Febbraio 1, 2023

Il georadar per un’estate calda_di Gaetano Ranieri

L’estate del 2014 è stata per me memorabile! Ho infatti affrontato ricerche innovative su fronti completamente diversi e con risultati di un certo peso scientifico. E’ stata memorabile anche perché densa di impegni, di conoscenze umane significative, e…. di successi, come mai prima mi era capitato.

Un anno da ricercatore a tutto tondo, un anno fortunato anche per i finanziamenti ottenuti e per le conseguenti opportunità per il mio team e per me. Purtroppo anche un anno di delusioni profonde. Ma ci sta, nella vita di un ricercatore.

Credo sia ben nota la mia partecipazione al progetto Mont’e Prama, iniziato molti anni prima, ma con i primi successi proprio nel mese di giugno, addirittura nei primi giorni dell’estate. Il ritrovamento dei grandi betili, che di fatto ha riacceso l’interesse per questo (ora) celeberrimo sito.

Un’emozione unica! Prima interpretare i dati geofisici, poi scegliere dove indirizzare lo scavo, poi indicare sul terreno dove scavare… Infine attendere lo scavo durato un giorno intero o poco più. Poi il ritrovamento. Non si trattava di statue come da me predetto per via della lunghezza e della larghezza, ma di betili di dimensioni superiori a quelle degli altri rinvenuti in passato, e fortemente segnati dagli aratri nel tempo.

Accorsero molte persone e molti giornalisti e per via di incomprensioni iniziarono i dissapori con la Soprintendenza, pasto ulteriore dei media e coccarde per politici e profittatori.

Parallelamente, alcuni miei studenti presentarono tesi di laurea d’avanguardia, su un argomento che avevo iniziato a studiare nel lontano 1994 al Politecnico di Torino: Gli effetti di campi elettromagnetici sul mondo biologico. I risultati, eclatanti, furono accolti con sorpresa e ammirazione, ma subito contrastati da alcune potenti multinazionali.

Ancora, negli stessi giorni la pubblicazione di un articolo in un’importante rivista scientifica su un sistema rivoluzionario di studio dei precursori sismici ad opera di un brillante e geniale dottorando, che avevo indirizzato sull’argomento e la conseguente preparazione di un progetto europeo colossale con ben 25 unità partecipanti, 16 Paesi Europei, 6 advisors (NASA, Nazioni Unite, Ente spaziale europeo, Ente spaziale giapponese, Ente spaziale Cinese, Governo della Turchia) fu al centro di quell’estate calda. E io, unanimamente, fui indicato come il Project Leader.

20 giorni richiusi in conclave a Rovereto, sede della TRILOGIS, con il vulcanico ing. Conti, con Luca Piroddi, l’artefice numero uno dello studio, con i brillanti e giovanissimi Sabina Dimitriu, del Politecnico di Bucarest,e Marco Mlnghini del Politecnico d Milano, e con il contatto telefonico frequente con il Rettore del Politecnico di Milano, che ha sede a Como, la prof.ssa Maria Brovelli, in missione in Cina, con l’ex Direttore del centro ricerche avanzate della Nasa con sede a Moffet Field California (il prof. Freudmann Freud) e con quello attuale, il Dr.Patrick Hogan, con la gestione dei relativi fusi orari, con i Responsabili della Protezione civile della Grecia e della Turchia, con i Direttori del centro di elaborazione dati di Nottingham (UK) e di Lisbona (Portogallo). 20 ore al giorno! 70 pagine fitte, non una parola in più, né in meno. Sembrava il team incaricato di lanciare una sonda su Marte.

Un team eccezionale! Scadenza (rispettata) per il 25 agosto (deadline scelta per scoraggiare e filtrare le domande). Ma il giorno successivo I! 26 di Agosto, ripresa delle attività a Monte Prama e incontro con il presidente della Fondazione di Sardegna che mi chiese quale diavoleria nascondesse Mont’e Prama. Fui convincente e lui decise di adottare come progetto Strategico la ricerca geofisico- archeologica nel sito delle statue giganti, con un congruo finanziamento.

Partii per i primi congressi internazionali: Istanbul, al congresso degli Archeologi, Atene a quello dei Geofisici. Oltre 4000 persone vennero a contatto con le statue di Mont’e Prama. Estasiati! A chiusura dell’Estate calda il ritrovamento sulla base dei dati geofisici delle due nuove statue.

Feci in modo che fosse uno dei detenuti che collaboravano con noi a trovare la testa di una statua, su cui avevo messo una taglia di 100 Euro. Inutile dire l’emozione per aver predetto il ritrovamento delle due statue, quasi intere e soprattutto per la bellezza delle statue.

Appena una settimana dopo, l’intervento alle Nazioni Unite a Ginevra, per l’illustrazione della Ricerca e per la richiesta di appoggio al progetto TOGETHER e infine il viaggio alla NASA, esperienza indimenticabile sia per i contenuti delle discussioni (4 giorni, chiusi nella sobria sala conferenze, per via di un tornado, assieme a 36 tra i più importanti scienziati del mondo) sia per l’informalità delle riunioni, sia per la semplicità della struttura ricettiva (spartana anche la stanza assegnatami, la stessa dove aveva soggiornato l’astronauta Aldrin, secondo uomo a toccare il suolo lunare), la frugalità dei pasti, la simpatica compagnia davanti a una tazza di the, un caminetto continuamente alimentato e un albero di Natale già illuminato.

Anche i primi giorni dell’inverno furono intensi. La presentazione all’Accademia di lincei delle ricerche geofisiche a Mont’e Prama , non riuscirono a compensare il dolore provato per la morte di mio fratello avvenuta due giorni prima. Riuscii però a sorridere alla notizia della nascita di Anna, mia nipotina, il giorno stesso. Attendemmo il risultato del progetto europeo per due mesi e fu una profonda delusione!

Che vi racconterò.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.