Gennaio 16, 2026

La Sardegna e Haiti unite nel progetto ‘SustainHer’: L’intervista a Melania Montis e Rodney Dufrene tra sfide logistiche e speranze per il futuro_di Tarcisio Agus

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Gruppo-di-donne-Haitiane

Venerdì 28 novembre scorso, presso la sede dell’associazione CRFPA (Agenzia Formativa) in via San Simone a Cagliari, sono stati presentati i risultati del progetto “SustainHer – Empowerment femminile, sostenibilità e cooperazione internazionale” realizzato ad Haiti.

Il progetto, finanziato ai sensi della legge regionale n. 19 dell’11 aprile 1996, è stato attuato dall’organizzazione di volontariato “Piccoli Progetti Possibili ODV” di Guspini e coordinato dalla dott.ssa Melania Montis.

Durante l’incontro, oltre alla presentazione dei risultati, si è svolta una videoconferenza con collegamento dai Caraibi, che ha visto la partecipazione di Melania Montis (progettista e project manager per 3P nel progetto SustainHer) e di Rodney Dufrene (partner e coordinatore locale per l’associazione ok l’imda.

Questa interlocuzione ha permesso ai presenti di conoscere più da vicino la difficile realtà socio-economica dell’isola, che condivide il territorio con la Repubblica Dominicana. Haiti non è ancora riuscita a riprendersi dal devastante terremoto del 2010 e la sua situazione rimane estremamente problematica.

A ciò si aggiunge una lunga e dolorosa storia: prima la conquista spagnola, che portò allo sterminio degli indigeni, poi l’annessione alla Francia, che proseguì l’opera coloniale con ulteriori massacri e saccheggi.

Neppure l’indipendenza, proclamata il 1° gennaio 1804, garantì pace e prosperità: seguirono infatti lotte interne e ribellioni, anche contro gli Stati Uniti d’America, che occuparono il Paese dal 1915 al 1934.

La popolazione, sottoposta a vari regimi dittatoriali, non è mai riuscita a stabilizzarsi né a costruire un percorso di autonomia e sviluppo. La crisi è precipitata nel marzo 2024, quando la capitale Port-au-Prince è caduta sotto il controllo delle bande criminali. Ancora oggi gran parte degli abitanti vive in condizioni di estrema povertà.

In questo contesto, la presentazione del progetto SustainHer – che potremmo definire una goccia d’acqua nel vasto mare dell’oppressione – apre comunque uno spiraglio di speranza, come emerge dalle testimonianze raccolte durante l’intervista con Melania Montis e HerRodney Dufrene.

D: Come è nato il progetto SustainHer?

Melania Montis: SustainHer è nato dall’incontro tra bisogni concreti e desiderio di autonomia. In Haiti, molte donne non hanno accesso a soluzioni igieniche dignitose, con ripercussioni su salute, lavoro ed educazione. Abbiamo immaginato una risposta tangibile, sostenibile e guidata dalle donne: produrre assorbenti igienici lavabili all’interno di una filiera che generi lavoro, formazione e indipendenza economica.

Rodney Dufrene: Nel 2005 mi sono trasferito con la mia famiglia a Gonaïves, una città in cui abbiamo subito percepito l’assenza di servizi essenziali: mancavano strutture educative, spazi ricreativi per bambini e giovani, e soprattutto luoghi dedicati alle donne. Per rispondere a questi bisogni, nel 2006 ho avviato la mia prima attività a Port-au-Prince, destinando i profitti al sostegno di una scuola e di un orfanotrofio.

Nel 2012, il trasferimento negli Stati Uniti mi ha permesso di confrontarmi con nuovi modelli e visioni di sviluppo. Ho maturato una consapevolezza più profonda: per generare un impatto reale e duraturo, bisognava partire dal rafforzamento del ruolo delle donne nella società. Da lì ho iniziato ad acquistare le prime macchine da cucire e ad avviare una piccola produzione tessile, coinvolgendo le donne della mia città.

Quando ho conosciuto il progetto SustainHer, è stato chiaro che le nostre visioni si stavano incontrando: era arrivato il momento di far fiorire un’idea che avevo coltivato a lungo, ma che da solo non sarei riuscito a realizzare.

D: Perché proprio gli assorbenti lavabili?

Melania Montis: Perché sono una risposta pratica a un bisogno universale e spesso invisibile. In molte società, le mestruazioni sono ancora un tabù. In Haiti, possono significare giorni di scuola o lavoro persi. Gli assorbenti lavabili sono sostenibili, economici e possono essere prodotti localmente, creando opportunità economiche e consapevolezza.

Rodney Dufrene: Spesso la mancanza di un’igiene mestruale adeguata ha conseguenze gravi – anche per i neonati. Infezioni e complicazioni derivano da cattive condizioni di salute femminile. È una questione di dignità, ma anche di vita.

D: Qual è stata la sfida più grande?

Rodney Dufrene: In un contesto come Haiti, ogni dettaglio è una sfida: elettricità, acqua, trasporti, sicurezza… Avviare una realtà come SustainHer ha significato affrontare ostacoli quotidiani – trovare uno spazio adatto, garantirgli acqua ed elettricità, acquistare macchinari, materiali, arredi. Ancora oggi affrontiamo difficoltà nel reperire i tessuti, tra dogane, trasporti e condizioni delle strade. Ma Haiti ha anche grandi risorse umane e forza.

Melania Montis: Per me, la sfida più grande è stata comprendere e adattarmi al funzionamento di un paese così diverso dall’Italia, cercando di rispettare i tempi e gli obiettivi iniziali. Ogni passo richiede flessibilità, ascolto e visione.

L’ufficio del progetto

D: Come avete reso operativa e autonoma la sede di SustainHer?

Rodney Dufrene: È stato necessario partire dalle basi. Abbiamo installato un impianto fotovoltaico per garantire elettricità continua, fondamentale per le macchine da cucire e per lavorare in sicurezza. Abbiamo scavato un pozzo per rendere l’acqua disponibile in loco – elemento vitale in un’area dove non è scontato averne accesso. Poi abbiamo arredato la sede in ogni dettaglio: tavoli da lavoro, scaffali, armadietti, zona ufficio. Ogni pezzo è stato pensato per creare uno spazio funzionale, dignitoso e accogliente, che potesse essere vissuto dalle donne con orgoglio e senso di appartenenza.

D: C’è un momento che vi ha colpito particolarmente?

Melania Montis: Quando abbiamo allestito la sede, il figlio dodicenne del pastore ha visto per la prima volta un aspirapolvere. Era curioso. L’ha provato – prima con paura, poi con entusiasmo. Ha pulito tutto lo spazio. In quel gesto c’erano meraviglia, dignità e la gioia di imparare qualcosa di nuovo.

Rodney Dufrene: A colpirmi di più è stata la reazione della comunità – un misto di entusiasmo e diffidenza. Le persone vogliono agire, cambiare, ma temono anche di essere deluse. Eppure, la loro disponibilità e umiltà nel mettersi in gioco ci ha confermato che siamo sulla strada giusta.

D: Che ruolo ha avuto la Sardegna?

Rodney Dufrene: La Sardegna non è stata solo un ente finanziatore – è stata il cuore pulsante del progetto. Ha creduto in noi, sostenuto la crescita di SustainHer con pragmatismo e umanità. 3P ha accompagnato ogni fase; Melania ha incarnato la determinazione operativa; la Regione Autonoma della Sardegna ha reso tutto possibile grazie al supporto economico. Imprese e donatori privati hanno aggiunto calore e continuità. Persino una società di consulenza di Firenze ha voluto contribuire. Questo ci ha fatto sentire visti, sostenuti, parte di qualcosa di più grande.

D: Come vengono formate le donne coinvolte?

Melania Montis: La formazione è tecnica e personale. Sì, insegniamo a cucire, ma anche a gestire il lavoro, a comunicare, a creare relazioni. Le accompagniamo nel riscoprire il proprio valore, nell’organizzarsi, nel vendere, nel promuoversi. Usiamo metodi partecipativi e creativi per far emergere l’unicità di ciascuna. Non tutte partono dallo stesso livello scolastico, ma tutte hanno uno spazio per contribuire. La partecipazione vale più della teoria.

D: E adesso? Quali sono le prospettive future?

Melania Montis: Siamo stati contattati dal World Food Program di Port-au-Prince per esplorare una possibile replica del progetto, dando lavoro ad altre 60 donne sopravvissute a violenze. È un segnale forte. Ma per andare avanti servono competenze, visibilità e donazioni. Ogni passo può cambiare una vita. L’obiettivo è produrre in Haiti e vendere in Nord America ed Europa.

Rodney Dufrene: Il progetto può crescere fino a diventare un vero centro di formazione peer-to-peer, dove le donne già formate trasmettono il sapere alle altre. Stiamo anche esplorando la possibilità di produrre tessuto impermeabile dalle foglie di banana — una risorsa locale poco valorizzata. Ogni nuova idea nasce da un bisogno e da un’opportunità.

D: Qual è stato il ruolo di Rodney come partner locale?

Melania Montis: Rodney è stato il ponte operativo e umano tra la realtà haitiana e quella italiana. Il suo contributo è stato fondamentale in ogni fase. Ha facilitato il mio arrivo ad Haiti, sostenendo ogni dettaglio logistico – dall’alloggio alla gestione dei fornitori, fino alle operazioni quotidiane. Ha curato i rapporti con le imprese locali e gestito la logistica dei prodotti. È stato centrale anche nella selezione delle beneficiarie, traducendo nella lingua locale e facilitando la comunicazione. La sua presenza ha radicato localmente il progetto e ne ha rafforzato la legittimità. Con dedizione, pazienza e fermezza, ha reso possibile ciò che su carta sembrava complesso. Rodney è stato il custode esecutivo del progetto, mentre io ne ho disegnato la visione e la struttura.

D: Come si può sostenere il progetto?

Rodney Dufrene: Anche un piccolo gesto può fare la differenza. Condividere il progetto, parlarne, creare connessioni. Ogni donazione, ogni parola, ogni collaborazione può incidere.

D: Una parola per riassumere SustainHer?

Rodney: Dignità.

Melania: Coraggio.

D: Ci sono degli altri aspetti che sono stati parte di questa esperienza?

Melania Montis: Sì, decisamente. Prima ancora che io partissi per Haiti, mi hanno mandato le foto di una squadra numerosa di ragazzi di ogni età, che volevano giocare a calcio ma avevano bisogno di palloni, scarpe adeguate e magari un pantalone e una maglietta uguali per tutti. Sono stati i contributi e la generosità dei sardi che hanno permesso anche questo passo.

Per quanto riguarda l’orfanotrofio, abbiamo comprato cibo grazie agli aiuti dei connazionali sardi e non solo cibo, abbiamo permesso continuità agli educatori e alle questioni burocratiche necessarie per andare avanti.

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