Agosto 7, 2022

Nicolàs Viola? L’ho visto fare gol da 50 metri_di Mimmo Politanò

Da ventidue anni lavoro a RadioRadio, per me, la più importante radiotv della capitale e il legame che tramite essa, fin dall’inizio, son riuscito a creare con i sardi, è stato ed è magico. L’ascolto sardo è stato ed è tuttora, attento e colto, al punto che mi richiedeva e richiede concentrazione e mi imponeva ed impone di evitare frasi fatte, luoghi comuni e sdolcinature manipolatorie.

Ho legato con molti uomini e donne dell’isola e mi porto particolarmente nel cuore La Maddalena, dove nel 1987, mi fu conferito il “Premio Navicella” RAI 1, “Una canzone per la Pace”. La canzone premiata era la mia “Afghanistan”.

Lungo il tempo, mi sono innamorato artisticamente di Maria Carta, dei  Tazenda, di Parodi, di Grazia Deledda, dei Collage, di Marisa Sannia, e non per ultimo del mitico Cagliari di Gigi Riva.

Ho stretto amicizia con molti sardi e conosciuto, rispettato e ammirato qualcuno in particolare, che raffigura l’ennesima prova di come questa terra di Sardegna forgi a valori antichi i suoi uomini migliori. E tu, da decenni, sei fra questi, amico Giorgio Ariu.

Sono giorni che mi passa per la mente la canzone di Lucio Dalla “L’anno che verra” con quel suo incipit afferrante: “Caro amico ti scrivo…”

Ecco, caro amico Giorgio, ti scrivo perché voglio comunicarti la mia felicità nel sapere che una persona da me ritenuta straordinaria, è arrivata nella tua isola per giocare nel Cagliari. Ti sto parlando di Nicolàs Viola.

Sento il bisogno di farlo perché un luogo comune nazionale (anzi mondiale) vuole che una larga maggioranza di calciatori sia poco intelligente, alcoolizzata ed eccetera. Noi sappiamo, egregio Giorgio, che non è  sempre così! Sappiamo che molti calciatori sono di alto livello intellettuale, etico e morale; sappiamo che lo sport più amato dagli italiani, ha creato uomini esemplari; e Nicolàs, credimi sulla parola, è uno di questi.

A questo punto, io mi auguro però, che egli non legga questo articolo, perché non ama che si parli di lui per eventi che non riguardano il campo. Ma io, dall’alto dei miei anni e della profonda amicizia che ci lega da generazioni, mi son permesso di ‘trasgredire’ al suo desiderio; perché ritengo che le persone debbano essere conosciute nella sostanza e non solo nell’apparenza. Inoltre confido nella sua benevolenza. So che mi perdonerà.

Nicolàs Viola, non è certo una persona che fuori dal campo passa inosservata. E’ alto, bello, affascinante; e potrebbe fare l’attore se volesse. Glielo hanno chiesto proprio in Sardegna poco tempo fa. Ma egli non conferisce importanza a tutto ciò. E’ un uomo serio, professionista ai limiti dell’ossessivo, leader carismatico, empatico nei rapporti con i colleghi, e sempre ben predisposto a donare ai giovani la sua esperienza; quando i giovani gliela richiedono.

Io lo sto seguendo da circa cinque anni. Non mi sono mai perso una sua partita quando giocava nel Benevento. Conosco quindi le qualità del suo gioco, quei lanci di 40/50 metri che giungono, al millimetro, sul piede, o sulla testa di un suo compagno; e l’imprevedibilità della maggioranza delle sue giocate. L’ho visto fare gol da 50 metri, di rigore, da fuori dell’aria con tiri micidiali, da calcio d’angolo, eccetera. Anzi caro Giorgio, ti comunico, che sono rimasto incacchiato (come si dice in sardo?) con un arbitro che gli ha annullato un gol di calcio d’angolo perfettamente regolare. Ma vedrai che ci proverà ancora, quest’anno.

Ho conosciuto molti colleghi di Nicolàs, in serie A e B, che mi hanno parlato meraviglie di lui, per cui, ritengo che se il bravo Liverani (ottimo ex calciatore) saprà far leva sugli aspetti positivi e costruttivi dei suoi Nicolàs Viola riuscirà a donare tutto se stesso al Cagliari, al suo allenatore e ai suoi tifosi.

Potrei scrivere per ore di lui, ma non lo farò. Manca poco perché egli possa far parlare di sé per le giocate sui campi. Non posso però, caro Giorgio, non parlarti di una caratteristica ben visibile di Nicolàs: i tatuaggi. Ogni personaggio che ha voluto tatuare sulla sua pelle, per rendere visibili agli altri (oltre che a se stesso) i miti che lo hanno formato e continuano ad alimentarlo culturalmente, ci raccontano come in un film di immagini immobili, molto di lui, e della sua formazione intellettuale e psicologica.

Tutti i geni che riconosciamo sulla sua pelle, sono coloro i quali lo hanno ispirato e gli hanno dato forza nei momenti di inevitabile fragilità. Nicolàs pur se in solitudine, non è stato e non è mai, solo. I suoi ‘amici’ stampati sulla pelle da Freud, a Morrison a Dalì ed eccetera, lo proteggono e gli indicano la strada della conoscenza e della libertà di pensiero. Mi chiederai, ora amico Giorgio, quanti esami gli mancano alla laurea in Psicologia: pochi; sei! Ma l’ho sentito dire, con l’umiltà che lo contraddistingue, che è solo l’inizio; che continuerà a studiare.   

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