Aprile 19, 2024

Incontro con Angelica Grivel Serra: “Il solo modo di arginare le insidie è fare lanterna della propria aspirazione vitale”_a cura di Simonetta Columbu

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Bellezza, genio e talento: stiamo parlando di Angelica Grivel Serra.
Chiediamo di più a questa promettente e meravigliosa ragazza sul suo percorso e vita da scrittrice.

Angelica come e quando è nata la tua passione per la scrittura?

Non credo di poter definire un quando, né di poter fermare in cristallizzazione un momento, un giorno o una fascia temporale capaci di annunciarmi la vocazione come messaggeri alati. Attualmente, so di poter attribuire alla scrittura, tanto come atto fisico quanto progetto e idea, il contorno e la sostanza di missione di vita, o arco primario della mia visione. Lei è giunta a me in punta di passo, proponendosi prima nella pergamena delle fiabe d’infanzia, poi nel valore totemico dei classici, infine nell’inchiostro degli autori eletti. L’incantesimo del libro e un apprendistato materno oculato, costante e vivace, hanno prodotto in me la tensione che è il mio lasciapassare, affinché io possa fare dello scrivere il mio ripostiglio di fiducia, il potere che disarma o sbocco naturale d’esistenza. È altrettanto certo poi che, sin dai miei anni implumi, portassi in me la spontanea attitudine a tradurre in narrazione ogni realtà. Persino le invenzioni di storie tra bambole erano pretesto per pagine chilometriche sui quaderni a righe… Sobillata dalla vita, oggi, scrivo. E spero che questo permanga intatto, visione cardine del mio domani.

Hai pubblicato un libro con Mondadori: ‘L’estate della mia rivoluzione’ con cosa si scontra una giovane scrittrice nel mondo del lavoro?

Nell’esatto istante in cui si evade dal confine sicuro e gradevole dell’hobby, in scrittura così come per qualunque tipo d’estensione creativa, cominciano a pendere tele del pericolo. Sono assidue e i ragni incombono a volte con ostinazione che sa di inseguimento: il peso dell’incerto, il timore di non riuscire a tradurre sé stessi per farsi capire, i chimerici luccichii di promesse auree, la pioggia di domande che ci si pone intimamente quando si cerca di decifrare l’ardere della propria ambizione. Tutto si ramifica attorno al cammino dell’arte per oscurarne il senso. L’agguato vive nel buio dell’ignoto di proposito; il solo modo di arginare le insidie è fare lanterna della propria aspirazione vitale.

La tua scrittura è auto biografica o parla di storie di fantasia?

Non esiste tratto del mio scrivere che non attinga al reale vagliato dal mio sguardo. Anche solo una folata d’attenzione nei confronti di un dialogo casuale che non m’include nemmeno, il taglio della palpebra di un viso estraneo, lo spettro di un’attitudine altrui si fanno materia che rivela, mi vive dentro e fermenta sino a quando l’esigenza di renderla pagina non ne traduce le fattezze. Al tempo stesso, però, non si può avere creatura d’arte se alla gestazione non concorre l’immaginifico. La fantasia è, e deve essere un faro certo del processo di fondazione di storie, qualunque sia il modo in cui si decida di affidare loro voce. A volte, l’immaginazione si fa componente addirittura imprescindibile e paradossale: non di rado fatti realmente accaduti sono così poco verosimili da sfidare ogni credibilità e si rende perciò d’obbligo operare con la fantasia per attenuare la verità!

Quando scrivi chi è a parlare, il cuore o la ragione?

Entrambi. Confido che l’uno conduca l’altra e viceversa, a seconda del tempo alternato richiesto da ambedue i poli, in complementarietà d’intenti.

Cosa rappresenta per te la scrittura?

L’inscalfibile radice di ciò che sono stata, molto di ciò che sono, il sogno fiducioso della persona che sarò.

Scrivere i propri pensieri, le proprie inquietudini, auspici e desideri… può rappresentare una cura per l’anima? Può aiutarci a fare chiarezza?

Che la scrittura porti in dote chiarificazione è per me una certezza inconfutabile. Non c’è dimensione che mi rassicuri quanto quella verbale. Non so invece se chiarificazione coincida con cura nel senso di rimedio. Ma è una veglia sui timori, perché li espone. 

Scrivi i tuoi sogni?

Il mio sogno è scrivere. Il mio sogno è vivere di scrittura. Quanto alle incursioni oniriche, quelle vivono nel non scritto…

Ti abbiamo vista immortalata dal fotografo Giovanni Gastel si può essere una scrittrice e anche una modella?

Angelica Grivel Serra in uno scatto di Giovanni Gastel

Di Giovanni Gastel (che nel lessico da lui sancito con me la prima volta in cui lo conobbi diventò tassativamente ‘lo zio Gio’) porto dentro memorie piene e intatte, intoccabili, senza che la corrosione del presente possa intaccarne i tratti e le radiosità. Tra le altre cose, lui volle fondare con me un rito: una sessione fotografica a cadenza annuale, generalmente coincidente con le fioriture di marzo, per cogliere le gradazioni della mia persona nel tempo. I primi ritratti a sancire la tradizione trovarono data tra i miei quindici e i sedici anni. Da allora, ne portammo la progressione con disciplina sino alla di lui scomparsa. Al di là dell’armonia che riuscimmo a saldare immediatamente dal punto di vista fotografico, sin da subito tra me e lo zio Gio scoccò un’affinità elettiva. Lui mi riconobbe. Credo di aver imparato con lui che la moda, al pari della scuola o di qualsiasi altro contesto che si incontri nel vivere quotidiano, è terreno narrativo, fatto di esseri umani e di interazione tra intelligenze creative. Quindi, così come lui credeva nei sincretismi creativi, altrettanto ho imparato a confidare io stessa nelle intersezioni virtuose tra mondi apparentemente inconciliabili.

Ci sono forse dei pregiudizi nei confronti di una scrittrice che è anche una modella? Viviamo forse in una società che tende ad essere un po’ “settoriale”?

Il pregiudizio vige sinché non lo si squarcia; vieppiù nell’alveo scrittorio persistono diffidenze. Credo siano necessari rigore e coerenza per scardinare ogni possibile dubbio nei confronti di chi tenacemente si conduce per le strade impervie richieste dal cammino della creazione –specie se quella tenacia è correlata alla giovinezza.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il progetto sovrano è scrivere per vivere e votare l’esistenza alla scrittura. Il progetto reggente è agire in modo da avere sempre una visione.

Cosa consiglieresti ad un giovane scrittore?

L’altura del consiglio appartiene a chi è maestro; di mio, posso solo spartire certi esiti d’esperienza. Quattro cose, sinora, emergono cruciali più di tutte: non permettere al piombo di certe zizzanie di soffocare l’ambizione; rabbonire presunzioni in presenza di maestri; non arginare il proprio talento, ispessire la propria unicità. A costo di esser tacciati di superbia.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

La scelta è più che ardua. È impossibile! Nel citarne uno, farei torto a un’altra… Ad ogni modo, per accontentare la freschezza dell’istinto, spiccano i nomi di Grazia Deledda e Amos Oz.

Ci consiglieresti un libro?

I Buddenbrook, di Thomas Mann. Senza esitazione.

Grazie cara Angelica! È stato un vero piacere! 

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