Maggio 6, 2021

“Il sentimento della nazione”, nuovo libro di Antonello Angioni_di Aldo Accardo

Una chiave di lettura sulle plurisecolari vicende che stanno alla base dell’autonomismo sardo

L’opera di Antonello Angioni, avvocato-letterato, costituisce un importante lavoro in quanto fornisce – in modo chiaro e semplice e attraverso un percorso rigoroso e documentato – una chiave di lettura ben strutturata sulle plurisecolari vicende che stanno alla base dell’autonomismo sardo. Sono pagine destinate ad un lettore colto, anche se non specialista. Da questo punto di vista, il libro assume un significato particolare anche sul piano della divulgazione.

La lettura apre un ulteriore terreno di riflessione su tematiche “storiche”, all’interno del dibattito politico e culturale della Sardegna, che hanno conosciuto momenti di particolare accelerazione negli anni Settanta e Ottanta del Novecento allorché hanno espresso le punte più alte di una discussione molto vivace e appassionata.

Le pagine di Antonello Angioni riprendono una serie di temi e suggestioni che richiamano lo stile, l’acutezza, l’eleganza formale e la compostezza di uno tra i maggiori protagonisti di quel dibattito: Umberto Cardia.

Debbo dire che, nello scrivere queste brevi note di presentazione del libro – e la circostanza è assai significativa – rivivo quella stagione densa di riflessioni. Ma ciò avviene attraverso una sorta di ripensamento profondo, di rivolgimento interno: per usare un termine caro agli storici dell’arte, parlerei di vero e proprio “pentimento”.

Tra gli specialisti di quel dibattito, infatti, è noto che chi scrive queste brevi note, in quella temperie, era stato molto critico nei confronti delle posizioni espresse da Umberto Cardia. Ora, a distanza di oltre trent’anni, anche su questo tema, debbo riconoscere la profondità, la lungimiranza, la forza del pensiero e delle idee di Umberto Cardia, che Antonello Angioni ha il pregio di richiamare in modo sobrio e composto, rendendole così ancora più affascinanti e attraenti.

Ritengo che la cultura, non solo sarda ma anche italiana, debba molto a Umberto Cardia per l’attenzione documentata e approfondita, con la quale ha affrontato i temi dell’autonomia e dell’identità sarda. Ma la cultura italiana e internazionale – questo lo ricordo in quanto costituisce un ulteriore elemento di riflessione – deve molto anche avuto riguardo alle posizioni che Cardia ebbe modo di esprimere, nel 1988, in un intervento di notevole spessore su Gramsci che allora, anche io, non compresi al punto che, con un conformismo di cui ora mi vergogno, mi unii al coro dei detrattori. 

Certo ora, a distanza di oltre trent’anni, spaventa il fatto che ci siano ancora dei “nipotini di padre Bresciani” che non hanno ancora capito nulla della grande lezione di Umberto Cardia e sono rimasti fermi a vecchissime ammuffite posizioni sia sui temi dell’autonomia e della rinascita, sia sulla drammatica vicenda gramsciana e della sua rottura col comunismo negli anni Trenta. Ma c’è anche chi sa andare oltre.

In tale contesto, Antonello Angioni ha il pregio di offrire una lettura snella, asciutta, mai pedante e noiosa, ben scritta, su temi che abbiamo il dovere di riprendere e approfondire partendo da un assunto fondamentale, dato dalla consapevolezza di quanto sia cambiato il contesto politico ed economico ed anche – come ci insegna Aldo Schiavone – di quanto profondamente sia venuta modificandosi la componente più importante del processo storico, quella umana: la mentalità, i valori, le aspirazioni degli uomini e delle donne del popolo sardo che guardano in modo nuovo al tema dell’autonomia e richiedono quindi a chi ne ha la responsabilità, agli intellettuali e alle classi dirigenti, un pensiero nuovo, adeguato alle sfide del tempo. 

Antonello Angioni, col libro Il sentimento della nazione, ci fornisce uno strumento molto utile in questa direzione.

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