I ricordi carlofortini di Giancarlo Napoli_di Rosella Capriata
I diari personali e i promemoria, custodi di ricordi di Giancarlo Napoli unitamente ai racconti di Giümin, il vecchio battelliere che, in compagnia dell’amico Francesco, incontrava sulle panchine di Corso Cavour, stanno alla base dei 43 brevi racconti ambientati a Carloforte negli anni Cinquanta.

I racconti che costituiscono la prima parte del libro ci introducono direttamente nella vita del paese. Parlano del periodo della vendemmia (evento importante e particolare dell’anno, che interessava quasi tutta la popolazione tabarchina perché quasi tutti possedevano una vigna), o i mezzi di trasporto marittimi o terrestri, le passeggiate, i soprannomi, la pesca, la tonnara, il Nettuno Dancing, il vischiare, il Carnevale, il barbiere Camugi, i giochi ecc. Tutti testimoniano un passato che, in un modo o nell’altro, ha contribuito a determinare la vita e la società carlofortina d’oggi.
La seconda parte del libro è dedicata alla storia dei Tabarchini/Carlofortini, da quando lasciarono Pegli e ai tre avvenimenti importanti: la nascita di Tabarca in Africa, il trasferimento nell’isola di San Pietro e l’incursione dei barbareschi tunisini del 1798.
La terza parte si concentra sulla lingua e sul rischio estinzione cui il Tabarchino è esposto. In particolare, si evidenzia un breve glossario ed un interessante capitolo dedicato agli aneddoti linguistici.
La foto di copertina evidenzia uno dei primi ‘vaporetti’ per il trasporto delle persone e di alcune merci con servizi limitati a due corse, in alto, il grande caseggiato delle scuole pubbliche, chiamato affettuosamente Il Gigante rosso, le famose barche da pesca carlofortine e Il Palazzo della Banca, allora Commerciale.
Leggendo la prefazione del libro Carloforte ‘Marregordu’ anni ’50, ed GIA di Giorgio Ariu, agosto 2026, mi sono improvvisamente venute alla mente le parole di Luigi Pirandello, che avevo letto dall’atto unico L’uomo dal fiore in bocca e che mi avevano profondamente colpito: ‘Il sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati. Ricordare non è tornare indietro, è comprendere chi siamo diventati’
Così mi sembra proprio di poter dire che i ricordi dello scrittore, prevalentemente concentrati sugli anni ’50 del Novecento ci conducono a capire meglio il come e il perché i carlofortini vivono oggi la loro identità.
