Gennaio 26, 2022

Quando le aree minerarie diventano una risorsa_di Tarcisio Agus

Dalla chiusura delle miniere sono trascorsi ormai trent’anni e degli impegni a suo tempo assunti poco o nulla è stato realizzato.

Prendiamo come esempio l’accordo siglato presso il Ministero dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato del 17 maggio 1991, preludio alla cessazione dello sciopero e all’occupazione del Pozzo Amsicora nella miniera  di Montevecchio.

Accordo sottoscritto dalla presidenza del Consiglio, dai Ministeri del Lavoro, Partecipazioni Statali, Industria,  dalla Regione Sardegna e da importanti attori ed imprese di stato come l’ENI, AGIP, SIM e ASAP, nonché  dalla FULC nazionale e regionale con le OOSS: CGIL, CSL e UIL.

Fra i cinque punti dell’importante accordo, mi limito a ricordare il primo che doveva rappresentare il modello di riconversione delle aree minerarie ormai abbandonate a un triste destino:

1) Progetto Ingurtosu: Il gruppo Eni e la Regione Sardegna finanzieranno pariteticamente lo studio di fattibilità, che sarà immediatamente avviato, del “Progetto Ingurtosu” cui la regione Sardegna annette fondamentale importanza per la possibile attuazione di un modello di sviluppo innovativo di riconversione dei bacini minerari in crisi. Lo studio verrà esaminato dalle parti per la valutazione della prospettiva di attuazione.

A tale riguardo la RAS dichiara già da oggi la propria disponibilità all’acquisizione di una quota di partecipazione all’iniziativa del 30%. Tramite il CSR4 (Parco tecnologico).

Ebbene il “Progetto Ingurtosu” venne redatto per la realizzazione di un Centro permanente per la ricerca e formazione relative ai Problemi Ambientali e la partecipazione del CSR4 faceva ben sperare in una rapida riconversione che utilizzando le importanti cubature della miniera e la splendida direzione, meglio nota “Il castello”, avrebbe di fato dato anche una importante sede al neonato CSR4, costituito nel 1990 dalla Regione Sardegna.

Sappiamo tutti come è andata a finire, il “Progetto Ingurtosu,” rimase sulla carta, così come il “Progetto Montevecchio,” poi diventato “Progetto Montevecchio Ingurtosu”, mentre il Centro di Ricerca  del CSR4 prendeva forma, con nuove cubature nel 2003, guidato dal premio nobel per la fisica Prof. Carlo Rubbia nel comune di Pula, in un’area di 160 ettari e 25.000 mq di coperto.

Nell’oblio le importanti aree minerarie vengono affidate alla IGEA S.p.a, società a totale controllo regionale, nata per la bonifica delle aree minerarie, e alla tutela e valorizzazione al Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna senza alcun progetto di riconversione e risorse.

Come spesso succede, ad accorgersi della potenzialità del  nostro patrimonio, se pur cadente, sono soggetti esterni alle nostre istituzioni, ricordo brevemente l’interesse dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e delle Università degli Studi di Sassari, Padova, Sapienza di Roma, “Federico II” di Napoli, del Gran Sasso Science Institute (Gssi) e dell’European Gravitational Observatory di Pisacon, per la creazione dell’osservatorio delle Onde Gravitazionali nella miniera di Sos Enattos a Lula o la manifestazione d’interesse per la realizzazione del progetto per la distillazione dell’Argon, meglio noto “Progetto ARIA” nelle miniere di Gonnesa, tra Serucci e Monte Sinni, dall’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, promotore scientifico del progetto assieme alla Princeton University.

Ai grandi gruppi e università di ricerca, si affiancano anche numerosi privati che da tempo hanno manifestato interesse ad utilizzare gli spazi abbandonati delle vecchie miniere per nuove attività produttive, con non pochi ostacoli. Oggi le uniche parti riconvertite sono quelle a fruizione turistica, ma non sono sufficienti per recuperare un gap socio economico  con i livelli del passato.

Credo sia necessario guardare e favorire non solo la ricerca ma anche le attività produttive che possono essere consequenziali alla ricerca, ma anche attività più modeste che nelle aree minerarie trovano ispirazione e nuova vita per l’innovazione e la ricerca.

È di questi giorni la bella notizia dei due premi conquistati dal Birrificio 4Mori che ha scelto nel 2013 di insediarsi nell’area mineraria di Montevecchio, grazie all’idea dei soci Paolo Lai e Antonio Zanda. Nella manifestazione di Bruxelles meglio nota “Brussels Beer Callenge 2021” il team del birrificio sardo conquista una medaglia d’oro, cat.Vienna Lager ed una di bronzo, cat.German Style Helles/Maibock/Doppellelbock, rispettivamente con le birre Pozzo 9 e Pozzo 16.

Nel  2021 il birrificio ha portato a casa altri importanti risultati: Cica – Concurso internacional de Cervezas Artesanas: Pozzo 9 ORO; Pozzo 5 Bronzo; Pozzo 16 ORO; Pozzo 20 Bronzo;

2021 Sardinia Food Awards: Miglior Birrificio Artigianale, che si uniscono ai numerosi ricevuti   anche negli anni precedenti a far data dal 2016 anno di avvio della produzione.

La scelta di utilizzare il vecchio capannone che ospitò nel 1902 la prima centrale elettrica della miniera, nonché della Sardegna, con motori a gas povero, sta dando i suoi frutti  sia in termini di qualità che di occupazione sin dai suoi primi passi.

Così la loro presentazione: “Negli antichi locali della miniera di Montevecchio, nel cuore della Sardegna, produciamo una birra con un processo accurato e rigoroso nel rispetto “dell’editto della  purezza” bavarese del 1516.

Dal POZZO della nostra Miniera “estraiamo” una birra dall’anima fiera e dal carattere forte.”

Antonio Zanda, titolare del birrificio, ci dice: “Quando si entra nel birrificio si assaporano le birre e una parte di storia che non c’è più. Il connubio è fantastico! Chi viene a trovarci percepisce la storia, il vissuto di questi posti e soprattutto la nostra forza di spirito per ridare speranza al nostro territorio!”. Le birre narrano il passato e si proiettano nel futuro.

Altra bella esperienza è data dal giovane artigiano Andrea Cadoni, nato a Cagliari nel 1978 ma cresciuto nel borgo minerario di Montevecchio. Formatosi all’istituto d’arte di Alghero, con specializzazione nella scultura del corallo e delle pietre dure, nel 2000 ebbe messa a disposizione una parte dei locali del vecchio Centro Meccanografico della miniera, considerato nel 1956 fra i più avanzati d’Italia, nel quale avviò il suo piccolo laboratorio. Curioso ricercatore percorreva in lungo e largo la miniera dismessa, i suoi antichi filoni e discariche che ancora custodivano importanti minerali e rocce che minuziosamente sceglieva e selezionava per utilizzarli nelle sue originali creazioni, con le quali cercava di mantenere i profondi legami con il luogo della sua infanzia e giovinezza.

Capace d’usare anche i materiali preziosi che nel tempo la miniera di Montevecchio ha prodotto ed in particolare i metalli nobili, come l’oro e l’argento, grazie al suo estro  iniziò a produrre ed ancora produce  monili unici che con il tempo hanno attratto l’interesse  generale uscendo dal prezioso ambito storico che lo ispirò e che comunque ancora oggi mantiene.

Il progetto artistico di Andrea lo definiscono le sue stesse parole: “La stretta relazione che quotidianamente vivo con la natura ed il fascino verso la storia della mia isola mi hanno da sempre portato alla ricerca di materiali alternativi e naturali dell’Isola per l’esecuzione delle mie creazioni: dal legno di ginepro profumato alle conchiglie dei mari del Mediterraneo, nelle quali ho trovato la mia massima espressione.

I miei gioielli sono interamente progettati e realizzati da me e si possono definire gioielli veri perché nascono da uno stato d’animo; piccole opere d’arte da poter indossare e sfoggiare con disinvoltura.

Andrea fa dono a Papa Francesco di una sua opera nel marzo del 2018

Altri definiscono il suo lavoro una ricerca sperimentale che cammina a braccetto con l’innovazione e l’originalità. Vissuto in un luogo ameno ricco di storia e di importanti innovazioni che hanno rivoluzionato il duro lavoro umano e che Andrea ha saputo coniugare con quella vena artistica trasferitali dalla madre Sissi, pittrice. La sua originalità la si ritrova  nella realizzazione delle preziose e piccole opere d’arte, molte da esporre e tante da indossare perché uniche e irripetibili.

Andrea può essere considerato l’apripista dell’idea di reindustrializazione dell’area mineraria di Montevecchio con nuove attività produttive, così sintetizza la sua esperienza:

“Le difficoltà preventivare ad aprire l’attività a Montevecchio mi hanno spinto a cercare mercato oltre il mare, partecipare alle mostre mercato internazionali mi ha dato visibilità e sono riuscito a  destare interesse a grandi nomi della moda italiana e questo per me è stato un grande riconoscimento per gli ostacoli e  le fatiche che ho dovuto affrontare in quel  microsistema che era Montevecchio e che lo è tutt’oggi. In quasi venti anni di attività, Montevecchio non ha mai fatto un passo in avanti.”

Monile

Non ultimo per rivitalizzare le aree minerarie dismesse potrebbe essere colto il proseguo del  progetto dell’Università di Cagliari finanziato dalla Regione Sardegna “Creazione di impresa ed occupazione, Spirulina riparte dal Sulcis,” dal titolo “Spirulina Noa per le imprese.”

L’importante iniziativa finanziata dalla Regione Sardegna e diretta dalla Prof.ssa Chiara Di Guardo, direttrice del Crea, coglie l’esperienza e gli ottimi risultati ottenuti  nei cantieri della miniera di Nuraxi Figus per la produzione della richiestissima Spirulina. L’alga azzurra ha visto la luce nell’  area mineraria carbonifera del Sulcis, con interessanti opportunità economiche per la sua duttile utilità in diversi campi, può essere una doppia risorsa per i giovani imprenditori e per i territori ex minerari dove le attività di impresa possono essere insediate.

Con i suoi diversi impieghi in particolare negli alimentari, integratori proteici, cosmetici e coloranti alimentari e non solo, apre ad importanti settori di impresa, sostenuti anche dal valore del mercato che quota la Spirulina in 180 euro al kg.

Spirulina

Così la proff.ssa Di Guardo  invita i giovani a formarsi e fare impresa perché l’università  mette a disposizione tutte le sue risorse umane, professionali e tecniche: “Grazie all’esperienza maturata con il progetto di eccellenza del Contamination Lab, si intende favorire la creazione di un distretto economico sfruttando i derivati di questa alga dall’alto potenziale economico. Il progetto “Spirulina Noa per le imprese” sarà rivolto a trenta partecipanti di alto profilo, con una forte motivazione all’innovazione e all’autoaffermazione, residenti sull’intero territorio regionale.”

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