Aprile 17, 2024

Perché andrò in carcere_di Gian Paolo Vallati

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Se qualcuno pensa che me lo sia meritato, forse per i miei trascorsi di regista velatamente “maschilista” o di sostenitore della commedia “politically uncorrect”, aspetti di leggere come va a finire la storia.

Tutto è iniziato nel 2016 quando, dopo una vita passata nel centro storico di Roma, mi sono trasferito a Oristano. L’intenzione era quella di abbandonare il mondo della produzione audiovisiva, che mi aveva regalato alcune belle soddisfazioni, qualche premio importante e molti anni difficili di fatiche e preoccupazioni finanziarie, per dedicarmi all’agricoltura biologica e al recupero di cultivar antichi. 

Ma in terra sarda la passione per il set è tornata a prendere il sopravvento. Così ho iniziato a tenere dei corsi di formazione per filmmaker, forte dell’esperienza professionale e di tante passate esperienze didattiche, e qui mi sono trovato a coprire un vuoto e soddisfare una richiesta che evidentemente covava da tempo nella placida provincia oristanese.

Da questi corsi sono nati alcuni cortometraggi che siamo riusciti a realizzare grazie alla collaborazione tra la mia società Axefilm, la coop. Onlus Coworking001 e il contributo dell’ufficio cinema della Regione Sardegna.

“La Venere di Milis”, una commedia scritta da Pasquino Fadda e diretta dalla giovanissima Giorgia Puliga, entrambi esordienti, è arrivata finalista al concorso Visioni Sarde, e adesso gira il mondo nelle tante proiezione che gli istituti italiani di cultura organizzano per questa bella e prestigiosa rassegna.

“Complice il Mare”, un altro cortometraggio scritto da Maria Luisa Marongiu, di cui ho curato la regia e il montaggio, ci ha invece portati su una strada meno glamour ma umanamente più appassionante. La sceneggiatura, ispirata a una storia vera, racconta di un detenuto che viene inviato agli scavi archeologici di Mont’e Prama in un programma di recupero e reinserimento sociale.

Alcune scene del corto dovevano essere girate all’esterno del supercarcere di Massama, e questo ci ha portato a contattare la Direzione per ottenere le autorizzazioni. Dopo una serie di incontri e colloqui sulle attività svolte dai detenuti, le loro richieste e desideri, è nata l’idea di una collaborazione che si è sviluppata nel progetto “Cinema per crescere”.

Si tratta di un percorso di riqualificazione professionale e reinserimento sociale attraverso un corso di formazione nelle professioni audiovisive. Così, con grande passione, io e i miei soci della Axefilm, i collaboratori del Coworking001, la Direzione e i funzionari della Casa Circondariale, ci apprestiamo a mettere in atto il progetto.

Inizieremo il 7 marzo con il primo modulo, quello sulla scrittura per l’audiovisivo.

Ma l’intero progetto richiederà il coinvolgimento altri docenti e collaboratori, scelti tra importanti professionisti del settore, e l’impiego di numerose attrezzature professionali. Per questo abbiamo richiesto il sostegno della Fondazione Sardegna e della Direzione Generale Cinema del MIC, attraverso i bandi appositi.

Confidiamo che queste istituzioni comprendano il valore sociale e umano dell’iniziativa e non ci lascino da soli a proseguirla. Intanto io e i miei collaboratori inizieremo ad andare in carcere. E lo faremo con tutto il nostro entusiasmo.

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