Nel giardino di Nuraci Guspini rende omaggio al suo guerriero dimenticato_di Tarcisio Agus
Nella splendida cornice del giardino in regione Nuraci a Guspini, per iniziativa di Marco Serpi, presidente del Lions Club Monreale per l’anno sociale 2026-2027, si è svolta venerdì 17 luglio una manifestazione importante e rara: la celebrazione pubblica di un guspinese “dimenticato”, Elio Dessì.
L’occasione per recuperare questa “dimenticanza” è stata la presentazione della sua ultima opera letteraria, La fine degli Shardana – La mano del destino, pubblicata nella collana “Memoria di Sardegna” dalla Casa Editrice GIA di Giorgio Ariu di Cagliari.
I lavori di presentazione sono stati affidati e coordinati dalla poetessa guspinese Iride Peis. Il romanzo epico racconta degli Shardana, il mitico popolo di guerrieri citato nelle fonti egiziane sotto i faraoni Ramses II e Ramses III. Prima guardie del corpo e alleati dei sovrani nordafricani, fino alla battaglia del 1180 a.C., quando, voltando le spalle al grande Egitto, si schierarono con i Popoli del Mare.
Elio, grande combattente e guerriero nella vita reale – uno dei più famosi spadaccini e arcieri a cavallo al mondo, vincitore di 15 medaglie d’oro e protagonista di sfide storiche – cala i suoi mitici personaggi non sul delta del Nilo, ma nel territorio che ha amato: tra l’antica area portuale di Santa Maria de Nabui, l’Arcuentu, montagna sacra, e i complessi nuragici di Saurecci, Urradili, Melas, Brunku ‘e S’Orku.
La sua è stata una vita segnata anche da vicende “sfacciate”. Campione del mondo in casa dei Samurai, è stato a lungo dimenticato in patria. A livello nazionale non gli sono mai stati pienamente riconosciuti i meriti sportivi, perché all’epoca le arti marziali non rientravano tra gli sport olimpici.
Da grande combattente, però, non si è mai arreso. Ha continuato a tenere alti i valori dello sport e a promuovere la sua identità e il territorio che lo ha accolto. Tra le sue opere letterarie spicca Sa Kuspidesa, omaggio alla comunità di Guspini e a una delle sue produzioni artigianali più celebri: il coltello. La Guspinesa, strumento duttile per pastori e minatori, era anche micidiale arma da difesa.
I fanti sardi, nelle trincee e nei boschi, preferivano il coltello sardo a serramanico alla baionetta, più ingombrante e meno maneggevole.
Nel giardino guspinese, quasi a sfidare i vecchi pregiudizi, Elio è stato accolto alla presenza del sindaco di Guspini Marco Pala e di un numeroso pubblico di estimatori del Maestro d’Armi. Al tavolo si sono alternati: l’ing. Sandro Pili, sindaco di Terralba; Pier Paolo Tuveri, suo ex allievo; il giornalista Giovanni Scanu; gli artisti Armando Casu, Lara Pillai e Simona Caneglias, che hanno letto brani dell’opera e suonato pezzi classici indimenticabili in onore del “Samurai sardo”.
L’intervento più toccante è stato quello del prof. Francesco Bussu, Primario all’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma e professore ordinario di Otorinolaringoiatria all’Università di Sassari. Fu lui a operare Elio per un grave tumore maligno alla lingua alcuni anni fa. Il professore rimase colpito dalla forza interiore di Elio e, nella maturità, ha ritrovato nel Maestro lo stesso legame tra arti marziali e misticismo Zen che traspare dal libro.
Nella sua presentazione ha dichiarato: “Io ho conosciuto Elio sia come uomo che come maestro, essendo testimone diretto della disciplina, della forza e della straordinaria determinazione con cui ha affrontato un percorso impegnativo e la successiva ripresa. Leggendo il libro, ho ritrovato le stesse qualità nei suoi personaggi, nei ‘buoni’ del suo romanzo: la capacità di affrontare la prova, la fedeltà a un codice, il coraggio che non consiste nell’assenza della paura, ma nella volontà di non lasciarsene dominare”.
E ha concluso: “Per questo La fine degli Shardana non è soltanto una storia di guerra, ma una storia di resistenza e di ritorno. Ci ricorda che la Sardegna può essere protagonista quando i Sardi hanno il coraggio di uscire, confrontarsi con il mondo, costruire alleanze e infine tornare; quando trasformano l’insularità da condanna in identità e l’identità da rifugio in forza.
Ringrazio quindi il mio amico Elio per aver scritto questo libro, per avermi condotto lontano dalle mie letture abituali e per averci ricordato che la storia, anche quando diventa romanzo, può aiutarci non soltanto a immaginare ciò che siamo stati, ma soprattutto a decidere ciò che vogliamo tornare a essere”.
L’incontro, oltre a rendere finalmente omaggio al campione, è stato anche l’occasione per ammirare la splendida mostra di quadri di Licia Santos de Castiglia. Artista di respiro internazionale, nata da madre silighese e da nobile famiglia spagnola dei Castiglia, fu candidata ufficialmente al Premio Nobel per la Letteratura nel 2002. Le sue opere sono esposte nel grande museo della Jhosef Center Art School di New York, dove i suoi capolavori di volti femminili hanno affascinato milioni di visitatori. Elio è proprietario di una parte importante della sua produzione e di due rilevanti opere di Mario Delitala e Tore Cau di Sassari. Dei circa 80 capolavori, vene sono una decina della Santos de Castiglia realizzati su cristallo “mille punti” tedesco. Una tecnica difficilissima e molto costosa che, in occasione del millenario dell’arte vetraria a Venezia, ottenne un grande riscontro. Altrettanto preziose sono le opere realizzate con colori a crosta ricavati da erbe e bacche, che colorano senza creare spessore.
Ancora una volta, per amore del suo paese e per rendere omaggio alla grande artista, Elio vorrebbe mettere questa collezione a disposizione della comunità. Per la prima volta Guspini potrebbe vantare un patrimonio artistico di livello mondiale, visitabile dal pubblico e studiato da artisti e studenti. Un’opportunità culturale e internazionale da molti corteggiata e ambita.
La serata si è conclusa con la poesia in logudorese El Nigno, recitata da Paola Rosalinda Marongiu, dedicata da Licia ad Elio e al suo fantastico destriero andaluso.
