarmente importante, quasi simbolico, del tanto atteso riposo (ferie) dopo un anno di lavoro.

In Sardegna il Ferragosto è legato alla Festa dell’Assunta ( è questo il nome religioso della ricorrenza) e sopratutto alla esposizione nelle Chiese della Vergine Dormiente( Dormitio Virginis ) .Si tratta di una tradizione di origine greco-bizantina presente anche in varie zone dell’Italia meridionale. In particolare il simulacro della Madonna, adagiato su una lettiga, con abiti e gioielli preziosi rappresenta il pio transito della Vergine prima della Sua assunzione in cielo.

E’ stato sostenuto dai teologi Sant’Alberto Magno, San Tommaso d’Aquino e San Bonaventura che Maria non sarebbe realmente morta ma solo caduta in un profondo sonno seguito dalla assunzione in cielo.La Costituzione apostolica “ Manificentissimus Deus” emanata dal Papa Pio XII nel 1950, definita anche come dogma, testualmente affermava “ L’Immacolata Madre di Dio Vergine Maria terminato il corso della vita terrena fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.

In Sardegna son tantissime le Chiese che possiedono un simulacro che viene “intronizzato” il 15 di agosto nella navata centrale.
La Dormitio viene esposta in una posizione sopraelevata tra statue di Angeli in adorazione che sorreggono un velo trasparente.
In tanti centri isolani la rappresentazione della Madonna viene portata in processione.
La tradizione della Madonna addormentata probabilmente venne introdotta in Sardegna negli anni tra il 582 -602 allorquando l’imperatore Maurizio impose il rito in tutto l’impero.

Bisogna ricordare che intorno al 509 erano giunti in Sardegna tantissimi monaci e alcuni vescovi che erano stati scacciati dall’Oriente e dall’Africa da Trasamondo , re dei vandali.
Questi monaci fondarono monasteri in molti paesi dell’Isola ed è molto probabile che proprio grazie a loro si diffuse il culto della Vergine dormiente e l’intitolazione all’Assunta.
Sintomatico è il fatto che la Cattedrale di Oristano, di origini bizantine, sia dedicata a Santa Maria Assunta.

La Statua della Vergine Dormiente che viene esposta nella Cattedrale di Cagliari è stata donata da Maria Cristina di Borbone, moglie di Carlo Felice durante la permanenza a Cagliari dei Savoia tra il 1799 e il 1814 mentre la Corona e i sandali in argento, creati da autori napoletani, sono invece dono dello stesso Carlo Felice.
La preparazione della statua della Vergine per secolare tradizione è affidata a Signore delle famiglie Saint Just, Amat e Manca di Villahermosa.
Nella Cattedrale di Cagliari, sempre nel giorno di Ferragosto, vengono esposti il Trittico di Clemente VII e le cinque spine della corona di Cristo trafugati durante il sacco di Roma del 1527 dalla camera da letto del Papa Clemente VII dal soldato spagnolo Juan Barsena.

Durante il viaggio di ritorno in Spagna il soldato, a seguito di una grande tempesta che aveva seriamente rischiato di far affondare la nave su cui viaggiava, promise a Dio di riconsegnare quanto aveva rubato se si fosse salvato. La nave riuscì a raggiungere il porto di Cagliari e il trittico e le cinque spine vennero consegnate al priore del Convento degli Agostiniani che le consegnò al Vescovo di Cagliari Girolamo di Villanova.
Una volta accertata l’autenticità del dipinto e della reliquia delle cinque spine venne informato il papa Clemente VII che decise di farne dono alla Cattedrale di Cagliari con l’obbligo, però, di esporli il 15 di agosto di ogni anno, per la solennità della Vergine Assunta, concedendo ai fedeli che partecipassero ai relativi riti della festività l’indulgenza plenaria poi confermata dal Papa Giovanni Paolo II nel 1992.

Il dipinto , risalente all’ultimo decennio del XV secolo, risulta essere copia di un opera del pittore fiammingo Rogier Van Der Waiden che operò in Italia negli anni intorno al 1450.
Tra le tradizioni religiose del Ferragosto merita di essere segnalata l’usanza, ormai quasi dimenticata, di alcune famiglie cagliaritane, con antiche origini liguri, di recitare il giorno della festività dell’Assunta 5 rosari con sole Ave Maria.

A Sassari il 14 di agosto viene organizzata la discesa dei candelieri che, accompagnati dal suono di flauti e tamburi e facendo particolari coreografie, portano sulle spalle enormi ceri che nella Chiesa di Santa Maria di Betlem vengono offerti alla Madonna Dormiente.

Accanto agli appuntamenti religiosi il giorno di Ferragosto ha sempre rappresentato un momento particolarmente importante per la vita e le abitudini dei cagliaritani.
Con il 15 di agosto, per prassi non comprensibile, sopratutto negli anni 50 del secolo passato, terminava almeno in gran parte la tradizionale stagione balneare; ci si avviava con notevole anticipo, in attesa dei temuti temporali, verso l’autunno.

Il giorno di Ferragosto era comunque un giorno particolarmente importante per tante famiglie cagliaritane che, sopratutto nell’immediato dopoguerra e sino agli anni 50 e 60 del secolo passato erano solite festeggiare la giornata con grandi riunioni di parenti e di amici all’insegna della convivialità.
L’ideale di quei tempi era festeggiare il Ferragosto organizzando il tradizionale e molto atteso pranzo al Poetto, magari all’interno dei mai dimenticati casotti o più spesso sotto ombrelloni nella spiaggia. Per ridurre al massimo la cottura di cibi in loco i commensali arrivavano, naturalmente in tram, al tanto atteso appuntamento annuale portando pesanti borse piene di vivande pronte e delle poche da preparare.

La spiaggia veniva invasa perciò da una miriade di deliziosi profumi tra i quali emergevano quelli della salsa, fatta rigorosamente con pomodori freschi, delle melanzane e delle zucchine fritte e cucinate in vario modo , del pesce in scabecciu, del forte e non confondibile aroma delle sardine arrostite in loco da specialisti ai quali veniva riconosciuta nella circostanza una sorta di particolare e unanime “autorità”.
Il pranzo sulla spiaggia era sempre preceduto dal rito del tradizionale tuffo in mare intorno a mezzogiorno che beneficiava, secondo i ricordi di chi ha vissuto quei tempi, dell’arrivo del piacevole vento di maestrale che secondo la generale convinzione popolare cagliaritana “intrara a mesudì”.
Era convinzione generale che il sapore dei manicaretti proposti nei pranzi in spiaggia venisse fortemente esaltato dalla particolare aria profumata che arrivava dal mare.

Le cose cambiarono a metà degli anni sessanta quando incominciarono a diffondersi le automobili e la sede dei tradizionali pranzi del Ferragosto venne progressivamente spostata dalla spiaggia alla vicina pineta.
La deliziosa e graditissima ombra degli alberi, il venticello che comunque arrivava dal mare infatti garantivano comunque una bellissima atmosfera che esaltava il grande piacere di mangiare in compagnia.

Ci si chiede che cosa è rimasto oggi di quelle bellissime semplici e umili abitudini? Probabilmente niente!! A parte il fatto che cucinare su graticole sulla spiaggia oggi, per giuste ragioni di sicurezza, sarebbe severamente vietato, resta il fatto, comunque, che i tempi, le abitudini sono molto cambiati, le esigenze e le comodità sono molto diverse e sicuramente se si dovesse proporre ai giovani d’oggi di partecipare a pranzi tipo quelli ricordati si andrebbe incontro a risposte magari non piacevoli. Oggi se si vuole stare in compagnia si va nei ristoranti dove si sta comodi e ciascuno sceglie di mangiare secondo i suoi gusti. L’organizzare le tavolate di Ferragosto , il preparare i piatti magari molto semplici secondo la tradizione, estremamente gustosi, sono rimasti solo un piacevole ma importante ricordo.

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