Il porto di Cagliari e la nuova sfida della portualità sarda_di Nicola Silenti
L’avvio del nuovo corso dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna rappresenta un passaggio importante per il futuro dei porti dell’isola e, in particolare, per quello di Cagliari. Con l’insediamento del nuovo Comitato di Gestione e la nomina del Segretario Generale Alessandro Becce si completa infatti l’assetto di governance dell’ente chiamato a guidare il sistema portuale sardo nei prossimi anni.
Per chi osserva da vicino la realtà portuale cagliaritana, si tratta di un momento che merita attenzione. Il porto del capoluogo, per storia, posizione geografica e dotazioni infrastrutturali, resta uno degli scali più interessanti del Mediterraneo occidentale. Eppure negli ultimi anni non sono mancati momenti difficili, soprattutto dopo il ridimensionamento del traffico containerizzato, che aveva rappresentato una delle principali prospettive di sviluppo dello scalo.
Oggi Cagliari si trova di fronte a una nuova fase, nella quale diventa necessario ridefinire il ruolo del porto all’interno delle rotte mediterranee e, più in generale, dell’economia marittima della Sardegna.
Il presidente dell’Autorità portuale, Domenico Bagalà, ha indicato sin dalla prima riunione del Comitato di Gestione alcune direttrici di lavoro: rafforzare il dialogo tra istituzioni, sviluppare una pianificazione di sistema capace di valorizzare le vocazioni dei singoli porti e promuovere nuove attività economiche nelle aree portuali e retroportuali.
È un’impostazione particolarmente significativa per la realtà sarda. L’isola non possiede un unico grande porto dominante, ma un sistema articolato di scali che svolgono funzioni diverse: Cagliari, Olbia, Porto Torres,Oristano, Golfo Aranci e altri porti minori rappresentano una rete che deve essere governata con equilibrio e visione strategica.
In questo quadro Cagliari conserva una posizione centrale. Il suo porto commerciale, il traffico passeggeri, le attività industriali e logistiche e le potenzialità delle aree retroportuali costituiscono un patrimonio economico importante, che può ancora essere sviluppato.
La portualità moderna non è più soltanto un punto di arrivo e partenza delle navi. È un sistema economico complesso nel quale si intrecciano logistica, servizi, industria, innovazione e sostenibilità ambientale.
Le aree portuali possono diventare luoghi di produzione, di ricerca e di servizi avanzati, oltre che di movimentazione delle merci.
In questo senso la prospettiva della cosiddetta Blue Economy assume un valore strategico anche per la Sardegna. Cantieristica nautica, servizi logistici avanzati, attività industriali legate al mare e nuove tecnologie energetiche rappresentano ambiti nei quali i porti possono svolgere un ruolo decisivo.
Il presidente Bagalà ha indicato proprio in questa direzione una delle linee del suo mandato, sottolineando la necessità di valorizzare le attività produttive presenti nelle aree retroportuali e di favorire lo sviluppo di nuove economie legate al mare.
Per Cagliari si tratta di una prospettiva concreta. La città possiede competenze professionali, infrastrutture e spazi che potrebbero ospitare nuove iniziative imprenditoriali legate alla filiera marittima.
Naturalmente tutto questo richiede una visione chiara e una forte capacità di coordinamento tra le diverse istituzioni coinvolte.
La composizione del nuovo Comitato di Gestione testimonia proprio questa esigenza di collaborazione. Accanto al presidente Bagalà siedono il Direttore Marittimo di Cagliari Giovanni Stella e i rappresentanti della Regione Sardegna, delle città metropolitane di Cagliari e Sassari e del Comune di Olbia.
Il porto, del resto, non è un’entità separata dalla città e dal territorio. È una infrastruttura economica che incide direttamente sulla vita delle comunità locali, sull’occupazione e sulle prospettive di sviluppo.Per questo motivo la portualità deve essere considerata una vera politica industriale.
Personalmente conosco Domenico Bagalà anche sul piano umano, oltre che professionale. La nostra amicizia nasce dal comune interesse per il mare e per i temi della navigazione. Nel corso degli anni ho avuto modo di apprezzarne l’equilibrio, la capacità di ascolto e il senso delle istituzioni.Sono qualità importanti per chi deve guidare un sistema portuale complesso come quello della Sardegna.
La gestione di un’Autorità portuale richiede infatti non soltanto competenze tecniche, ma anche la capacità di costruire relazioni istituzionali solide e di ascoltare le esigenze degli operatori marittimi e portuali.
Accanto alla figura del presidente assume particolare rilievo anche la nomina del nuovo Segretario Generale, Alessandro Becce.La sua è una scelta che punta su una lunga esperienza nel settore. Ingegnere elettrotecnico, Becce ha operato per oltre trent’anni nel mondo portuale e logistico, sia in Italia sia in contesti internazionali. Ha maturato competenze nei principali comparti del traffico marittimo – container, rinfuse, general cargo e project cargo – e ha ricoperto anche l’incarico di presidente dell’Autorità portuale di Savona.
Il Segretario Generale rappresenta la figura chiave nella gestione operativa dell’Autorità portuale. Coordina la struttura amministrativa dell’ente e svolge un ruolo di raccordo tra la visione strategica della presidenza e la realizzazione concreta dei programmi.
La collaborazione tra il presidente e il Segretario Generale diventa quindi uno degli elementi fondamentali per l’efficacia dell’azione amministrativa.Nel caso della Sardegna questa collaborazione dovrà confrontarsi con uno scenario internazionale in rapido cambiamento.
Il trasporto marittimo sta attraversando una fase di trasformazione profonda, influenzata dalle tensioni geopolitiche, dai cambiamenti delle rotte commerciali e da normative ambientali sempre più stringenti.
Tra le questioni emerse già nelle prime riunioni del nuovo organismo portuale vi è quella legata al sistema europeo di scambio delle emissioni applicato al trasporto marittimo. Il presidente Bagalà ha richiamato l’attenzione sulla necessità di chiedere l’eliminazione permanente dell’ETS per le isole, sottolineando il rischio che tali misure possano penalizzare i collegamenti marittimi e aumentare i costi dei traffici.
Per una regione insulare come la Sardegna il tema non è secondario. Gran parte delle merci e dei collegamenti dipende dal trasporto marittimo e qualsiasi aumento dei costi logistici rischia di incidere sull’intera economia regionale.
Ma accanto ai problemi esistono anche opportunità.
Il Mediterraneo resta una delle aree più dinamiche del commercio marittimo mondiale. Le rotte tra Europa, Africa e Medio Oriente attraversano proprio questo mare, e i porti che sapranno organizzarsi con efficienza potranno intercettare nuove occasioni di sviluppo.
Cagliari possiede tutte le caratteristiche per svolgere un ruolo importante in questo scenario. La sua posizione geografica al centro del Mediterraneo occidentale rappresenta un vantaggio naturale che pochi altri porti possono vantare.
Occorre però trasformare questo vantaggio geografico in una strategia economica concreta.Il rilancio del porto non dipende soltanto dalle infrastrutture, ma anche dalla capacità di attrarre investimenti, sviluppare servizi logistici moderni e creare un ambiente favorevole alle imprese.
Il porto, in fondo, è sempre stato uno specchio della vitalità di una città.Cagliari è storicamente una città di mare. Il suo porto ha rappresentato per secoli una porta aperta sul Mediterraneo, un luogo di scambi commerciali e culturali.
Oggi quella tradizione può diventare una risorsa per il futuro.Il nuovo assetto dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna rappresenta dunque un punto di partenza. L’esperienza di Domenico Bagalà e la competenza tecnica di Alessandro Becce costituiscono una base solida per affrontare le sfide dei prossimi anni.
Molto dipenderà dalla capacità di trasformare le linee programmatiche in progetti concreti e di costruire attorno al sistema portuale una vera politica marittima regionale.
Cagliari e la Sardegna guardano a questa nuova fase con una aspettativa semplice ma significativa: che il porto torni ad essere uno dei motori della crescita economica dell’isola e uno dei protagonisti della portualità mediterranea.
