Maggio 19, 2024

Gian Luigi Cau, artista autodidatta_di Tarcisio Agus

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Si dice che ogni uomo o donna nasca con proprie capacità e attitudini, in primo luogo artistiche, così come disse Picasso: “ Ogni bambino è un artista. Il problema è poi come rimanere artisti quando si cresce”. Chi non si accorge del proprio estro artistico con il tempo lo perde, mentre tanti dopo averlo scoperto, avendone le possibilità, studiano presso gli istituti e le accademie d’arte, o  frequentano corsi di disegno, pittura e storia dell’arte. Altri, pur avendo scoperto le proprie capacità artistiche, non hanno i mezzi per alimentare l’innata ricchezza, ma sentono forte il desiderio di creare, pur in assenza di substrato culturale appropriato, con tenacia, costanza e curiosità sono riusciti ad emergere, alcuni dei quali, per esempio, piuttosto noti, come Van Gogh o Antonio Ligabue,  ambedue  autodidatti.

Gian Luigi Cau

In quest’ambito potremmo collocare anche Gian Luigi, che impegnato nella sua vita da operaio, non ha mai abbandonato il suo estro che ha scoperto da ragazzo all’età di 10/11 anni. La sua infanzia la trascorre nel villaggio minerario di Righi a Montevecchio, su un ampio ed elevato costone dove sorsero le case operaie, nella montagna dedicata alla dea della caccia Diana (Montiàna). Dall’alto  dell’altura, il giovane Gian Luigi disponeva di un’ampia gamma di albe, che ogni mattina lo destavano dal tepore notturno inondandolo di raggi dorati o di  cieli coperti, dove il sole stentava a far capolino, come pure non mancavano le prime luci sferzate dal vento e dalle piogge scroscianti. In questo scenario naturale seduto sui gradini casa poteva inoltre godersi profondi panorami, che spaziano sulla sottostante miniera di Montevecchio, per aprirsi sulla vasta pianura del Campidano sino al Gennargentu. Questi “grandi quadri” che la natura le offriva ogni giorno con  generosità, potrebbero esser stati la sua musa sin dalle origini.

Ho chiesto a Gian Luigi di narrami i sui primi passi: “I primi contatti con gli strumenti  di pittura furono i colori ad olio, che conobbi in prima media, fu tanta la passione e il desiderio di fissare su tela il mondo che mi circondava che me ne impossessai furtivamente, in quanto prodotti non disponibili negli spacci minerari. Con gli anni l’interesse per la pittura andava sempre più crescendo tanto da irrobustirsi interiormente, diventando sempre più una necessità di vita, alla quale non rinunciai per nessuna ragione”.

Considerato un arcaista, perché imita nelle sue opere forme arcaiche in senso primitivo o insolito, di lui ne ha parlato lo scultore e pittore Antonio Santoro, la cui opera venne riconosciuta ad Onoris Causa dall’università per la ricerca scientifica di Roma e dall’Università del Salento di Lecce. In un suo spazio YouTube ove propone le  Presentazioni artistiche ed accademiche di talenti noti e meno noti, così si è espresso in un passaggio sull’artista guspinese:

“Cau è un autodidatta, ma opera fin dalla giovanissima età di 11 anni, di Gianni Luigi si può affermare senza timore di essere smentiti che possiede l’innato talento donatoli da una entità superiore, infatti artisti con l’estro si nasce non certo si diventa. L’estro è un elemento fondamentale per un artista, ma o si nasce già avendolo o nessuno mai potrà insegnartelo e nessuno mai potrà impararlo. Egli possiede una impressionante forza espressiva corroborata da uno stile  e da una tecnica pittorica straordinaria, nei soggetti dei suoi lavori coglie l’essenza con maestria accademica, nel suo attingere dalla esperienza antica ne trasfonde i significati. La pittura di quest’artista è una pittura colta, assolutamente vigorosa e rivitalizzata in maniera vibrante e commovente. Come vediamo, le sue opere sono un vero e proprio miracolo iperrealista, un miracolo premio di storia in un contesto onirico, eleganza, classe, armonia costruttiva nella composizione sono gli elementi che ricorrono in tutti i suoi dipinti. Artista completo, che può tranquillamente aspirare ad altissimi orizzonti dell’arte intercontinentale”.

Gian Luigi Cau è parte integrante di una comunità di artisti guspinesi, così come avviene in tutti i piccoli centri dell’isola, penalizzati dall’insularità e dalla lontananza dalla grande città, ove gli spazi, l’attenzione artistica e la disponibilità dei diversi organi di informazione rendono più facile la conoscenza e l’apprezzamento di tanti sconosciuti talenti.

Le mostre locali non hanno grande seguito e risonanza, anche perché, nelle nostre “ristrette” comunità, perdura l’atavico atteggiamento di snobbare il concittadino o concittadina che manifesta il proprio talento. Una enorme ricchezza culturale che con il tempo si perde,  in quanto sono assenti le condizioni e le risorse per potersi presentare al grande pubblico. Molti di essi, come anche Gian Luigi, trasferiscono nelle opere la loro appartenenza territoriale attraverso i paesaggi, i volti o gli scorci del loro vivere quotidiano, divenendo importante veicolo culturale del territorio che lo accoglie. Forse questi nostri artisti bisognerebbe aiutarli, non solo per farli conoscere al grande pubblico, ma potrebbero essere interessanti testimonial della Sardegna e dei luoghi di provenienza, se coinvolti nelle importanti rassegne nazionali ed internazionali ai quali i comuni e la stessa regione Sardegna partecipa, attraverso i grandi eventi, la promozione turistica o l’enogastronomia. 

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