Novembre 27, 2020

La droga uccide_di Paolo De Angelis

La droga uccide. Realtà drammatica, purtroppo vera ed attuale ma rimossa dall’opinione pubblica, si muore di overdose nell’indifferenza generale perché si trascura il pericolo che la diffusione della droga comporta, con danni alla salute e incremento di reati; le cronache sono piene di casi di delitti causati dalla droga e per il bisogno continuo di denaro per soddisfare la dipendenza, come emerge anche nelle realtà sarde che all’improvviso scoprono realtà da incubo con giovani che ammazzano i loro coetanei pur di arricchirsi per comprare la dose quotidiana.

Non è un fenomeno limitato alle sole realtà metropolitane, anche le piccole comunità vivono questo dramma e così, in una filiera delinquenziale sempre più simile a un girone dantesco, si assiste al progressivo arretramento dei valori di una società civile, la salute, la vita, la tutela dei deboli che sono i primi a cadere nella guerra che i trafficanti di droga scatenano per biechi interessi economici e per allargare l’area del consumo e quindi incrementare le vendite. Non ci si interroga mai sulle motivazioni individuali e sociali che favoriscono questo sviluppo, si preferisce puntare solo sulla repressione che da sola non basta a fronteggiare la diffusione se non si comprendono le radici profonde che il consumo di droga ha messo nella nostra società; i fattori di sviluppo sono tanti e non è più solo colpa del disagio sociale o dell’arretratezza culturale ed economica visto che oramai non ci sono ceti sociali immuni dal consumo delle droghe e che i luoghi dello spaccio si sono spostati dalle periferie ai centri cittadini.

La coltivazione di marijuana è sempre più diffusa e le economie rurali cercano di riconvertirsi verso la produzione di droga, attirate da facili guadagni, pessimo segnale di perdita dei valori e dei principi morali. Le forze dell’ordine e la magistratura fanno molto per il contrasto alla droga ma ancora tanto c’è da fare perché non si tratta solo di condannare chi commercia in droga ma anche di tutelare le vere vittime, i giovani, per salvare la società e proteggere i singoli. Pare che il Parlamento intenda discutere una legge che liberalizzi il consumo e legalizzi la droga ma sinceramente il rimedio sarebbe peggio (molto peggio) del male se solo si pensa ai costi economici e sociali di un’operazione che tende a deresponsabilizzare senza un serio progetto di contrasto.

Di fronte alle morti per droga, le parole devono lasciare spazio a fatti concreti anche se non esiste un approccio risolutivo; forse, si potrebbero rispolverare concetti dimenticati come educazione, recupero, assistenza, informazione e costruire attorno ad essi iniziative di recupero sociale che coinvolgano famiglie, scuole, istituzioni per un fronte comune antidroga. Un percorso difficile e complicato che la politica si guarda bene dall’intraprendere. Ma non tentare è da irresponsabili. Equivale a seppellire il proprio futuro.

Dalla nostra rivista ilCagliaritano

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