Ottobre 5, 2022

Tonino Congiu: “La mia maglia numero 11″_ di Nando Mura

Non è vero che Gigi Riva non avesse avversari. Sì, certo, quelli con i quali si giocava il Pallone d’Oro (ragazzini come Johann Cruijff, Gerd Muller, Bobby Moore, Franz Beckenbauer, George Best…). Non quelli però che non si sognavano neanche lontanamente di prendere il suo posto in Nazionale tra il 1968 e il 1974 quando Rombodituono, con 35 gol in 42 partite, ha stabilito un record illegale più che imbattibile. E tuttora imbattuto.

Il vero, unico, avversario di Gigi Riva è stato un “cinghialetto” nato a Cagliari nel 1936 che a malapena toccava il metro e settanta, aveva le gambe storte come un cowboy del lontano West, ma è stato l’ultimo a indossare quella mitica maglia numero 11, diventata ormai un sindone laica del calcio sardo. 

Antonino Congiu, Tonino per tutti, era un attaccante sgusciante come una saponetta, sapeva fare gol in quei territori accidentati come i campi ancora in terra battuta, in aree di rigore dove dettava legge il calcione alla tibia, la cosiddetta “gannedda”.

Al Cagliari, dov’era cresciuto, ha giocato dal 1956 al 1965: idolo dei tifosi.

Quando Arturo “Sandokan” Silvestri decise, nella stagione 1963/64, quella della storica promozione in Serie A, di sfilare la maglia numero 11 dalle spalle di “Su Sirboni” per consegnarla al futuro “Rombodituono” che all’epoca non aveva ancora compiuto vent’anni, il popolo dell’Amsicora si ribellò: ma come, non scherziamo, chi è questo ragazzino venuto dal Nord che osa sostituirsi al nostro Tonino?

Forse, anzi sicuramente, Tonino Congiu – che sapeva di calcio – è stato il primo a capire che Luigi Riva da Leggiuno era proprio bravo: sarebbe diventato il più bravo di tutti. Quella maglia, anche questa è storia, non se l’è tolta volentieri: ma l’ha consegnata davvero al più bravo. Soltanto lui, Gigi, poteva togliergliela. Soltanto lui, Gigi, poteva farlo.

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