Aprile 19, 2024

A Bari una notte da impazzire_di Massimiliano Morelli

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Roba da togliere il fiato sul finire di una partita di calcio che vale una stagione. Roba che mentre il coro dei tifosi pugliesi sale al cielo, e si rafforza minuto dopo minuto, arriva la zampata di Leonardo Pavoletti, che smorza quell’espressione collettiva di gioia a tinte bianche e rosse. Come quando si spinge sull’interruttore per smorzare la luce. Buio totale, silenzio improvviso e assordante, mentre dallo spicchio dove emergono i 1145 tifosi del Cagliari ci si abbraccia, si esulta, si benedice il cielo d’aver fatto di nuovo sbarcare in Sardegna Claudio Ranieri. Roba da blackout totale per uno stadio fino a quel momento illuminato a giorno e per una platea che si stava cominciando a sentire coi piedi al caldo della serie A. Roba che fino a un attimo prima pioveva dirotto su Bari, e quando la palla finisce alle spalle del portiere antagonista smette di diluviare e torna il sereno.

Riecco la serie A, che a Natale pareva irraggiungibile per la malagestione della rosa e che diventa realtà giornata dopo giornata, perché il signor Claudio da Testaccio non ha vinto le coppe di Guardiola e Ancelotti, ma sa amministrare il gruppo come pochi altri allenatori; e dove arriva lui tutto diventa oro. Come fosse re Mida. Trentatré anni dopo riporta il Cagliari in serie A, e viene subito in mente il suo ruolino di marcia: in quattro anni sulla panchina sarda porta in dote tre promozioni e una salvezza dai più insperata. Perché trova sempre le corde giuste per ridare verve a chi l’aveva smarrita, e pure a quelli lasciati in naftalina dal predecessore. Il Cagliari ha un’anima, torna nella massima serie e poco importa se nella gara di ieri sera qualche fischiata d’un arbitro campano regali l’impressione d’essere a senso unico, pro-padroni di casa. Questa squadra, pardon questo gruppo, sa reagire. E questo piccolo particolare, ora, basta per sognare in grande.

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