Dicembre 7, 2022

E il vento soffiava sulla polvere di questa terra antica_di Gaetano Ranieri

“E’ tempo di piantare l’erba medica! Forse sono già in ritardo, ma è solo ora che si sente il profumo della primavera e forse non gelerà più. Mi conviene prendere a noleggio il trattorino di ziu Boiccu. Ha il vomere sottile, leggero, ma capace di scendere il giusto: mi basterà qualche ora. Domani non pioverà, perché il cielo è chiaro. Si sente anche quel profumo che solo questa terra tra il mare, lo stagno e i monti con la pietra nera sa dare, quando viene il bello. Sono contento di aver preso a mezzadria questo terreno! Prima o poi lo comprerò questo trattore e prenderò un altro terreno a mezzadria qui attorno. È proprio bello qui! Con questa vista dolce e il profumo di pace: Parola di Sisinnio Poddi” Già, Sisinnio era proprio raggiante! Era di marzo, nel ‘74. Già Primavera!

Eu si du naramu: anda de pressi, d’apu acabai acantu a mesudii! Noohu, it’a esti suctzediri? Poitta s’esti firmau? Chini esti chi tirada? Ita esti custa perda bianca? Una conca, unu piscioni mannu de perda? Mi paridi sa perda de s’Archittu?! Eh cust’atra?

Sisinnio le mise al bordo del campo e le nascose tra altre pietre.

Quella notte Sisinnio non dormì: Vado a chiamare Peppettu, lui mi saprà consigliare, pensò rigirandosi, agitato, nel suo povero letto. Restituisco il trattore, mi pare che non porti niente di buono. Non ci sarà mai niente di buono per me! Pensò disperandosi.

Peppetto si precipitò vedendolo allarmato: Dimmi dove le hai trovate!? Glielo indicò. Non toccare più nulla! Quasi un anno dopo, arrivarono da Roma in quattro: gente importante!

Sisinnio non poté più usare il suo terreno. E tutti si dimenticarono di lui.

A 8000 chilometri di distanza nel mese di Marzo del’74, forse addirittura lo stesso giorno, a Xi’an, in Cina, un contadino decise di fare un pozzo nel greto di un fiume secco. Quell’anno la siccità era terribile. Non ce la farò a sopravvivere! Pensava disperandosi. Yang Zhifa, scavò sei metri, poi altri tre e con la sua vanga portò su una testa di terracotta. La notte non dormì. Era agitato. Era un presentimento? Titubante chiamò l’Autorità di Lington, che prima lo rimproverò, ma poi chiamò il capo a Xi’an. Dopo tre giorni cominciarono gli scavi. Quella testa apparteneva a un guerriero, quelli del primo imperatore cinese Qin Shi Huang che 230 anni prima di Cristo fece costruire la Grande Muraglia e che alla ricerca della eternità si fece seppellire con 10.000 uomini, la sua armata, vicino al suo Mausoleo perché lo proteggessero. Dal suo racconto tutti avevano pensato che li avesse seppelliti vivi. Dopo appena 3 anni Xi’an diventò patrimonio dell’Umanità. Yang Zhifa, ancora onorato, fu assunto a vita nella biblioteca subito aperta e divenne poi Presidente onorario degli scavi di Xi’an.

Gli scavi a Mont’e Prama invece andarono a rilento. Appena 10 giorni nel ‘75 (scavi Bedini-Ugas) con pochi mezzi e con tempo inclemente; altre due settimane nel ‘77 (Lilliu-Tronchetti-Ceruti), tra contrasti e tanta pioggia, un po’ di più e in due tempi nel ‘79 (Tronchetti-E.Usai-Zucca-Bernardini) sempre con pioggia incessante. Ma i risultati furono eclatanti. Apparvero 50 tombe inusuali, uniche, a pozzetto con lastra secondo un filare irregolare e altre senza lastra di copertura. Saggi negativi eseguiti in ogni direzione dal Responsabile della Soprintendenza, portarono a ritenere chiusa la necropoli. Alcuni trovati, furono portati a mostre. Ma tutto fu poi messo negli scantinati. Per anni!

Vicino alle tombe furono trovati alcuni betili (5) di altezza massima di 1,45m, 5 modelli di nuraghe, con torri molto alte, sormontate da una terrazza aggettante e ben 5178 pezzi di statue di pietra. La notizia fece, giustamente, scalpore (non solo in ambito archeologico) e fece il giro del Mediterraneo. Da tutti quei pezzi, spesso di piccole dimensioni (l’85 % con dimensione massima di 25cm), dopo un lungo e difficile lavoro di restauro durato circa 7 anni, furono ricomposte 28 statue riproducenti cosiddetti pugilatori (18), arcieri (5) e guerrieri (5), successivamente presentate, esattamente 40 anni dopo il primo ritrovamento, e contemporaneamente, nel museo Archeologico di Cagliari e in quello di Cabras, la cittadina nei pressi di Oristano nel cui territorio le statue furono rinvenute.

Prima delle esposizioni museali però le Università della Sardegna risposero a un Bando della Regione per l’aiuto alla ricerca riservato alle sole Università sarde (LR7/2007). Una prima volta, nel 2010, il progetto intitolato Mont’e Prama: il sacrario degli Eroi infranti, pur valutato il migliore in campo archeologico (9,4/10 su una media di 7) non fu approvato: gli si preferì un progetto su Torquato Tasso. Ma fu approvato la seconda volta, nel 2012. Le due unità, quella tecnologica di Cagliari (team prof. G. Ranieri) e quella archeologica di Sassari (team prof. R. Zucca) furono premiate con un finanziamento complessivo di 200.000 euro (di cui per 60.000 euro computati per l’attività dei due Responsabili). Si trattava di applicare tecnologie geofisiche innovative e di eseguire scavi selettivi nelle aree di anomalie intense, apprezzabili o assenti e di verificare l’estensione della necropoli. L’Unità di Cagliari girò in lungo e in largo con una macchina straordinaria, già dal luglio 2013, un georadar a 16 antenne, una sorta di macchina di “Ritorno al futuro”, il famoso film di Zemeckis, capace di descrivere tutti i corpi anomali del sottosuolo all’interno di volumi di 6 cm x 12 cm x 3m. Il gruppo di 16 antenne viene trainato da un fuoristrada o da un quad. Il sistema denominato “Stream X” è corredato di un doppler per la misura della distanza percorsa e di un GPS differenziale, capace di determinare le coordinate dei corpi (pietre, oggetti ecc.) che hanno prodotto le riflessioni, con precisione di qualche centimetro. Dentro il fuoristrada, su un monitor, è possibile “vedere” in tempo reale il sottosuolo, alla profondità desiderata.

Il sistema “corre” alla velocità di 10 km /h, su e giù per la collina non lasciando spazi inesplorati. Percorriamo più 600 km stando attenti alle ripetizioni delle anomalie in antenne contigue e tra una strisciata e l’altra per vedere forme particolari sicuramente non geologiche, come circoli (capanne nuragiche), rettangoli (case o templi?), ellittiche (stadi?) o piatte, lineari ad indicare strade, muri. Vediamo segni che si ripetono come in una antica, sconosciuta, città. Non sappiamo l’età, bisogna scavare, per saperlo. Rileviamo 6 ettari attorno al vecchio scavo. Ma non possiamo scavare in un terreno privato. Offriremmo il premio di rinvenimento al proprietario!

Ci pensa il Soprintendente Minoja, impressionato dal lavoro fatto: Rifaremo l’indagine geofisica all’interno della vecchia area e chiederemo al proprietario (la curia arcivescovile, il vescovo di Oristano cioè) di rinunciare all’eventuale premio! Detto fatto! La convenzione tra i diversi soggetti viene stipulata e si parte il 5 maggio 2014: appena 6 settimane dopo l’apertura dei due musei. C’era una folla ordinata per entrare nei musei per almeno due mesi. L’area invece, era fortemente deturpata da erbacce, resti dello scavo abbandonato, strani animali, siringhe, immondezza. Il sito non era protetto dal 1979. Ma si prepara una squadra formidabile, motivata, pronta a rinunciare a qualsiasi rimborso delle spese. Geofisici e Archeologi in totale armonia tra loro e con i 4 detenuti, coinvolti in una delle prime volte al mondo in uno scavo archeologico, per una loro riabilitazione. 1 solo disoccupato, una ragazza, dei 4 previsti, si presenta alla nostra chiamata. Il rilievo con georadar parte il 10 giugno e si conclude in 5 giorni. Dopo altri 5 giorni dedicati all’elaborazione, si decide di scavare dove ci sono anomalie intense prodotte da corpi trapezoidali di 2,30 cm x 0, 60 cm e da 8 lastre di tombe disposte in due serie di 4 sfalsate di 90 cm. È il giorno seguente al solstizio d’estate. La luce ci accompagna fino a tardi. Si riportano sul terreno le coordinate segnalandole con sassolini. Il giorno dopo, 26 ore dopo, appare il primo dei due betili. È alto 2,30 cm e largo 0,60 cm; è a 54 cm in profondità, proprio come indicato. Pochi giorni dopo si scoprono 8 tombe con lastra divise in 2 gruppi da 4 sfalsati di 92 cm, esattamente come indicato dalla Geofisica. Ma non basta. Pietre, pietre di tutti i colori, piccole e grandi, sono accatastate ai bordi dove non può passare il georadar. Le sposteremo: Marco mi aiuti? Quella? La prende, la solleva e la lancia nel campo del vicino. Metto in palio 100 Euro a chi trova la prima testa. Le archeologhe mi implorano di dare loro una soffiata. Sono intransigente. Un’anomalia enorme di oltre quattro metri ci riempie di ansia. Cosa è? un animale mitologico? No, sono due statue, una copre l’altra. Ma nohh! Non ha lo scudo sulla testa! Cosa sarà quel cerchio? Una ha la testa attaccata al corpo: è intera! Il primo a trovarla è Tineddu, un detenuto. Ha due figli piccoli. Porterò a loro i 100 Euro.

L’emozione è doppia, in tutti noi: sono proprio due i “Giganti” e uno ha la testa attaccata al corpo e ha lo scudo sul petto. È diverso! Ma c’è ancora un’emozione maggiore a Mont’e Prama:

Mracu vuole festeggiare. Per avergli intitolato una statua? O forse perché il riesame del suo caso può essere fatto? Regala ad ognuno una bottiglia di vino “I giganti” ma l’etichetta è diversa: c’è un Gigante Momo, un Gigante Gaetano, uno Adriana, uno Barbara, uno Luciana, uno Carlo, uno Emina ecc. e per tutti dietro dove si decantano le virtù del vino, una dedica, una poesia: L’Heroon di Mont’e Prama.

“Non esiste notte tanto lunga che impedisca al sole di risorgere”. Grazie di essere stato l’alba di un mio nuovo giorno!”

Anche Mont’e Prama rivede l’alba di un nuovo Giorno

…e Il vento portò via l’Oblio!

1 thought on “E il vento soffiava sulla polvere di questa terra antica_di Gaetano Ranieri

  1. Intanto complimenti per la scoperta di reperti storici così importanti, colmi di fascino e mistero a cui le piu importanti istituzioni devono porre le attenzioni dovute al fine di preservare e portare il presidio all’attenzione dei midia per creare quel volano turistico tanto importante per l’economia Sarda.
    Complimenti !

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