Settembre 21, 2026

Il rito bizantino dell’Assunta Dormiente, radicato nella comunità guspinese_di Tarcisio Agus

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Sono trascorsi dodici secoli da quando i monaci bizantini scelsero quel promontorio di sabbione granitico compattato per erigere il loro modesto cenobio: celle scavate nella roccia, un piccolo battistero, la Dormitio – una nicchia destinata al simulacro della Vergine – e, sopra il complesso rupestre, una chiesetta probabilmente impostata su pianta a croce latina, come spesso avveniva anche in Sardegna.

I monaci, detti “basiliani” perché seguivano la regola di San Basilio Magno (330-379), oltre alla preghiera si dedicavano all’assistenza ai poveri, alla copiatura dei manoscritti e soprattutto all’agricoltura. È verosimile che proprio loro abbiano introdotto nuove tecniche agrarie nella comunità locale. Una traccia eloquente di questa attività è il toponimo Figuresia (“il fico della chiesa”), vicino alla chiesetta bizantina di Santa Maria Assunta, dove i monaci avviarono la coltivazione dei fichi: essiccati, servivano come sostentamento nei giorni di digiuno, in particolare durante la preparazione alla festa dell’Assunta del 15 agosto.

Il rito bizantino della Dormizione di Maria, celebrato il 15 agosto, è ancora oggi vivo nella tradizione guspinese. A differenza dell’Assunzione cattolica, la Dormizione sottolinea il sonno e il transito della Vergine dalla vita terrena a quella celeste. Il fulcro del rito è l’esposizione e la processione del simulacro della Madonna Dormiente. Anticamente, quando non era possibile disporre di una statua, si portava in processione l’Epitaphios, un grande tessuto ricamato raffigurante la scena della Dormizione.

Accesso alla Dormitio

Dal 1° al 14 agosto si osservava un rigoroso digiuno (oggi raramente) e si recitava l’ufficio bizantino della Paraclisis, la “Piccola Quaresima”. Questo antico ufficio mariano sopravvive oggi nel canto dei coggius, termine di origine spagnola ma forse rielaborazione di antichi canti ortodossi.

Il simulacro della Vergine, ornato con abiti preziosi e gioielli, veniva portato dalla Dormitio in processione attorno alla chiesa e collocato al centro dell’edificio sacro, sopraelevato, per essere venerato. I fedeli si accostavano a baciare i calzari della Madonna.

Oggi la Dormitio rupestre non è più utilizzata: la funzione è svolta dalla cappella di San Raffaele, situata all’interno della parrocchiale di San Nicolò, dove avviene la vestizione del simulacro prima della processione verso la chiesa di Santa Maria.

Come a Gerusalemme, la statua – un tempo l’Epitaphios – veniva portata attorno alla chiesa accompagnata da canti e preghiere.

Un tempo si svolgeva anche il rito delle erbe, oggi quasi scomparso: si benedicevano rami e piante aromatiche, in particolare l’elicriso (scovua de Santa Maria), il rosmarino (zippiri), la menta e i fiori di mirto (frôri de mutta), richiamando la tradizione secondo cui gli apostoli trovarono la tomba di Maria vuota ma colma di profumi.

Dormizione e Assunzione: differenze dogmatiche

  • Dormizione (tradizione bizantina/ortodossa): Maria si addormenta, muore, viene sepolta dagli apostoli e dopo tre giorni è risuscitata da Cristo e assunta in cielo.
  • Assunzione (tradizione cattolica): il dogma afferma che Maria fu assunta in cielo “al termine della vita terrena”, senza specificare se morì o meno.

Nonostante la sostituzione dei monaci bizantini con quelli latini, il rito della Dormizione non venne mai cancellato: sopravvisse, radicato nella comunità.

La sostituzione dei monaci bizantini avvenne probabilmente dopo l’epistola del papa Gregorio VII del 14 ottobre 1073, che invitava i giudici sardi a riconoscere la supremazia della Chiesa romana. È verosimile che il cambiamento si sia compiuto sotto Barisone I d’Arborea e la consorte Algabursa, che portarono a Oristano l’Ordine dei Gerosolimitani, fondando nel 1175 l’ospedale di Sant’Antonio Abate.

I Gerosolimitani trovarono a Guspini un culto già radicato e, essendo essi stessi legati alla tradizione gerosolimitana della Dormizione, continuarono a celebrarla il 15 agosto. La festa, originaria dei cristiani di Gerusalemme, era stata estesa a tutto l’impero bizantino dall’imperatore Maurizio (582-602).

L’antico battistero

La “variante gerosolimitana”

A Gerusalemme, la notte del 14 agosto si svolge una processione con l’Epitaphios della Panagia dal Patriarcato al Getsemani, dove si cantano gli Enkomia, le lamentazioni funebri.

Questa parte del rito non è giunta a Guspini, forse abbandonata nel tempo, forse sostituita da un’altra forma simbolica: l’esposizione della statua distesa, che riproduce in modo mistico il pellegrinaggio dei Gerosolimitani tra il Monte Sion e la Valle del Cedron.

Resta viva la tradizione delle panche.

Per otto giorni, dal 7 al 15 agosto, la statua veniva esposta nella chiesa – come oggi – e ai lati del feretro furono costruite lunghe panche in muratura, ancora visibili, coperte a lutto. I confratelli, i devoti e spesso i Cavalieri Gerosolimitani vi sedevano per vegliare la Madonna, giorno e notte.

Il rito richiama la tradizione ospedaliera dell’Ordine: vegliare il malato. Qui il “malato” è la Vergine Dormiente.

Nella tradizione gerosolimitana, la Dormiente non veniva posta sull’altare maggiore, ma all’ingresso, con i piedi rivolti verso l’altare. Il gesto è teologico: Maria dorme “in cammino” verso Cristo. I piedi verso l’altare significano il suo andare incontro all’Eucaristia, preludio dell’Assunzione.

A Guspini questa prassi si è mantenuta, arricchita dal fenomeno della finestrella orientis.

La chiesa di Santa Maria di Malta è orientata con l’abside a Est. All’alba, per tutta la festa, il sole entra dalla monofora orientale e per circa un quarto d’ora disegna un cammino di luce sulla Dormiente: dalla testa ai piedi.

Per i Gerosolimitani era il segno dell’Assunzione: la luce divina che “risveglia” Maria. Dal sonno del 7 agosto, alla luce che la attraversa, alla processione del 15 in cui “si alza”.

È lo stesso principio degli allineamenti solari delle chiese romaniche e dei nuraghi: architettura, astronomia e fede intrecciate in un unico gesto rituale.

In copertina il colonnato del loggiato per i viandanti e i malati.

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