Aprile 17, 2024

La civiltà nuragica: il Bronzo Medio_di Tarcisio Agus

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Il periodo che oggi affrontiamo, è complesso e di particolare importanza per lo sviluppo storico culturale dell’isola di Sardegna e non solo. Meglio noto come Civiltà Nuragica è compreso tra il 1600 e il 238 a.C. In questo nostro cammino, tratteremo l’importantissimo  periodo compreso tra il 1600 e 1300 a.C., detto del Bronzo Medio

Sono i trecento anni di una esplosione megalitica che non ha eguali nel mediterraneo e nel mondo.

Da sempre questo periodo è stato tenuto ai margini dalla ricerca scientifica nazionale. Anche se, bisogna riconoscere, l’archeologo Antonio Taramelli, giunto i Sardegna nel 1903 come direttore del Museo di Cagliari, ha profuso un importante primo studio degli antichi monumenti, con l’applicazione del principio mente e pedibus, un’indagine dei monumenti in relazione con il territorio.

Con un gran numero di importanti scavi in quasi tutta l’isola e relative pubblicazioni, anche su prestigiose riviste italiane ed estere, richiamò l’attenzione degli studiosi sull’importanza della Sardegna nel quadro della preistoria e protostoria del Mediterraneo.

Poi, a seguire, il grande lavoro di studio, ricerca e divulgazione del prof. Giovanni Lilliu e successivamente dei suoi allievi, dove la Civiltà Nuragica assume un’importanza primaria nelle culture del Mediterraneo, non da meno di quella greca ed egizia.

Purtroppo però stenta ancora ad essere riconosciuta nella sua grandezza, pur essendo nata 500 anni prima di quella greca.

La caratteristica di questo periodo è  data dall’articolazione megalitica che lo compone e dalla sua arte plastica, rappresentata dalla ampia miniatura bronzea  che ci propone un’eloquente spaccato della vita della comunità nuragica, non ultimo la grande statuaria di Monti Prama.

Il megalitismo è certamente un fenomeno mondiale, rappresentato dalle tipologie già note nel periodo preistorico anche in Sardegna, come i dolmen, menhir, circoli, domus de janas, altari  e tumuli. Il nuraghe è il nuovo elemento megalitico del mediterraneo, con la sua thòlos (tecnica costruttiva ad aggetto) che va man mano restringendosi sino alla sommità. In molti casi le thòlos si sovrapponevano, costituendo torri che raggiungevano anche i 30 metri d’altezza, attribuibile pare, nel nostro caso, al mastio del nuraghe Arrubiu di Orroli, di cui oggi se ne conserva integra solo la metà, 15 metri.

La Thòlos della Tomba di Agamennone datata XIV sec.a.C.

Thòlos, al plurale Thòloi,  dal greco antico cupola. Costituiva l’elemento cardine dei monumenti funerari che si ritrovano diffusi nel mondo e  tutti a formare dei tumuli, tanto da dare la sensazione di trovarsi al cospetto di vere e proprie colline che custodivano al loro interno il monumento sepolcrale. La thòlos più rappresentativa e nota a livello internazionale, che si accosta alle sarde, è certamente quella che ospita la Tomba del tesoro di Atreo, nota anche Tomba di Agamennone, presso Micene (Grecia), databile al 1250/1300 a.C. Costruita da una base circolare del diametro di 14 metri, si eleva, con conci squadrati posizionati su circoli sempre più aggettanti, sino al suo apice, raggiungendo l’altezza di 13 metri.

La Thòlos del nuraghe Is Paras – Isili

Da noi in Sardegna la thòlos, stranamente, non viene utilizzata in ambito funerario e non si sviluppa  in sotterraneo, fatta eccezione per i pozzi sacri o per i pozzi interni ai nuraghi. Il suo sviluppo è totalmente aereo ed è parte integrante dei nuraghi, di cui si stima una presenza compresa tra i 7.000 ai 9.000 esemplari. Per queste due semplici ragioni si è propensi a non individuare nei nuraghi e le loro thòlos, una struttura funeraria, pur mantenendone la stessa tipologia  costruttiva.

Il nuraghe (detto anche nuràke, nuraxi, nuràcci, nuràgi o naràcu) dal semplice significato di mucchio cavo, costruzione cava o torre cava, sembrerebbe derivare dal vocabolo Nurra, molto usato  nel sardo nuorese a significare mucchio, cavità.

Certo è che ogni sua edificazione, rappresenta, come ci ricorda il prof. Lilliu, un grande sforzo umano economico e sociale e l’esito di una situazione storico – politica di non poca efficienza.….

La posizione prediletta dal vasto numero dei nuraghi è senza dubbio quella elevata, dal largo dominio, tale da collegarsi visivamente gli uni  con gli altri, in un sistema difensivo senza pari.

La sua possente edificazione, con grossi massi alla base (ciclopica), senza cementi, va sempre più riducendosi nelle dimensioni mam mano che si eleva, sino a formare la torre tronco conica,  semplicemente detta Nuraghe. Generalmente il suo completamento  avveniva con la costruzione di una ampia terrazza e relativo parapetto, caratterizzata da robuste mensole litiche che mediamente consentivano di recuperare il diametro della base, a significare un ulteriore elemento di difesa, perché utile a contrastare ogni tentativo di attacco, con il lancio in verticale di lapilli o sostanze ustionanti. La complessità della struttura megalitica consentiva di ricavare al suo interno la scala elicoidale di accesso alla terrazza ed ai diversi piani, dati dalla presenza di più thòlos sovrapposte. Il suo ampio spessore consentiva inoltre di ricavare al suo interno ulteriori opere che ancora una volta ne connotano, almeno in questo periodo, il carattere difensivo e militare, con le garette all’ingresso, feritoie per gli arcieri, angoli morti, passaggi angusti, botole e scale retrattili.

I nuraghi mono torre furono i primi ad erigersi, sicuramente alimentati dai diversi protonuraghi già presenti nel territorio dell’isola, tanto che alcuni studiosi stimano la prima formazione delle thòlos sarde già nel 1800 a.C. In particolare fanno riferimento alla torre centrale del nuraghe di Barumini, Su Nuraxi, quale parte più antica del complesso, datato al 1500 a.C.

Di elegante e slanciata struttura, i nuraghi mono torre si diffondono su tutta l’isola e con l’andar del tempo si articolano con strutture e torri aggiuntive in veri e propri complessi architettonici, meglio noti  nuraghi complessi, vedi Su Nuraxi di Barumini o il Losa di Abbasanta. Le diverse ragioni edificatorie che molti studiosi hanno rilevato, vanno dalla difesa del territorio, alla ipotetica sede del capo tribù, nonché simbolo territoriale che marca i limiti cantonali delle comunità. Non ultimo si ipotizza siano legati a culti solari ed astrali.

Certamente se pensiamo ai loro ingressi orientati fra i quadranti E/S/O, l’illuminazione solare, ma anche lunare, penetrando al loro interno, dava inesorabilmente indicazioni orarie e del tempo, costituendo di fatto uno dei vari calendari ed orologi solari allora disponibili. Questo per le popolazioni nuragiche dedite all’agricoltura e pastorizia era elemento fondamentale per riconoscere il ciclo vegetativo, con l’alternanza delle semine e dei raccolti. Altrettanto avveniva per il mondo animale, basti pensare al ciclo dell’ovino con le nascite, oggi a ridosso del Natale e della Pasqua.

Della storia dei nuraghi rimangono ancora molte ombre e tanto ancora da studiare, come per esempio sapere chi erano i nostri antenati che diedero vita a questa nostra importantissima civiltà.

Il Prof. Lilliu nel suo testo di maggior diffusione La Civiltà dei Sardi, in un passaggio, testualmente riporta: “I nuraghi, infatti, danno figura e rilievo allo scenario fisico e umano del presente in Sardegna, come lo dettero al tempo in cui furono costruiti a migliaia e furono usati e occupati, con alterne vicende per lunghi secoli. Li costrussero, appunto, le popolazioni indigene, di stirpe mediterranea preindoeuropea a coloritura occidentale, chiamati dagli scrittori classici Iolèi, Balari e Corsi”.

Certo queste nostre imponenti strutture dovevano esser erette, oltre che con la tecnica dei contrappesi o dei piani inclinati, anche da parecchie risorse umane, ciò fa pensare comunque a comunità, se pur divise in aree cantonali, di grande apporto e condivisione solidale fra loro.  Oggi quando penso allo sforzo comunitario del mondo nuragico, vedo nella pratica nota col termine, S’aggiudu torrau (l’aiuto reso), che ancora resiste in molte comunità isolane, quel tratto ancestrale, che  consiste nel darsi una mano d’aiuto, in molti momenti della vita e per esempio, per stare alle edificazioni, ancora oggi i giovani sposi, intenti a costruirsi la futura casa familiare, trovano aiuto e braccia nei propri compaesani che a loro volta riceveranno, in altrettante situazioni, l’aiuto del novello sposo e dei suoi amici e parenti.

Per chi viene nell’isola non sarà difficile trovare dei nuraghi, ma alcuni di questi ci appaiono senza doverli cercare, come per esempio il Nuraghe Santa Barbara.

Certamente il nuraghe  più osservato, per la collocazione in bella vista, lungo la SS 131, presso il bivio per Macomer – Birori, verso Sassari.

Mentre la thòlos  perfetta sembrerebbe quella del nuraghe Is Paras (I frati) a Isili. L’insolito nome del nuraghe è dato dalla proprietà del terreno, appartenuto sin dal XVII secolo ai padri Scolopi.

Considerata dai più, di particolare eleganza e grandezza, da accostarla a quella più nota della Tomba di Agamennone, a Micene.

Costruita con blocchi di calcare bianco la rendono elegante e luminosa come non poche. La torre che la ospita  è alta 13 metri, quale parte residua, per cui si presume fosse composta da due thòlos sovrapposte. Fortunatamente si è conservata quella inferiore, che risulta ancora in ottimo stato, composta da 37 filari e raggiunge l’altezza di circa 12 metri. Per questo viene considerata la più maestosa, la più alta e la più sontuosa, fra quelle attualmente conosciute in Sardegna e riconducibile al XV Sec. a.C.

(continua)

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