Agosto 7, 2022

La miniera di Molibdenite di Perd’è pibera_di Tarcisio Agus

Gonnosfanadiga

A metà del 1800 la febbre mineraria esplose in buona parte dell’isola richiamando un gran numero  di capitali ed imprenditori, alla scoperta delle vene minerarie più ricche. La ricerca dei giacimenti era in parte agevolata perché in Sardegna  la componente mineraria e la lavorazione dei metalli era praticata sin dal XII secolo a.C.

Nell’ampia area geologia meglio nota Arburese, nelle fasi tardive dell’attività magmatica ercinica compresa fra 268 e 298 Ma (milioni di anni fa) vanno creandosi numerosi sitemi filoniani compreso il più lungo della Sardegna (12 km), che emerge in regione Sciria (Guspini) e si sviluppa  lungo l’asse da NW-SE a NE-SW sino a Gennamari (Arbus). Altri sitemi filoniani gli ritroviamo  nell’area orientale dell’ Arburese alle falde del  Monte Linas.

I minerali più rappresentativi sono la Galena e la Blenda, da cui si ricava rispettivamente Piombo,  Argento e  Zinco, anche se non mancano i minerali di ferro e rame. 

Nel versante orientale i filoni riemergono nell’area di Salaponi e in regione Perd’é pibera in agro di Gonnosfanadiga. In quest’ultimo giacimento, il più rappresentativo alle falde del Linas, la ricerca  dei minerali ebbe inizio a partire dal 1870 ad opera dell’Ing. Leon Gouin, (ingegnere minerario, imprenditore ed archeologo francese), inviato in Sardegna dalla società Petin Gaudet  alla ricerca di minerali di ferro utili ad alimentare gli stabilimenti siderurgici dell’azienda francese, ma per proprio conto fece ricerche nel campo del piombo e dello zinco.

Prima dell’impegno nella miniera di Perd’é pibera (detta anche Riu Planu is Castangias) l’intraprendente ingegnere, nel 1869, svolgeva già le funzioni  di direttore nella miniera Gennamari e Ingurtosu. All’Ing. Gouin succedette la Società belga Vieille Montagne, fondata nel 1837 e presente in Sardegna già dal 1865, ma la sua vera natura, oltre che la ricerca di giacimenti minerari piombo-zinciferi, era conquistarsi i pacchetti di maggioranza delle società concessionarie che già operavano nell’isola, in particolare nel sud Sardegna.

Nella profonda e rigogliosa gola del massiccio Monte Linas, durante i lavori di ricerca e prima coltivazione dei minerali di piombo e zinco si scoprì, in associazione alla galena e alla blenda, un raro solfuro meglio noto  Molibdenite MoS2(Bisolfuro di Molibdeno). 

Ingresso della casa del Direttore

La Molibdenite  veniva spesso confusa con il piombo perché il suo nome deriva dal greco Molybdos che significa proprio piombo o con la grafite per il colore e per la sua formazione in piccoli strati lamellari legati fra loro con una durezza molto bassa, la sua principale  proprietà è quella di essere un eccellente lubrificate secco, utilizzata sotto forma di polvere impalpabile resiste alle alte temperature e si mantiene  attiva  anche a temperature estremamente basse.

Dalla Molibdenite si ricava il Molibdeno, metallo di colore argenteo lucido ad alta resistenza, fu isolato per la prima volta da Peter Jacob Hjelm nel 1790, ricercatissimo in questa fase storica dello sviluppo industriale perché prezioso agente legante, contribuisce all’indurimento degli acciai e veniva inoltre richiesto per la realizzazione di elettrodi e catalizzatori. Il pezzo di artiglieria chiamato “Grande Berta” tedesco conteneva molibdeno come componente essenziale del suo acciaio. 

Lo studio e la consistenza della miniera pare sia stato ripreso nel 1918 al termine della Grande Guerra e proprio in tali circostanze, associato alla Molibdenite furono rinvenuti anche interessanti quantitativi di Nichel e Cobalto, per la sua potenzialità il giacimento di Perd’é pibera fu considerato il più grande dell’isola.

L’interesse del Molibdeno nel mondo industriale si rese sempre più interessante tanto che nel 1925 furono riprese a pieno ritmo le ricerche ad opera della società genovese Giovanni Ansaldo & Co che in quel periodo stava ampliando i suoi stabilimenti e le fonderie per cui fortemente interessata  per le proprie industrie siderurgiche. 

A seguito dell’avvento della grande depressione  del 1929 che penalizzò tutta l’economia mondiale compresa l’Ansaldo, la miniera venne affidata all’imprenditore Raul Buzzo, ma i diritti di coltivazione vennero assegnati solo nel 1936 alla Società Anonima Nazionale Cogne, nata dallanazionalizzazione attuata dal governo fascista nel 1927 delle miniere valdostane di Cogne, già di  proprietà della Giovanni Ansaldo & Co che le acquistò nel 1917.

Fu allora che in quella profonda gola del Monte Linas si ampliarono le gallerie, se ne realizzarono delle nuove e si perforarono diversi pozzi alla ricerca delle vene di molibdenite incassate nel granito ercinico. All’estrazione seguirono la realizzazione degli impianti di flottazione con la laveria a bocca di miniera, collegata da un breve tratto ferroviario in connessione con la galleria principale, nel così detto il Ribasso di Porru.

Gli addetti all’escavazione raggiunsero le 100 unità, mentre furono in 40 gli assegnati alla gestione della laveria.

Le produzioni più significative del raro minerale sono riconducibili al 1938 quando si raggiunsero i 250 chilogrammi giornaliera di molibdenite pura. Questi livelli produttivi pare si mantennero fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando la richiesta del minerale precipitò, ma la chiusura del 1943 pare fosse dovuta anche alla mancata consegna dei nuovi macchinari necessari per aumentare il rendimento dell’impianto, a causa dell’affondamento del piroscafo che gli trasportava. Da quel momento i lavori non ripresero e dopo un tentativo fallimentare di riconversione per trattare la fluorite estratta dalla miniera di Monreale a Sardara la Società Cogne nel 1952 rinunciava alla concessione.

Certamente la decisione della Cogne di abbandonare Perd’é Pipara fu data anche dalle vibrati proteste degli agricoltori e degli allevatori gonnesi, preoccupati per i torbidi scarichi che arrivavano dalla miniera e si riversavano nel Rio Piras  che a valle  attraversa il centro abitato le cui acque erano ampiamente utilizzate per uso domestico ed orticolo.

La laveria

I segnali inequivocabili dell’attività mineraria oggi gli ritroviamo in diversi accumuli di materiale sterile e diverse gallerie, anche se buona parte franate. Certamente la galleria del Ribasso Porru meriterebbe d’esser recuperata per la sua robustezza ma anche per l’originalità. A detta dei vecchi minatori conserva nella volta scavata nel duro granito ancora pagliuzze della  Molibdenite che, con la luce delle torce, si trasformano in un vezzoso “cielo stellato”.

Grazie all’intervento di recupero dell’amministrazione comunale di Gonnosfanadiga, che ne detiene la proprietà, si conservano le strutture dell’impianto di trattamento, alcuni edifici industriali, alcune abitazione dei minatori e la residenza del direttore nella parte alta dell’area mineraria.

Le strutture graziosamente recuperate all’interno della amena vallata ricca di boschi  di lecci e querce secolari costituisce oggi il Parco comunale Perd’é Pibera, il più vasto del Medio Campidano. Da esso si possono intraprendere diverse escursioni che ci permettono di raggiungere le vette più alte del Linas.

L’abitat ancora incontaminato riserva agli escursionisti degli splendidi paesaggi e non sarà difficile incontrare la rara  e splendida conifera del Taxus Bacata. I percorsi di trekking possibili verso le cime più alte sono naturalmente quelli della prima cima del Monte Linas, denominata  Perda de sa Mesa  con i suoi 1236 metri e le punte Cammedda (1.214 m) o le  quattro cime di Santu Miali, di cui tre oltre i 1000 metri, (Su Cuccruru de Mesu a 1069 m; Su Cuccuru de sa Cresia a 1057 m e Su Cuccuru de Tuvarutas a1033 m.).

Non da meno, sempre dal grazioso villaggio minerario, possono esser raggiunte le cascate di Rio Linas e di Muru Mannu, quest’ultima considerata con  i suoi 72 metri di altezza  più alta della Sardegna.

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