Novembre 27, 2020

Esclusiva/ Francesco Cesare Casula: “Vi svelo le missioni svolte per Cossiga”_di Antonello Caria

 “Professor Casula ci parli un po’ di lei, della sua vita”:

Ci tengo a dire che sono un cabrarese doc. Ho svolto i miei primi studi a Livorno, perché mio padre lavorava in quella città. Poi, rientrato in Sardegna, ho frequentato il liceo-ginnasio a Oristano e successivamente ho conseguito la mia laurea in lettere a Cagliari. La mia carriera accademica è iniziata nel 1960 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Cagliari come assistente volontario, poi straordinario e soltanto dopo ordinario. Dopo cinque anni ero libero docente di Paleografia e Diplomatica, e, a seguire, straordinario e ordinario della stessa materia ed infine straordinario e ordinario di Storia Medievale. Dal 1979, per ventotto anni, ho retto l’Istituto sui rapporti italo-iberici e l’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) con sede a Cagliari e sezioni a Genova, Torino e Milano. Oltre a questo c’è una parte della storia della Repubblica Italiana che mi ha visto coinvolto in prima persona attraverso l’amicizia stretta con Francesco Cossiga, di cui sono stato consulente culturale.

Mi scusi professore, quando e in quale occasione ha conosciuto il Presidente Francesco Cossiga? :

Ho conosciuto Cossiga a Sassari nell’inverno del 1970. A quell’epoca lui era Sottosegretario alla Difesa ma insegnava ancora Diritto Costituzionale all’Università della sua città natale, per cui spesso veniva a Sassari dove anch’io insegnavo Storia della Sardegna nell’istituenda Facoltà di Magistero, poi diventata Facoltà di Lettere. Un pomeriggio venni a sapere che Francesco Cossiga avrebbe tenuto nell’Aula Magna del Rettorato una conferenza su Pasquale Tola, suo lontano antenato, autore del “Codex Diplomaticus Sardiniae”, una fonte storica di primaria importanza.  Ad un certo punto lui, che era il relatore principale, vedendomi in prima fila, mi fece recapitare da un usciere un biglietto dove mi chiedeva qual era il ritratto del Tola fra quelli che comparivano appesi nella sala. Gli risposi indicandoglielo e da quel giorno, non ci perdemmo mai più di vista. Francesco, come si sa, era un sassarese e come a tutti i sassaresi piaceva la “cionfra”, lo scherzo, a volte fatto anche in modo molto pesante.

Leggendo per servizio le “basse di passaggio” alle frontiere degli italiani all’estero, da Ministro dell’Interno, fra il 1976 e il 1978, Francesco riusciva a seguire perfino i miei spostamenti anche quando andavo a Barcellona o a Madrid per studio. E mi chiedeva, sornione, alludendo a qualche scappatella: “cosa sei andato a fare in Spagna dal….al….? Gli rispondevo innocente:” Sono andato a cercare documenti d’archivio sulla nostra storia.

Cosa ricorda in particolare del suo amico Francesco Cossiga?: 

 Sono tantissimi i ricordi che ho di lui. In particolare, ricordo il periodo degli anni di piombo con violenze di piazza e atti di terrorismo e rivedo nella mia mente l’amico Francesco al Viminale curvo, insieme al sottosegretario Giuseppe Zamberletti, su una enorme carta topografica di Roma studiare la dislocazione delle forze di polizia dalla Sapienza al Verano. Ricordo ancora i terribili giorni del rapimento di Aldo Moro ed il pianto di Francesco Cossiga per la sua morte del suo mentore il 9 maggio del 1978. Posso testimoniare che tutte le domeniche, alla messa, Cossiga pregava per l’amico defunto anche dopo tanti anni dall’accaduto. Quando mi parlava della sua posizione in seno alla DC mi spiegava che scalava i gradini del potere non perché era un uomo di punta della nomenclatura del partito ma perché era un uomo di convergenza. E, infatti, nel 1979 venne nominato Presidente del Consiglio dei Ministri e, nel 1983, Presidente del Senato della Repubblica. In quel periodo ero Direttore dell’Istituto di Storia sui rapporti italo-iberici del CNR a Cagliari e per questioni d’Ufficio mi recavo spesso a Roma. Ricordo ancora molto bene che la sera del 13 Giugno del 1985 Francesco mi convocò nel suo studio per comunicarmi che di lì a poco sarebbe potuto diventare Presidente della Repubblica.  A conferma di ciò, il venerdì 21 Giugno telefonò De Mita per annunciargli che era stato raggiunto l’accordo e che sarebbe stato il successore di Sandro Pertini. Eletto alcuni giorni dopo Presidente della Repubblica al primo turno, con una maggioranza schiacciante, sebbene non avesse ancora giurato come Capo dello Stato, venne in Sardegna a salutare parenti, amici e sostenitori per condividere con loro la sua gioia. 

Ma è vero che lei ha svolto anche qualche pericolosa missione diplomatica all’estero su incarico dell’amico Presidente?

Certamente. Su suo diretto incarico ho svolto missioni rischiose, come quella dell’estate del 1989 in Romania, proposta dall’allora Ministro degli Esteri Giulio Andreotti. Al termine di questa missione Ceausescu, che venne fucilato di lì a sei mesi, fece arrestare tutti quelli con cui ero venuto in contatto. Debbo dire però che la maggior parte delle missioni da me effettuate all’estero per conto dell’amico Presidente, in qualità di “ambasciatore volante”, sono state tutte molto piacevoli. Come quella svolta per diversi mesi nel 1987 a Washington presso l’OSA (Organizzazione degli Stati Americani).  L’OSA è un’organizzazione internazionale che comprende 35 Stati indipendenti delle Americhe che tramite i loro ambasciatori si riuniscono periodicamente con lo scopo di favore il dialogo multilaterale per la soluzione dei problemi politici comuni. Debbo confessare però con un pizzico di orgoglio personale che il mio capolavoro diplomatico è stato il contributo da me fornito per l’entrata della Spagna nella Comunità Europea.  Era il 9 marzo del 1986 quando Francesco Cossiga mi comunicò che il lunedì successivo ci sarebbe stato in Spagna un referendum popolare per approvare o respingere l’adesione della spagna alla NATO che tutti partiti, tranne i socialisti, non volevano. Mi disse c’è un aereo che ti aspetta a Ciampino. Vai in Spagna e avverti tutti i segretari di Partito, favorevoli e contrari, che se la spagna non entra nella NATO, il governo italiano si opporrà alla sua entrata nella Comunità Europea. Nonostante le mie iniziali riluttanze, alla fine dovetti raggiungere tutti i miei interlocutori spagnoli ai quali rappresentai la posizione che avrebbe assunto il governo italiano nel caso in cui non sarebbe passata l’adesione alla NATO. Contrariamente ad ogni aspettativa ed ad ogni iniziale pronostico, il 12 marzo 1986 gli spagnoli votarono a favore dell’adesione all’alleanza atlantica del blocco occidentale.

La Spagna era la nostra meta preferita. Il 15 novembre del 1989, l’Università di Barcellona conferì al Presidente Cossiga la laurea honoris causa in Giurisprudenza. Preparammo la lectio addirittura in catalano che Francesco pronunciò con molta disinvoltura davanti a tutto il corpo accademico riscuotendo un grande successo.

Per concludere questa breve intervista, cosa vuol ricordare ancora della sua amicizia con Francesco Cossiga?

Si, certo, ricordo con tanta nostalgia gli anni della sua Presidenza perché insieme pensavamo di riuscire a migliorare il mondo. Una volta mi chiese cosa avrei voluto fare attraverso l’insegnamento della storia. Gli risposi che mi ripromettevo di cambiare la testa ai sardi, di renderli da passivi in attivi, orgogliosi del proprio passato. Un passato che è veramente unico nel panorama nazionale italiano, poiché, che piaccia o no, in esso si sostanzia la nascita, l’infanzia e la giovinezza dello Stato chiamato oggi Repubblica Italiana. Ricordo ancora che il 28 aprile del 1992 quando Francesco Cossiga rassegnò le sue dimissioni da Presidente della Repubblica la banda dei Carabinieri suonò in suo onore l’inno nazionale sardo “Cunservet Deu su Re”.  

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