Marzo 20, 2023

Chi ama davvero Grazia Deledda_di Neria De Giovanni

Nel 1996 l’UNESCO decise di dedicare una giornata per la promozione del libro e della lettura e scelse il 23 di aprile in quanto proprio in quella giornata del 1616, con singolare coincidenza, morirono tre grandi della letteratura mondiale: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega.  Ogni anno tutti noi che cui occupiamo di libri e di cultura, cerchiamo di essere presenti con manifestazioni che illustrino attività di scrittura a vari livelli. Oggi in una segregazione forzata che vede miliardi di persone in tutto il mondo chiuse tra le proprie mura domestiche, ha preso grande importanza lavorare per la comunicazione via internet. 

Grazia Deledda

Pertanto il web è stato preso d’assalto con interviste virtuali, dibattiti, presentazioni, tutta una serie di eventi multimediali confezionati in maniera più o meno professionale. Infatti la tecnologia consente a tutti di avere e gestire una web cam, un collegamento via internet, una registrazione audio-video. Io stessa ho partecipato ad eventi virtuali, confezionandone alcuni anche per i social della mia casa editrice.

In un sito istituzionale e culturale che propone due libri per Regione, per la Sardegna accanto a “Canne al vento” di Grazia Deledda si cita un libro di una signora che ben utilizza i mezzi televisivi per pubblicizzare se stessa, la cui scelta è a mio avviso di natura ideologica e partigiana.  Ma è innegabile che parlare di cultura sarda significa comunque partire da Grazia Deledda.  Ricorro a lei in particolare alle sue lettere per illustrare una situazione esistenziale affrontata da Grazia che ci accomuna: la segregazione in casa. 

Siamo nel 1892 in due distinte lettere di febbraio e di novembre, la giovane Deledda scrive a Epaminonda Provaglio direttore delle riviste per “signorine” su cui pubblicava. Ha 21 anni. Si lamenta con l’amico direttore perché a Nuoro non permettono alle donne di uscire di casa, soprattutto se c’è stato un lutto, e lei ha appena perduto suo padre. 

“Figurati dunque una ragazza che rimane mesi interi senza uscire di casa, settimane e settimane senza parlare ad un’anima che non sia della famiglia” (lettera del 23 febbraio 1892). e ancora “Le nostre finestre sono chiuse ed io non mi posso nemmeno avvicinare ai vetri. Per due o tre mesi le donne devono stare ermeticamente chiuse in casa e poi ci sarà concesso di uscire sì, ma per ricambiare solo le visite o per andare in chiesa. (..). E così per tre o quattro o magari cinque anni (lettera fine novembre 1892)”. 

E noi chiusi a casa da meno di due mesi? In entrambe le lettere l’aiuto a tanta solitudine e segregazione arriva a Grazia Deledda proprio dai libri. Infatti usa quasi le stesse parole scrivendo: “I libri e i giornali sono i miei amici e guai a me senza di loro (lettera del febbraio 1892); “Oh come è triste, come è triste la vita della tua piccola amica, oh mio caro Epaminonda! Guai se per essa non ci fossero i libri, lo studio, l’arte e le fervide speranze di un avvenire migliore” (lettera di novembre 1892).

I libri e la cultura sono ancora i migliori nostri amici e magari aggiungiamoci i magazines on line, scritti e diretti però da intellettuali e giornalisti di comprovata serietà ed obiettività professionale.

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