Febbraio 16, 2026

Il Parco Geominerario riparte_di Tarcisio Agus

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Nuxis-grotta-S'acqua-Cadda

La notizia è arrivata quasi in punta di piedi, dopo un lungo silenzio, attese e sospensioni: il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna ha finalmente un nuovo commissario. Si tratta del dottor Roberto Curreli, geologo, divulgatore appassionato, uomo che ha saputo trasformare un vecchio sito minerario in un luogo vivo, capace di raccontare la storia profonda dell’isola.

Ho conosciuto Curreli a Sa Marchesa, a Nuxis. Chi arriva lì per la prima volta non immagina cosa lo aspetta: un ex complesso minerario che, grazie al lavoro del Gruppo Speleo e alla visione di Curreli, è diventato un museo diffuso, un intreccio di geologia, speleologia e archeologia.

Roberto Curreli

Dentro la grotta di Acquacadda, tra concrezioni e silenzi antichi, sono riemerse decine di ceramiche della cultura di Monte Claro. Frammenti che raccontano un passato lontanissimo, il III millennio a.C., quando in Sardegna comparivano le prime cuspidi in bronzo. In un territorio ricco di rame, quei reperti sono più che semplici oggetti: sono indizi, forse chiavi, per comprendere come l’uomo abbia iniziato a dialogare con la montagna e con i suoi minerali.

A Sa Marchesa tutto parla di cura. Le collezioni di rocce e fossili, i pannelli didattici, i laboratori per le scuole, i percorsi che guidano i visitatori come in un racconto. È un luogo che non si limita a esporre: insegna, coinvolge, accende curiosità. E questo, inevitabilmente, dice molto anche dell’uomo che lo ha immaginato.

Quando ho saputo della sua nomina, l’ho chiamato subito. La telefonata è diventata un invito, e l’invito un ritorno a Sa Marchesa.

Quella mattina, mentre camminavamo tra gli edifici restaurati e l’ingresso della grotta, ho ritrovato la stessa passione di sempre. Curreli parlava del territorio come si parla di una persona cara: con rispetto, con affetto, con la consapevolezza che ogni dettaglio merita attenzione. In quell’angolo del Sulcis, la storia locale non è un capitolo chiuso, ma un filo che continua a intrecciarsi con la vita delle comunità.

Seduti all’ombra, alla fine della visita, il discorso è inevitabilmente scivolato sul Parco Geominerario, che quest’anno compie venticinque anni. Curreli non nasconde la soddisfazione per l’incarico, ma neppure le sue perplessità: un commissariamento ha tempi brevi, troppo brevi per costruire una programmazione solida. E il Parco, oggi più che mai, avrebbe bisogno proprio di questo.

Nonostante i limiti, ha già chiaro da dove partire.

Vuole chiudere definitivamente il percorso avviato con l’Accordo di Programma del 2011, quello che ha ridefinito le aree del Parco soggette a procedure autorizzative. La perimetrazione è stata completata nel 2018, ma mancano ancora le norme attuative. Senza di esse, i comuni continuano a inviare al Parco pratiche edilizie che nulla hanno a che vedere con la tutela mineraria.

Sbloccare questo passaggio significherebbe liberare il personale tecnico da un carico improprio e restituire energie alle attività che contano davvero: la valorizzazione, la ricerca, la collaborazione con i territori.

C’è poi un altro nodo: il Parco non possiede beni propri. Le strutture minerarie appartengono a Igea, e senza una concessione pluriennale diventa difficile programmare interventi, restauri, percorsi di fruizione. Curreli sogna un Parco che possa finalmente recuperare i siti individuati anni fa, aprirli al pubblico, creare spazi di accoglienza, offrire servizi minimi ma essenziali per trattenere i visitatori e raccontare loro la ricchezza di questo patrimonio.

È un progetto ambizioso, certo. Ma mentre lo ascoltavo, tra i profili delle colline e il silenzio della miniera, non sembrava impossibile. Sembrava, piuttosto, un percorso che aspetta solo di essere intrapreso con decisione.

Curreli sa che il suo tempo da commissario è limitato. Eppure vuole lasciare un’impronta: gettare le basi, costruire un metodo, riunire le associazioni, riportare i comuni al centro del dialogo.

E forse, se la Regione e i ministeri coglieranno l’occasione, questo commissariamento potrebbe diventare il preludio a qualcosa di più stabile. Una presidenza vera, con un mandato di cinque anni, capace di dare continuità a un progetto condiviso.

Non sarebbe un salto nel buio. Sarebbe, piuttosto, la naturale evoluzione di un percorso che nasce dal basso, dall’esperienza, dalla conoscenza diretta dei luoghi e delle persone.

Il Parco Geominerario ha bisogno di ripartire.

E forse, questa volta, ha trovato la persona giusta per farlo.

In copertina la Grotta di S’Acqua Cadda

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