Maggio 22, 2022

Il Parco Geominerario in attesa di un organo di indirizzo_di Tarcisio Agus

Il nuovo anno è arrivato ma all’orizzonte ancora nulla di nuovo, dopo il fragoroso annunzio dell’avvio dell’ennesimo commissariamento, datato ormai luglio 2020. A questo punto mi viene da pensare che non ci sia alcuna volontà  per affrontare le due fondamentali debolezze originarie del Parco, assetto giuridico e personale, ribadite da subito  con l’insediamento degli organi (Presidente e Consiglio Direttivo) nel Giugno 2018, dopo 17 anni di commissariamento.

Pozzo n.1 Serucci che ospiterà la torre alta 350 metri per l’attuazione del progetto “Aria” – Gonnesa

A nulla sono valsi gli appelli per dotare l’importante organismo, chiamato alla tutela e valorizzazione dell’immenso patrimonio minerario sardo, di un adeguato organico in grado di assolvere i compiti assegnati già dal primo decreto istitutivo e ampliati con l’ultimo decreto del 2016, nel quale, oltre agli importanti compiti assegnati, le veniva affidato anche il vastissimo patrimonio dei geositi sparsi per l’intera isola di Sardegna.

Credo che non sia il caso di rincorrere gli utopistici riconoscimenti del Geoparco Unesco, perché l’attuale condizione del Parco non è in grado di farlo, per le impegnative prescrizioni, ma anche per la totale assenza e pieno supporto della Regione Sardegna, impegnata oggi con il progetto: “Sardegna paesaggio culturale del patrimonio universale Unesco”.

Allora perché non provare a riprendere il cammino dall’origine e consentire al Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna di occuparsi decisamente della sua vera ricchezza: un patrimonio infinito, con una enorme ferita ambientale che ancora dopo vent’anni stenta a fare i primi passi, di fatto solo alcuni piccoli tratti di vecchie discariche sono stati messi in sicurezza a fronte di 169 siti minerari  dismessi,  42,7 milioni di m3 di scavi, 33,4 milioni di m3 di discariche,  28,7 milioni di m3  di bacini fanghi e  8,9 milioni di m3 abbancamento di fini.

Patrimonio  in capo alla Soc. IGEA S.p.a, interamente controllata dalla Regione Sardegna, nata per i ripristini ambientali ma di fatto società immobiliare in quanto titolare del patrimonio con 1.947 fabbricati, di cui 743 civili, 425 industriali, 412 ruderi e 376 aree di fabbricati demoliti secondo la consistenza catastale.

Credo  sia difficile per chiunque arrivi al governo del Parco incidere su patrimonio altrui e fare una seria programmazione di tutela e valorizzazione in assenza peraltro di un adeguato organico da sempre richiesto e mai esaminato.

La splendida direzione della miniera di Ingurtosu “Il castello” – Arbus.

Come si sul dire forse non tutti i mali vengono per nuocere, allora perché non cogliere questo difficile momento per assegnare al Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna un ruolo primario sul patrimonio dismesso, lasciando all’IGEA S.p.a l’immane compito delle  bonifiche e le manutenzioni del sottosuolo. L’occasione ci è data anche dal nuovo assetto giuridico che deve essere urgentemente dato al Parco con atto legislativo, ultimamente richiamato con fermezza dalla Corte dei Conti.

Considerato che nel Parco dovrebbe giocare un importante ruolo anche la regione Sardegna, perché allora non farne un’Ente di Promozione Territoriale che possa programmare un reale sviluppo e non quello oggi fittizio, fatto solo di azioni pubblicitarie su un territorio non strutturato con modesti richiami turistici. Le ingenti risorse finanziarie poste a disposizione dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilenza) potrebbero essere in primo luogo utilizzate, cosi come ebbi modo di suggerire al Presidente Solinas, per infrastrutturare tutte le aree minerarie con i servizi primari, perché solo così è possibile che i nostri ameni borghi minerari possono riprender vista e diventare un valido traino all’economia asfittica degli ex bacini minerari sempre in sofferenza, per una mancata e seria riconversione. I borghi minerari, se ben recuperati in una visione integrata fra turismo, ricerca, produzione e residenza, possono rinascere in un ottica moderna non sulla modesta mono cultura turistica che si sta perpetrando in capo ai comuni, ove ognuno è alla ricerca di risorse per realizzarsi il proprio percorso turistico, senza servizi ed infrastrutture.

Un turismo culturale serio ha bisogno di un governo unitario che sappia cogliere ogni potenzialità che gli ex ambienti minerari offrono e per far questo non è sufficiente l’attuale struttura giuridica e funzionale del Parco Geominerari Storico ed ambientale della Sardegna, ma deve diventare una vera e propria Agenzia di Sviluppo che sia in grado di programmare e gestire un progetto sviluppo integrato, coniugando il recupero e la valorizzazione della memoria storica attraverso le ingenti cubature, numerose di alto pregio architettonico, nell’ottica del risparmio del suolo, ma anche nella ricomposizione storica del paesaggio  che molti asseriscono essere fra i più interessanti al mondo.

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