Maggio 22, 2022

Andar per chiese antiche/Sa Fabbrica de Sant’Anna_a cura di Anna Palmieri Lallai

“Sa fabbrica ‘e Sant’Anna” è, per il vero cagliaritano, un modo piuttosto ironico di indicare, ieri come oggi, qualcosa di cui non si riesce a vederne la fine, almeno in tempi ragionevoli. Ma questo detto così arguto, entrato ormai a far parte del frasario cittadino, trova, purtroppo, riscontro nella nostra storia urbana con riferimento proprio alla chiesa di Sant’Anna, la prima e più importante parrocchia stampacina.

Ci troviamo nel versante occidentale di Cagliari, nella zona medio-alta di quel quartiere dall’etimologia piuttosto controversa, per cui ancora si discute se il termine Stampaxi derivi dalle numerose cavità (stampus) che caratterizzano parte del territorio o dalla frase bene augurale o scaramantica di “stai in paxi” pronunciata, in tempi remoti – almeno così si tramanda- dalle guardie nel momento in cui scaraventavano dal bastione di Santa Croce chiunque si fosse attardato nel quartiere castellano dopo la chiusura delle sue porte.

Comunque sia, per la nostra chiesa si parte da molto lontano, quando nel cuore dello storico quartiere allora cinto da mura, sulle rovine di una precedente modesta chiesetta, ne venne eretta una nuova, piccola e raccolta, dedicata a Sant’Anna, da subito eletta patrona del rione. Questa, edificata in stile romanico pisano come imposto dai nostri dominatori dell’epoca, con affaccio nell’attuale via Sant’Efisio, allora detta s’arruga de Sant’Anna, sicuramente esisteva nel 1263, perché, frugando fra le pieghe del tempo, le cronache l’attestano tra le chiese visitate in città da Federico Visconti, arcivescovo di Pisa durante la sua visita pastorale in città. Le cose ebbero una svolta ben diversa nel momento in cui i padri gesuiti edificarono all’inizio de s’ arruga de Santu Micheli (oggi via D. Azuni) la loro bella omonima chiesa barocca con gli affreschi del pittore romano Giacomo Altomonte.   

Ma l’invidia, si sa, è, purtroppo, un sentimento umano sempre vivo che non conosce alcun confine, per cui non era né pensabile né tollerabile per i cuccurus cottus (teste calde) stampacini che la loro parrocchia fosse meno sfarzosa di quella gesuitica (1674-1738). Si corse, pertanto, ai ripari e nel 1784, demolita la prima chiesetta insieme a diverse casupole limitrofe, si ottenne lo spazio dove poter erigere una nuova grande parrocchia, la cui prima pietra fu benedetta il 27 maggio 1785 dall’allora arcivescovo di città, il domenicano Filippo Melano.

Ha così inizio “Sa fabbrica ‘e S.Anna”, che, per quasi due secoli, tra momenti piacevoli e altri dolorosi, s’inserisce a pieno titolo nella nostra storia locale. Il progetto della chiesa, elaborato dall’architetto piemontese Giuseppe Viana, presente in città fin dal 1771, era sicuramente ambizioso e costoso, tanto che i lavori subirono diverse e lunghe interruzioni proprio per mancanza di fondi, malgrado la generosità dei Savoia e di numerosi benefattori locali. Ma, il 25 luglio 1818, la chiesa, già dichiarata Collegiata dall’Arcivescovo Francesco d’Esquivel nel lontano1616, per quanto fosse incompleta, venne ugualmente inaugurata dall’arcivescovo di Iglesias Nicolò Navoni.

All’epoca la facciata- la stessa dei nostri giorni- aveva solo il campanile di sinistra, eretto nel 1817 dal capomastro Giuseppe Ignazio Carta, la scalinata era modesta e l’interno mancava di un vero altare maggiore, allora solo ligneo, e di alcune cappelle laterali. Col tempo i lavori ripresero anche se lentamente e, grazie a nuove offerte, a distanza di ben 20 anni, nel 1837, fu possibile innalzare il secondo campanile. La chiesa, iniziata nel lontano 1785 ora era praticamente terminata, e il suo interno, in stile barocco, andava sempre più arricchendosi di statue, tele, arredi marmorei e grandi affreschi.

Ma questo bel sogno fu infranto, quasi all’improvviso, dalle bombe sganciate sulla città il 26febbraio del 1943 dagli aerei anglo-americani. Cagliari vide in un attimo portar via la vita di molti suoi cittadini e la bellezza dell’arte. La chiesa di Sant’Anna, dopo un sogno realizzatosi a distanza di 158 anni, divenne un desolante cumulo di macerie; in tale triste circostanza si salvò, quasi per miracolo, solo la candida statua della Santa insieme a pochi muri, ma il tempo per piangere e rimpiangere quanto era andato distrutto fu breve. Infatti, dopo le lacrime, tutti i cagliaritani e gli stessi stampacini si rimboccarono le maniche e, abbandonata qualsiasi forma di sfarzo e di inutile lusso, ebbe inizio, nel 1945, il paziente lavoro di ricostruzione della chiesa, che si concluse questa volta in tempi incredibilmente brevi tanto che, nell’aprile del 1951, il tempio, riconsacrato da Mons. Paolo Botto, venne riaperto al culto e restituito ai fedeli festanti. Così, oggi, abbiamo la fortuna di poter ammirare una chiesa che, con tutto il suo carico storico, è parte integrante della nostra memoria cittadina.

Chiesa S.Anna-
prospetto V.Viana ante 1785

Preceduta da una imponente scalinata in granito sardo realizzata a tre ampie rampe ondulate-sovvenzionata nel 1937 dal commerciante Giuseppe Signoriello-la chiesa di S.Anna, luminosa e maestosa, si erge imponente sulle basse e semplici case dai caratteristici tetti di tegole rosse che la circondano. La sua sagoma, chiara ed elegante, riecheggiante la più nota Trinità dei Monti romana, si erge con tutto il suo fascino e il suo straordinario effetto scenografico nell’attuale via Domenico Azuni, giurista ricordato ai piedi dell’altare del Santuario di N.S.di Bonaria.

 La chiesa, col suo prospetto in puro stile barocchetto piemontese realizzato in blocchi calcarei, si divide, con paraste, colonne e modanature, in due ordini. In quello inferiore, tra colonne con capitello ionico arricchito da decori floreali e vegetali, s’inserisce il portale, che, leggermente rientrante al pari di tutta la zona centrale dell’edificio, è sovrastato da un timpano semicircolare spezzato, mentre lateralmente si aprono due alte nicchie da sempre vuote.

L’ordine superiore, appena più stretto, pur seguendo l’andamento di quello inferiore, è alleggerito da volute laterali e, nella parte centrale, in asse con un grande oculo, s’innalza un imponente timpano triangolare che sembra unire i due campanili laterali, inseriti nel corpo dell’edificio. Questi, per quanto elevati in epoche diverse (1817-1837) e identici fra di loro, si presentano a più livelli, alti 45 metri, base quadrata, orologio incorporato (il destro senza lancette), cella campanaria, finestrina reniforme, cupolino maiolicato con lanternino e, all’apice, una semplice croce in ferro.

Superata la bussola, sovrastata dalla cantoria con un organo della ditta Tamburini di Crema del 1958, che ha sostituito quello antico andato distrutto durante i bombardamenti, la spazialità interna, candida e luminosa, si presenta a navata unica longitudinale con presbiterio sopraelevato, abside semicircolare, transetto, due cappelle per lato, intercomunicanti, delimitate da balaustra marmorea e separate da lesene lisce con capitello decorato.

Interno della chiesa

La volta non è uguale per tutto l’edificio, per cui, procedendo dall’ingresso, in corrispondenza delle cappelle, s’innalza un cupolone ottagonale verticalmente ellissoidale, in direzione del transetto si eleva un’alta cupola tondeggiante su tamburo finestrato, infine il transetto è sovrasto da una cupola ellissoidale in senso orizzontale e l’abside da una semicupola. La sequenza delle cupole ottagonali, degradanti, non più maiolicate come prima della guerra, ma rivestite di lastre di verderame, le possiamo ammirare, in tutta la loro emozionante bellezza, dal bastione di Santa Croce che ci offre un ampio panorama senza confronti di una parte del quartiere.

Veduta dal Bastione Santa Croce

L’interno della chiesa è ricco di numerose e preziose opere dovute, in gran parte, ad artisti locali. L’altare maggiore, originale, realizzato nel 1906 per volere della N.D. Nicoletta Giera Thorel, in ricordo del marito Carlo Thorel, è in candido marmo come il “miracolato” gruppo che lo sovrasta, raffigurante S.Anna e la Madonna fanciulla. Sono marmoree anche la balaustra che delimita il presbiterio, chiuso da un sobrio cancelletto, e la breve scalinata.

Ai lati dell’antico altare maggiore s’innalzano due ritti angeli marmorei reggitorcia, mentre nel paliotto della mensa è riportato, scolpito, lo stemma del quartiere di Stampace, raffigurante un’aquila incoronata bicipite che regge lo scudo della casa d’Aragona, mentre lo sfondo riporta una galea saracena. Fu, infatti, la casa d’Aragona che lo consegnò agli stampacini come atto di riconoscenza per aver salvato Martino il Giovane dalla furia dei saraceni nelle acque del golfo degli Angeli. Alle pareti presbiterali ammiriamo due grandi dipinti raffiguranti S.Egidio e Santa Restituta, tele che, in passato, abbellivano la vicina chiesa di S.Restituta.

Altare Maggiore col gruppo scultoreo di  S.Anna e la Madonna bambina

Nel transetto di sinistra, sopra l’altare marmoreo che custodisce il Santissimo, di particolare interesse è la bella pala del “Cristo Redentore tra angeli e il SS.Sacramento”, commissionata nel 1829 dal nobile Stefano Manca di Villahermosa a Giovanni Marghinotti (1798-1865), famoso pittore cagliaritano dell’800.

Nel transetto destro si erge l’altare marmoreo in stile neorinascimentale, ricostruito dopo i bombardamenti, dedicato al beato Amedeo IX (1435-1472), duca di Savoia. La grande statua in marmo bianco, originale, voluta da Carlo Felice, è stata realizzata nel 1818 e posizionata nel 1828 dallo scultore sassarese Andrea Galassi (1793-1845), noto per aver eseguito anche il modello della statua bronzea di Carlo Felice, in piazza Yenne.

Stemma del quartiere
Cappella a “Beato Amedeo”- A.Galassi

Anche le cappelle custodiscono grandi testimonianze sia religiose che storiche, come l’imponente e prezioso Crocifisso in legno scuro, di bottega italiana e di autore anonimo, risalente al sec. XIV, che, con tutto il suo carico di sofferenza e di pathos, si fa ammirare sulla destra, entrando, nella seconda cappella. In passato faceva parte del “tesoro” della distrutta chiesa di S.Francesco di Stampace (1875), poi acquistato con una sottoscrizione popolare in un’asta pubblica del Regio Demanio nel 1884.

La chiesa conserva anche una bella tela della “Madonna del Rosario”, opera dell’artista cagliaritano Battista (Baciccia) Scano, che ha lavorato anche per le chiese cittadine di S.Francesco di Paola e di S.Giovanni. Oltre il pulpito su colonna, sulla sinistra, entrando, ma celato alla nostra attenzione e non più usato, si trova l’interessante fonte battesimale, offerto dal canonico Gioachino Manuritta e realizzato in marmo chiaro nel 1907 su disegno dello scultore vercellese Giuseppe Sartorio (1854-1922), autore, fra l’altro, del Monumento ai Caduti di Piazza Martiri (1886).

Cappella del S.Crocifisso- particolare

La parrocchia ospita altre importanti opere storico-artistiche, conservate nella sagrestia, dove, tra la paratora in noce scuro di alta fattura, si possono ammirare dei riquadri de “L’Estasi di S.Teresa”, provenienti dall’ omonima chiesa gesuita della Marina (oggi Auditorium Comunale), in piazza G.M.Dettori.

Prezioso è lo storico stendardo, realizzato in seta, della disciolta Terza Compagnia delle Guardie Reali, istituita da Vittorio Emanuele. Regalato alla chiesa da Carlo Alberto nel 1837, il cimelio riporta l’effigie di Sant’Efis martiri, protettori gloriosu de Casteddu.

Antico stendardo di S.Efisio- sacrestia

Questa è in sintesi “Sa fabbrica ‘e Sant’Anna”, di cui mi onoro di portare il nome, chiesa simbolo della nostra rinascita postbellica e depositaria di un passato degno di essere ricordato e tramandato.

La silhouette della chiesa al tramonto

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