Ottobre 5, 2022

S.Efisio Patrimonio dell’Umanità_di Anna Palmieri Lallai

Ho assistito alla presentazione di tanti libri, e, ogni volta, anche per merito di chi si prende l’onere e l’onore di proporlo al pubblico, ti accorgi di diventare “più ricco”, culturalmente parlando, e finalmente ti sono chiare e acquistano valore tante tradizioni religiose prima ancora leggermente offuscate o nebulose. E questo mi è capitato di recente, il 28 aprile, quando una brillante “oratrice”, la prof. Anna Palmieri ha presentato il libro “SANT’EFISIO Patrimonio dell’Umanità”, edito dalla GIA Editrice, opera di Antonello Angioni e Giampaolo Lallai, entrambi ben noti al grande pubblico per la loro serietà e competenza.

Tradotto in più lingue, compresa la nostra campidanese- altro grande merito quasi sconosciuto in altri testi – dalla lettura facile e scorrevole, il libro è una equilibrata sintesi del culto di S.Efisio, il cui racconto è reso più coinvolgente dalle numerose foto, che, accattivanti e ben selezionate, mettono in luce i momenti più importanti della solenne processione fatta in onore del Santo, immagini che servono a completare o a meglio spiegare le radici di questo nostro culto verso Efixeddu, ormai considerato a tutti gli effetti “uno di noi”.

E se il tempo-come ha sottolineato la presentatrice- non riesce a scalfire un culto così radicato nell’animo di un popolo, vuol dire che i veri sentimenti sanno dove albergare, tanto da superare qualsiasi ostacolo, temporale o meno.

Un libro che, mentre si fa leggere con tranquillità, ti parla e ricorda i tristi e prolungati episodi di peste, che, iniziata nel 1652, partendo da Alghero, importata da una tartana spagnola, infetta in quattro anni tutta l’Isola giungendo a Cagliari nel 1656, dopo aver seminato ovunque lacrime, lutti e carestia. E il popolo fiducioso come non mai chiede l’intercessione di S. Efis, che, convertitosi dal paganesimo, ormai strenuo difensore della fede cristiana, marchiata con la croce impressa sul palmo della mano destra, viene decapitato come punizione nei pressi della spiaggia di Nora il 15 gennaio del 303.

Preghiere e suppliche vengono ascoltate e, cessata la peste, il 1° maggio 1657 si realizza il voto fatto dalla Municipalità di Cagliari di ripercorrere il “calvario” del Santo da Cagliari a Nora, luogo del martirio, con una processione-pellegrinaggio alla quale partecipano, almeno simbolicamente, tutti o quasi i paesi della Sardegna con i loro abiti più tradizionali.

Questo e tanto altro tra le pagine, fede e devozione comprese, ma la Sardegna, come continua la presentatrice, terra di Santi e di Beati, è una terra antica, dalle radici forti e profonde, e anche questo libro con il suo contenuto sarà quasi senza tempo, sempre attuale, perché depositario di un culto che non si perderà tra le pieghe del tempo, anzi…

Per me, che ero presente, mai un augurio così emozionante, al pari delle ultime parole che, pronunciate con tanto sentimento, contenevano la speranza che ancora una volta S.Efis, anche dopo 366 anni, possa mettere una “parolina buona” perché cessi definitivamente la pandemia che continua a  aleggiare tra noi e che i minacciosi venti di guerra che soffiano alle nostre spalle possano tacere, ristabilendo la pace tra l’umanità. La salute e la pace, termina la presentatrice, sono dei grandi beni di cui forse solo adesso più che mai ne comprendiamo l’alto e profondo “valore”, e, con questo “auspicio” e un sorriso beneaugurante, ci saluta.

Foto di copertina di Maurizio Artizzu

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