Settembre 26, 2021

Storie Cagliaritane/Cagliari in bianco e nero_di Alberto Cocco

La sera del 06 gennaio del 1960, Cagliari si scopre al centro dell’Italia.  Non è più una lontana zattera, separata dal Tirreno e destinata ai trasferimenti per punizione.

L’imminente nascita della Costa Smeralda si prepara a renderla un’isola invidiata ed amata dal jet set internazionale ed uno dei luoghi più esclusivi tra le le rotte del turismo estivo, grazie al visionario progetto di Karim Aga Khan e dei suoi architetti.

Il paese è ancora sconvolto da qualche giorno.

La morte prematura del leggendario campione del ciclismo Fausto Coppi, piegato dalla malaria in terra africana, è sulla bocca di tutti.

Ma il sabato in bianco e nero dell’unica rete televisiva nazionale è un imperdibile appuntamento per le famiglie.

Il Teatro Massimo accoglie il grande evento della finale di Canzonissima, il nuovo e popolare varietà musicale abbinato alla Lotteria di Capodanno.

Il complesso è stato edificato dalla famiglia Merella nel 1947 sulle rovine del loro mulino a vapore, dopo che i bombardamenti alleati hanno dilaniato l’antico Civico.

Il nuovo auditorium vanta un’ottima acustica, ampio palcoscenico e un buon numero di posti a sedere di platea e galleria.

Accanto, viene realizzata l’arena all’aperto Cinegiardino, che ospita Maria Callas e Beniamino Gigli, Vittorio Gassman ed Eduardo De Filippo, le grandi prime dei colossal “Ben Hur” e “I dieci comandamenti”.

Maria Callas

Questa edizione è  molto gradita dalla gente.

Nel tempo, di tutte le edizioni è la più amata, con quella storica del 1968.

Il trio dei conduttori è di prima grandezza: l’incantevole soubrette Odette Bedogni, in arte Delia Scala, si alterna in gags e brevi scene con la verve del ciociaro Nino Manfredi – che regala alla platea il brioso personaggio del ciociaro Bastiano del “Fusse ca fusse la vorta bbona” – presto indimenticabile Rugantino nel mondo, aiutata dall’irriverente e caustica ironia del grande Paolo Panelli.

La trasmissione è un dream team di protagonisti: il regista è Antonello Falqui, gli autori sono Garinei e Giovannini, le coreografie sono state affidate a Don Lurio e l’orchestra è diretta da Bruno Canfora.

Il capoluogo sardo vive con indicibile eccitazione il grande giorno.

La RAI si prepara allo sforzo titanico delle Olimpiadi di Roma in quotidiana e costante diretta e si prepara al moltiplicarsi degli abbonamenti al suo canone, privilegiando l’attenzione delle periferie geografiche.

Attraverso questa strategia, dopo avere premiato Bari, Palermo e Reggio Emilia, adesso sale alla ribalta la Sardegna.

I tecnici della televisione nazionale sono arrivati da giorni e sono alle prese con l’arduo cimento di un chiaro canale di ritorno, dall’isola alla penisola, per evitare la figura mortificante di una diretta mancata.

All’esterno del teatro, i vertiginosi tralicci e le gigantesche parabole fanno sognare i sardi, che reralizzano l’emozione di questo debutto.

L’attesa è febbrile, come dimostra l’arrivo del piroscafo, che fa barcare al molo Panelli e Manfredi, gli orchestrali ed il mitico Alberto Rabagliati.

Un volo Metropolitan della Convair porta a Cagliari altri divi dell’epoca, come Nilla Pizzi e Domenico Modugno, Achille Togliani e Nicola Arigliano, Joe Sentieri e Miranda Martino, le signorine buonasera Nicoletta Orsomando e Annamaria Gambineri.

Il reuccio Claudio Villa e Wilma De Angelis, il delizioso cesellatore Aurelio Fierro e l’emergente Mina hanno registrato i loro brani.

Wilma De Angelis
Claudio Villa

Non faranno parte dell’avventura in terra sarda, ma andranno in onda nel montaggio televisivo di Antonello Falqui.

Tutti sono alloggiati nel migliore albergo della capitale isolana, il centralissimo e confortevole Jolly del Viale Regina Margherita.

Quando si prepara l’inizio dell’evento, i fortunati e facoltosi possessori dei biglietti di ingresso palesano le mises di una mondanità lungamente sognata, con le dame in pelliccia e gioielli, gli uomini in abito scuro e le divise di ordinanza degli alti ufficiali ammessi in proscenio.

Nel foyer, tre asinelli raccontano un discutibile richiamo al folklore della nostra terra, con il contributo di canti e balli sardi ed i tre mattatori in costume tradizionale della Sardegna, al posto delle giacche a righe.

La serata? A dirla tutta, è una delusione.

I cantati mimano goffamente le canzoni pre-registrate.

Joe Sentieri vince, con l’effervescente interpretazione di “Piove”, davanti a Miranda Martino e la bellissima “Arrivederci” di Umberto Bindi e la stupenda “Vecchio frac” di Mimmo Modugno.

Lo spettacolo è fuori dal teatro, con la polizia ed i carabinieri, la folla trepidante, l’agitarsi dei vigili urbani e le ambulanze, le trattorie eccezionalmente aperte fino alla mezzanotte.

Cagliari diventa meta di turismo internazionale, festeggia lo scudetto con l’armata di Gigi Riva, accoglie il Festival Bar e “Notre Dame de Paris”.

Ma l’alba di quel presentarsi in bianco e nero alla sterminata platea televisiva è un battesimo, che resta impresso nella nostra storia.

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