Ottobre 25, 2021

Andar per chiese antiche/San Francesco di Paola_a cura di Anna Palmieri Lallai

E’ piacevole, in una delle tante giornate di sole che caratterizzano il nostro clima, concedermi una bella passeggiata alla ricerca delle chiese cagliaritane più antiche, non solo depositarie, sempre e comunque, di frammenti della nostra intensa storia locale, ma anche custodi di parte del nostro inestimabile patrimonio artistico.

Una di queste è, senz’altro, la chiesa di San Francesco di Paola, che, con la sua attuale facciata neoclassica, realizzata in pietra da taglio chiara, illuminata dal sole, sembrava salutarci o darci il benvenuto quando le navi ancora attraccavano in quel tratto di porto antistante la chiesa. La chiesa, infatti, con l’annesso convento, fin dal 1645, si trova facc’ è mari nel primo segmento dell’odierna Via Roma, nel quartiere Marina, l’antica Bagnaria per i Romani o La Pola per i Pisani, rione da sempre ospitale e fulcro indiscusso del commercio cittadino.

Il tempio religioso, l’unico che a Cagliari sia di fronte al mare, è dedicato al santo eremita calabrese, identificato con la località che gli diede i natali nel lontano 1416. Il santo paolano, di umili origini contadine, scelse la vita da eremita, e, vivendo in preghiera e in penitenza, fondò, col tempo, una nuova comunità religiosa, l’Ordine dei Minimi, la cui regola si ispira alla umiltà, alla povertà e, in particolare, alla carità di San Francesco d’Assisi, da sempre sicuro punto di riferimento per il santo eremita.

Il Paolano, ormai famoso per i numerosi miracoli avvenuti per sua intercessione, muore, quasi novantenne, in Francia, a Plessis le Tours, dove le sue spoglie riposano. In terra francese, infatti, fu ospite, a lungo, del re Luigi XI, che, gravemente ammalato, sperava di ottenere la grazia della guarigione. Ma anche in questo caso il semplice frate taumaturgo fece qualcosa di molto più straordinario, perché, se non concesse al sovrano la guarigione fisica, che è solo temporanea, gli diede quella eterna dell’anima.

In seguito il re Luigi XII fondò a Roma la ben nota Chiesa della Trinità dei Monti, assegnandola ai Minimi di nazionalità francese. Al suo interno una cappella è dedicata al Santo, che viene raffigurato su delle tavole che la tradizione vuole siano state del suo giaciglio.

Roma-Trinità dei Monti S.Francesco di Paola- dipinto su tavola

A Cagliari, dove la venerazione del Santo fu introdotto proprio dai Padri Minimi, il Paolano fu invocato, nel 1739, in occasione di una prolungata siccità, seguita da una tremenda carestia; in tale circostanza la Municipalità promise che se il Santo avesse liberato la città da un simile flagello, ogni anno avrebbe fatto in suo onore una processione. La pioggia cadde abbondante e la promessa è ancora oggi rispettata. 

Il santo eremita, canonizzato nel 1519 da Papa Leone X, è stato proclamato Patronus minus di Cagliari, dopo San Saturnino, dall’ arcivescovo Pietro Balestra nel 1907, e patrono della gente del mare da Pio XII nel 1943, infine, proclamato patrono della Calabria da papa Giovanni XXIII nel 1962.

  I Padri Minimi, come accennato, giunsero a Cagliari nel 1625 fermandosi nella zona di Stampace, officiando per un certo periodo la chiesa della SS. Annunziata, all’epoca semplice chiesa campestre. Più tardi, nel 1645, si trasferirono nel quartiere della Marina, dove ebbero in dono un terreno nel cui sito esistevano i resti di un’antica chiesetta dedicata a Santa Teresa d’Avila. I religiosi, grazie al contributo di grandi benefattori e con l’ausilio di maestranze locali, eressero il loro convento e restaurarono ed ampliarono la vecchia chiesetta, così da formarne una vera, che divenne, da subito, un solido punto di riferimento per tutta la gente di mare del quartiere e non solo.

La chiesa, con interno barocco, affrescato e ricco di arredi marmorei, prese inizialmente il nome di San Francesco al Molo, per la presenza, appunto, del vecchio molo, che, in quei tempi, si estendeva dal molo di Levante o Bastione di Gesù a quello di Ponente o Bastione di S.Agostino. Contemporaneamente la strada su cui si affacciava venne chiamata s’arruga de Santu Franciscu de su Molu, che, tra la fine dell’800 ed i primi del ‘900, prenderà la denominazione attuale di Via Roma.

 Ma il tempo corre veloce, lasciandoci tracce importanti della nostra storia urbana, e, in eredità, tutto quello di cui oggi possiamo godere ed ammirare.

 Cagliari, infatti, con Regio Decreto di Vittorio Emanuele II del 1866, cessa di essere piazzaforte del Regno d’Italia e, quasi contemporaneamente, viene applicato il primo grande piano regolatore della città voluto dall’allora sindaco Ottone Bacaredda, coadiuvato dal tecnico del Comune, Gaetano Cima. Si eliminano, finalmente, i bastioni, le cinte murarie e le porte che chiudevano, isolandoli, i quattro quartieri storici. Abbattute via via tutte le barriere, fisiche e sociali, la città si rivolge con fiducia verso il mare e si risveglia in tutti i sensi, sia economicamente che culturalmente, dando inizio alla Cagliari “moderna”.

Anche l’odierna via Roma, finallora uno sterrato polveroso d’estate e fangoso d’inverno, cambia completamente fisionomia. Ora tutte le abitazioni, compresa, quindi, la chiesa di San Francesco al Molo, devono uniformarsi ai palazzi alla “piemontese” con porticato dei primi imprenditori giunti in città ed avanzare di quasi 12 metri verso il mare con il loro prospetto, rispettando sempre il progetto imposto dal Comune, al fine di ottenere un perfetto allineamento sia tra loro che con la sede stradale. 

Anche la primitiva sede dei Minimi, ritenuta, almeno esternamente, priva di valore artistico, quasi “manierista”, caratterizzata solo dalla presenza di quattro colonne corinzie, che, appaiate, fiancheggiavano il portale ligneo, e da un andamento curvilineo finale, detto a lucerna di carabiniere, deve sottostare al nuovo piano regolatore. I religiosi, pertanto, si rivolgono all’ingegnere Tommaso Ferraro per studiare il progetto dell’allungamento della facciata e, di conseguenza, della prima parte dell’interno.

Via Roma fine ‘800
Prospetto originale del ‘600

I lavori, iniziati nel 1929, con il contributo sia comunale che dei cittadini, saranno completati dopo quattro anni, così che la chiesa, rinnovata, viene solennemente riconsacrata il 3 gennaio 1932 dall’ arcivescovo Monsignor Ernesto Maria Piovella e dedicata ufficialmente a San Francesco di Paola.

Prospetto attuale

L’attuale monumentale prospetto a portico, realizzato secondo lo stile dell’epoca, presenta, nell’ordine inferiore, tre archi a tutto sesto sui cui pilastri portanti sono addossate quattro colonne ioniche, scanalate verticalmente, con funzione puramente estetica. L’ordine successivo, che corrisponde internamente alla cantoria, tripartito da quattro colonne corinzie in asse con le precedenti, presenta due nicchie laterali vuote, ma che avrebbero dovuto ospitare le statue di S.Michele arcangelo e del santo titolare, e, al centro, un grande finestrone balconato con balaustra marmorea e sovrastante apertura semicircolare per illuminare l’interno.

Tra i due ordini corre una fascia con scritta cubitale dedicatoria, in cui si legge, Deo in honorem S.Francisci de Paula dicatum. Nella parte terminale, infine, troneggia un timpano dentellato, nel cui interno è scolpito un sole o scudo raggiante, simbolo dell’Eucarestia, con la scritta Charitas, motto dei Minimi. La tradizione religiosa popolare vuole che a S.Francesco di Paola sia apparso l’arcangelo Michele nel cui scudo era riportata la parola CHARITAS che simboleggia e identifica l’ordine stesso.  

Stemma antistante l’ingresso
Lunetta sovrastante il portale

II portale ligneo, preceduto dallo stemma dell’ordine inserito nel pavimento antistante, è sovrastato da una lunetta, che, in mosaico policromo, progettato dal prof. Lorenzo Cassio, raffigura il Santo che con un confratello, nel 1464, da Catona attraversa miracolosamente lo stretto di Messina, usando solo il suo mantello come fosse una barca a vela.  

L’interno, nonostante i vari rimaneggiamenti avvenuti nel tempo, ha mantenuto in gran parte il suo impianto seicentesco, ma soprattutto quell’aria di grande spiritualità che l’ha da sempre caratterizzato.

Interno Ieri
Interno Oggi

Apparentemente semplice e modesto, ci accorgiamo, invece, che custodisce opere di grande valore artistico e marmi di grande pregio e alta fattura.  Nel rispetto della controriforma del Concilio di Trento (1545-1662), la navata unica rettangolare voltata a botte, presenta sei cappelle laterali, tre per lato, poco profonde, tanto da poter essere considerate quasi delle nicchie. Al presbiterio, sopraelevato per custodire la cripta per la sepoltura dei confratelli, si accede tramite una breve scalinata centrale, fiancheggiata da due leoni in marmo bianco, mentre la grande lunetta della parete di fondo è stata affrescata da Battista, noto Baciccia, Scano – 1922.

Presbiterio- lunetta- canonizzazione S.Francesco-G.B.Scano 1922

 Viene raffigurata La canonizzazione di S. Francesco da parte di papa Leone X nel 1519, mentre, nella volta, è riprodotto Il mistero della SS.Trinità. L’altare maggiore, a ventaglio, opera magistrale del lombardo G.Battista Spazzi, è in marmi policromi intarsiati. Realizzato nel 1792, culmina con una nicchia, affiancata da colonne corinzie, dove troneggia la statua lignea, di scuola napoletana, sec. XVIII, del Santo Patriarca dell’Ordine. Una bella balaustra marmorea separa il presbiterio dalla navata, dove, si apprezza, in particolare, la prima cappella, sulla sinistra, entrando.

Le Anime del Purgatorio- Pantaleo Calvo 1654

Sull’altare di marmi pregiati intarsiati si eleva una pala d’altare, di grandi dimensioni, opera del genovese Pantaleo Calvo, firmata e datata 1654.  Il quadro, dedicato alle Anime del Purgatorio, raffigura S.Francesco che intercede presso la Madonna per la liberazione delle anime, rappresentate piangenti ed imploranti, mentre altre, già liberate, gioiscono al cospetto della Vergine.

Superata la seconda cappella barocca dedicata all’Assunta e il pulpito a colonna con paracielo sovrastante, si ammira la terza cappella intitolata all’arcangelo Michele. Il simulacro del santo è inserito nella nicchia centrale di una piacevolissima pala dorata, arricchita di colonne e ramages incisi con maestria nel legno. Di fronte, nella navata destra, ammiriamo un’altra pala d’altare di squisita fattura, nella cui nicchia è custodita una Madonna assisa col Bambinello, da qualche critico d’arte attribuita a G.A. Lonis o alla sua scuola, mentre il fastigio è dovuto al pennello di Sebastiano Scaleta.

Seguono due cappelle relativamente moderne, dedicate rispettivamente al “Sacro cuore di Gesù” e a “S.Antonio di Padova”, il santo più venerato al mondo.  Dopo aver ammirato una nicchia con l’Addolorata e un piccolo “Cristo deposto” in alabastro, che fin da piccola mi ha suscitato la stessa forte emozione, mi allontano soddisfatta, ben consapevole di aver preso visione di tanti altri capolavori, frutto dell’estro e della fantasia di artisti alcuni rimasti sconosciuti.

A tutti noi il piacere di ammirarli ed apprezzarli con animo sereno e generoso in un contesto di grande spiritualità, con l’augurio che tanta bellezza sia solo un’idea di quella Divina. 

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