Gennaio 16, 2026

Cagliari e il mare al centro del dibattito culturale: Ideario25 come patrimonio della città_di Nicola Silenti

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Con la sua quarta edizione, il Festival culturale Ideario25 si è confermato come uno degli appuntamenti più significativi della vita culturale cagliaritana. Organizzato da ASI Sardegna in collaborazione con l’Associazione culturale Ideario e diretto dal giornalista Fabio Meloni, il festival ha saputo, ancora una volta, trasformare Cagliari in un luogo di confronto autentico, capace di affrontare temi complessi senza cedere alle scorciatoie della semplificazione o del conformismo.

Sa Manifattura, spazio ormai riconosciuto come punto di riferimento per gli eventi culturali cittadini, ha ospitato quattro giornate intense di dibattiti e presentazioni librarie, con oltre trenta ospiti tra giornalisti, docenti universitari, scrittori ed esperti. Dalla geopolitica ai mutamenti dell’ordine mondiale, dall’etica dell’intelligenza artificiale alle derive del “follemente corretto”, dal femminismo plurale alla memoria storica del Novecento, Ideario25 ha offerto alla società cagliaritana un’occasione preziosa di approfondimento e di ascolto, restituendo alla cultura il suo ruolo di strumento critico e non decorativo.

All’interno di questo quadro ampio e articolato, la serata conclusiva dedicata alla presentazione di “Andavano per mare. Scoperte, naufragi e sogni dei naviganti italiani” di Marco Valle(Neri Pozza, 2025, 336 pagine) ha assunto un valore simbolico particolare. Non solo perché ha chiuso il festival, ma perché ha riportato al centro un tema che a Cagliari riguarda da vicino la storia, l’identità e il futuro della comunità: il mare.

La partecipazione numerosa e attenta del pubblico ha confermato che la marittimità non è un tema marginale, ma una componente viva dell’identità cittadina. Il libro di Valle, lontano da ogni retorica celebrativa, è un viaggio narrativo che attraversa secoli di storia italiana: dalle repubbliche marinare ai grandi protagonisti delle rotte oceaniche, dai marinai rimasti fuori dai manuali ufficiali fino alle esperienze contemporanee della navigazione e della vela. Un racconto che restituisce profondità storica a quel “filo blu” che lega l’Italia al mare e che a Cagliari trova una naturale risonanza.

Per una città portuale come Cagliari, affacciata sul Mediterraneo e storicamente proiettata verso l’esterno, riflettere sul mare significa interrogarsi sul proprio ruolo nel presente. Il mare è lavoro, collegamenti, sicurezza, formazione, economia, ma anche cultura e immaginario collettivo. In questo senso, la presenza del Contrammiraglio (CP) Giovanni Stella, Direttore marittimo della Sardegna centro-meridionale, ha rappresentato un valore aggiunto di grande rilievo. La sua introduzione ha dato al dibattito una dimensione concreta e istituzionale, ricordando che la marittimità non appartiene solo alla memoria storica, ma è una responsabilità quotidiana che riguarda la tutela delle persone, dell’ambiente e delle rotte.

Ideario25 si conferma così non solo come un festival di idee, ma come un vero e proprio servizio culturale alla città. La direzione di Fabio Meloni ha saputo costruire un percorso coerente, capace di tenere insieme pluralità di voci e profondità dei contenuti, parlando a un pubblico attento, esigente, desideroso di strumenti critici. In un tempo in cui il dibattito pubblico tende spesso alla superficialità, eventi come questo restituiscono alla cultura il suo valore civile.

Da lettore e da navigante, non si può che esprimere gratitudine per un libro necessario come quello di Marco Valle e per chi ne ha reso possibile la presentazione in un contesto culturale di alto profilo. A Fabio Meloni e ai suoi collaboratori, per aver offerto alla città uno spazio di confronto autentico; e al Contrammiraglio (CP) Giovanni Stella, per aver dato al tema della marittimità quella concretezza istituzionale che lo sottrae alla nostalgia e lo restituisce al presente. Non un invito astratto, ma un richiamo concreto per Cagliari: ricordare chi siamo stati sul mare per comprendere meglio chi possiamo tornare a essere, se smettiamo di considerare l’orizzonte un confine e ricominciamo a vederlo come una strada.

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